
Trump parteciperà a Washington a una maratona di lettura della Bibbia

Leggerà un brano dell’Antico Testamento che i suoi sostenitori cristiani citano come un invito al pentimento nazionale e alla benedizione divina. scrive il New York Times.
Il presidente Usa Donald Trump ha un rapporto complicato con la Bibbia. L’ha spesso definita il suo libro preferito, si è fatto fotografare con essa davanti a una chiesa e ne ha venduto a 60 dollari a copia una sua edizione personale. Ma ha anche faticato a indicare un brano preferito o persino a scegliere un Testamento preferito tra i due.
Ora, dopo una settimana in cui si è scontrato con il Papa e i cristiani lo hanno accusato di blasfemia, Trump parteciperà a una maratona di lettura dell’intera Bibbia a Washington, come annunciato ieri, venerdì, dagli organizzatori dell’evento, scrive il New York Times. Il promotore dell’evento, un attivista conservatore che in passato si è candidato al Congresso in Texas, l’ha descritta come “una lettura nazionale della legge di Dio”.
Sempre ieri la Casa Bianca ha rilasciato una dichiarazione in cui elogiava l’evento, “L’America legge la Bibbia”, definendolo un’occasione per “onorare le Sacre Scritture, rinnovare la nostra fede, inaugurare una storica rinascita religiosa sul suolo americano e ridedicare gli Stati Uniti come una sola Nazione sotto Dio”.
Gli organizzatori hanno affermato che Trump ha registrato la sua parte della lettura dallo Studio Ovale. Ha letto un brano del libro delle Cronache dell’Antico Testamento, diventato un punto di riferimento per molti dei suoi sostenitori cristiani, che lo interpretano come un invito al pentimento nazionale e alla conseguente benedizione divina.
Il versetto centrale del secondo libro delle Cronache, capitolo 7, recita: “Se il mio popolo, che è chiamato con il mio nome, si umilierà, pregherà, cercherà il mio volto e si convertirà dalle sue vie malvagie, io ascolterò dal cielo, perdonerò il suo peccato e guarirò la sua terra”.
“Citare questo particolare passaggio è sempre stato un tratto distintivo della destra religiosa”, ha affermato Matthew D. Taylor, visiting scholar presso il Center on Faith and Justice della Georgetown University.
In ogni caso, la nuova iniziativa del tycoon appare come un nuovo tentativo di attribuirsi un ruolo religioso legato alla presidenza Usa, di cui da tempo si sono avuto numerosi esempi, con un’evidente crescendo nell’ultimo periodo in relazione soprattutto al tema della “guerra giusta” e benedetta dall’alto. Si vedano le uscite del vice presidente JD Vance, un convertito cattolico, di mettere in guardia persino il Papa a “stare attento quando parla di teologia”.
Oppure i ripetuti proclami messianici del segretario alla Difesa (o come si chiama ora negli Usa “alla Guerra”) Pete Hegseth, vicino ai fondamentalisti evangelici e ai movimenti confessionalisti, con la scritta ‘Deus vult’ tatuata sul bicipite sinistro, dai toni nazionalisti e suprematisti in favore di nuove “crociate”. Salvo poi incorrere in clamorose gaffe, come quando presiedendo mercoledì una sessione di preghiera al Pentagono al fine di incoraggiare le truppe statunitensi impegnate nella “guerra santa” in Iran, ha pronunciato parole che ha indicato come le stesse recitate da “Sandy 1”, una delle squadre coinvolte nel salvataggio dell’aviere americano rimasto bloccato dietro le linee nemiche in Iran all’inizio di questo mese.
“Lo chiamano Csar 25:17, che credo sia pensato per richiamare Ezechiele 25:17”, ha insistito. Come ha mostrato la stampa Usa, in realtà, quello che Hegseth ha pronunciato è una versione del discorso reso celebre dal personaggio di Samuel L. Jackson, Jules Winnfield, nel film del 1994 ‘Pulp fiction’ di Quentin Tarantino: parole che il sanguinario killer rivolge ogni volta alle sue vittime poco prima di ucciderle, nominando il profeta Ezechiele ma citandolo infedelmente. Nella versione di Hegseth, il passo trasuda linguaggio militare, con i riferimenti obbligati al “cameratismo e al dovere”.
Ma gaffe di Hegseth a parte, il caso che continua a tenere banco è l’attacco senza precedenti di Donald Trump a papa Leone XIV, in cui – dopo gli incessanti appelli del Pontefice contro la guerra – il presidente Usa ha tacciato il Papa suo connazionale di essere “debole sulla criminalità e pessimo in politica estera”, accusandolo persino di ritenere “accettabile” che l’Iran possieda larma nucleare.
A quest’ultimo proposito, è di ieri un lungo editoriale del direttore dei media vaticani Andrea Tornielli che puntualizza dettagliatamente sul “magistero dei Papi e l’arma atomica”, riproponendo “le parole dei Successori di Pietro contro le armi nucleari”, e in definitiva per il disarmo generalizzato. E qui si va dal radiomessaggio di Pio XII per il Natale 1955 all’enciclica ‘Pacem in Terris’ di Giovanni XXIII, da Paolo VI che nel giugno 1968 auspicava e invocava, “a nome dell’umanità intera”, il “bando totale delle armi nucleari” e il “disarmo generale e completo”. Giovanni Paolo II, nel febbraio 1981 da Hiroshima, metteva in gurdia sul “nostro futuro su questo pianeta, esposto com’è al rischio dell’annientamento nucleare”. E nel maggio 2010 Benedetto XVI affermava: “Incoraggio le iniziative che perseguono un progressivo disarmo e la creazione di zone libere dalle armi nucleari, nella prospettiva della loro completa eliminazione dal pianeta”.
Papa Francesco, da Hiroshima, nel novembre 2019, ha ricordato che “l’uso dell’energia atomica per fini di guerra è, oggi più che mai, un crimine non solo contro l’uomo e la sua dignità, ma contro ogni possibilità di futuro nella nostra casa comune”. E ha aggiunto: “L’uso dell’energia atomica per fini di guerra è immorale, come allo stesso modo è immorale il possesso delle armi atomiche. Saremo giudicati per questo”.
Papa Leone ha continuato sulla linea tracciata dal magistero di chi lo ha preceduto. Il 14 giugno 2025 al termine dell’udienza giubilare ha detto: “ L’impegno per costruire un mondo più sicuro e libero dalla minaccia nucleare va perseguito attraverso un incontro rispettoso e un dialogo sincero, per edificare una pace duratura, fondata sulla giustizia, sulla fraternità e sul bene comune. Nessuno dovrebbe mai minacciare l’esistenza dell’altro”. Poco più di un mese dopo, in un messaggio per l’80° anniversario delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, ha scritto: “La vera pace esige che con coraggio si depongano le armi, specialmente quelle che hanno il potere di causare una catastrofe indescrivibile. Le armi nucleari offendono la nostra comune umanità e inoltre tradiscono la dignità del creato, la cui armonia siamo chiamati a salvaguardare”. Il 6 agosto, all’udienza generale, ricordando l’ecatombe provocata in Giappone dagli ordigni nucleari, ha lanciato questo appello: “Nonostante il passare degli anni, quei tragici avvenimenti costituiscono un monito universale contro la devastazione causata dalle guerre e, in particolare, dalle armi nucleari. Auspico che nel mondo contemporaneo, segnato da forti tensioni e sanguinosi conflitti, l’illusoria sicurezza basata sulla minaccia della reciproca distruzione ceda il passo agli strumenti della giustizia, alla pratica del dialogo, alla fiducia nella fraternità”.
E così in diversi altri appelli, fino a un post su X dall’account ufficiale Pontifex, il 5 marzo scorso, in cui papa Leone ha scritto: “Preghiamo insieme perché le Nazioni procedano a un effettivo disarmo, in particolare al disarmo nucleare, e perché i leader mondiali scelgano la via del dialogo e della diplomazia anziché la violenza”.
Sono queste le dichiarazioni dell’attuale Pontefice, che continua quindi a chiedere di smantellare tutti gli armamenti atomici esistenti e in grado di distruggere l’intera umanità. Questo per ribadire che Leone XIV – che peraltro continua a scagliarsi contro che trascina il nome di Dio “nei discorsi di morte” e lo usa per “i propri fini politici, militari ed economici” – non solo non tollera che le armi nucleari le abbia eventualmente l’Iran, ma anche che le abbiano tutte le altre nazioni, compresi gli Stati Uniti di Trump: il quale ne ha evocato persino l’uso proprio in Iran, minacciando la distruzione di “un’intera civiltà”.
[Foto: Wikipedia]



