LA TESTIMONIANZA / Gesuita di Beirut, “centinaia di migliaia in fuga dal sud del Libano. Rischio catastrofe umanitaria”

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Padre Samir Bechara, SJ, a Tra Cielo e Terra: “di fronte all’entità degli spostamenti previsti, la solidarietà locale rischia di non bastare”.

Di Antonella Palermo

Sulla situazione nel sud del Libano, sotto la pressione degli attacchi israeliani in risposta ai missili lanciati da Hezbollah come appoggio all’Iran, e sui rischi di un’invasione di terra, Tra Cielo e Terra ha sentito il padre gesuita Samir Bechara, dell’Université Saint-Joseph di Beirut.

“Mentre la situazione militare si aggrava in Libano, lo Stato di Israele ha invitato gli abitanti che vivono a sud del fiume Litani a evacuare le loro abitazioni – afferma -. Da lunedì, quasi 60.000 persone hanno già lasciato il Sud del Libano, e questo ordine di evacuazione potrebbe provocare lo spostamento di centinaia di migliaia di civili”.

Secondo padre Bechara, “questa nuova crisi riaccende il trauma di settembre 2024, quando più di un milione di persone erano state sfollate in tutto il Paese. Oggi molti temono che queste partenze diventino definitive e che non possano mai più tornare nelle loro terre”.

“In alcuni villaggi – rileva il gesuita -, la popolazione esita a partire nonostante i rischi. Ad Alma el-Chaab, villaggio cristiano del sud, gli abitanti hanno per ora rifiutato di evacuare, mentre nel 2024 erano rimaste sul posto soltanto quattro o cinque persone”.

“A Beirut e in altre regioni del Paese – fa sapere -, le comunità cristiane accolgono gli sfollati, come avevano fatto durante le crisi precedenti. Chiese, centri sociali e associazioni si stanno organizzando per ospitare le famiglie, senza distinzione di appartenenza religiosa o comunitaria”.

“Tuttavia, di fronte all’entità degli spostamenti previsti, la solidarietà locale rischia di non essere sufficiente – avverte padre Bechara -. Centinaia di migliaia di persone fuggono nell’urgenza, spesso senza poter portare con sé il necessario”.

“C’è la forte preoccupazione per il rischio di un esodo duraturo e per la catastrofe umanitaria che provocherebbe lo spostamento massiccio di una popolazione già profondamente indebolita dalle crisi successive”, è la sua conclusione.

[Foto: limslb.com]