
Il Papa in Angola, “sono in Africa per incoraggiare i cattolici, non per dibattere con Trump”

“Il popolo angolano possiede tesori non vendibili, né derubabili: rompere la catena di interessi che riduce la realtà e la vita stessa a merce di scambio”, dice a Luanda alle autorità del Paese.
CITTA’ DEL VATICANO, 18 APRILE – Durante il volo da Yaoundé verso Luanda, in Angola, terza tappa del viaggio apostolico in Africa che si concluderà la prossima settimana nella Guinea Equatoriale, Leone XIV ha salutato i giornalisti che lo hanno accompagnato in questi giorni e ringraziato il Camerun per l’accoglienza straordinaria: “Felice di aver vissuto questa esperienza”, conclusa stamane con una messa all’aeroporto di Yaoundé. Il Pontefice ha voluto chiarire anche il fatto che i suoi discorsi sono stati preparati settimane prima e che quindi non sono da interpretare “come se stessi cercando di dibattere nuovamente con il presidente degli Usa, cosa che non è affatto nel mio interesse”.
“Si è diffusa una certa narrazione, non del tutto accurata, a causa della situazione politica creatasi quando, il primo giorno del viaggio, il presidente degli Stati Uniti ha rilasciato alcune dichiarazioni su di me”, ha spiegato Papa Leone, in riferimento alle accuse che Trump gli aveva indirizzato a inizio settimane e sulle quali il Pontefice stesso era intervenuto nel volo di andata a Roma. Ma laddove il presidente Usa – e anche il vice JD Vance – ha proseguito nei giorni successivi con commenti contro il Pontefice, per il Papa la questione si è chiusa già dal primo giorno. Da qui l’appunto ai giornalisti, a quanto riferisce Vatican News.
“Gran parte di ciò che è stato scritto da allora non è altro che un commento su commento, nel tentativo di interpretare quanto è stato detto”, ha sottolineato Leone XIV. Un esempio è l’importante discorso pronunciato all’Incontro di preghiera per la pace, il 16 aprile. Quel discorso, ha spiegato il Pontefice, “era stato preparato due settimane prima, ben prima che il presidente commentasse su di me e sul messaggio di pace che sto promuovendo. Eppure, è stato interpretato come se stessi cercando di dibattere nuovamente con il presidente, cosa che non è affatto nel mio interesse”.
Come già all’andata, Papa Leone è tornato a ripetere quindi quella che è la sua missione: “Io vengo in Africa principalmente come pastore, come capo della Chiesa cattolica, per stare con, per celebrare con, per incoraggiare e accompagnare tutti i cattolici africani”. La visita ha poi anche altre dimensioni e il Papa ha citato in tal senso l’“ottimo incontro” avuto con un gruppo di imam nella Nunziatura di Yaoundé, necessario “continuare a promuovere, come già stiamo facendo in altri luoghi e come ha fatto Papa Francesco durante il suo pontificato, il dialogo, la promozione della fraternità, della comprensione, dell’accettazione e della costruzione della pace con persone di tutte le fedi”. Contento il Papa si è detto anche per l’incontro di ieri nell’Università Cattolica dell’Africa centrale, dove ha benedetto un “bellissimo” monumento con la mappa dell’Africa e Sant’Agostino al centro: “Questo monumento esprime parte di ciò che questa Chiesa rappresenta”.
Leone, nel suo saluto, ha affrontato pure il tema caldo della “distribuzione ineguale della ricchezza” che si riscontra in tutta l’Africa. Il Camerun in particolare, h detto, “è un Paese ricco di opportunità, ma anche difficile”. Ora l’Angola, un cammino che prosegue: “Continuiamo a proclamare il messaggio del Vangelo”, ha affermato il Pontefice, evidenziando la bellezza dell’essere cristiani che significa “seguire Cristo, promuovere la fraternità, la fratellanza, confidare nel Signore, ma anche cercare modi per promuovere la giustizia nel nostro mondo. Promuovere la pace nel nostro mondo”.
In Angola, Paese dove la maggior parte della popolazione è di religione cattolica (almeno la metà), o cristiana di altre confessioni, mentre l’Animismo è professato dal 30% della popolazione e solo l’1-2% professa l’Islam, in particolare di confessione sunnita, il Papa incontra una realtà che deve ancora fare i conti con le ferite della lunga guerra civile seguita per oltre 25 anni all’indipendenza, nel 1975, dalla colonizzazione portoghese. Dal 2002 lo stato sovrano è divenuto una repubblica costituzionale presidenziale unitaria relativamente stabile.
L’Angola possiede vaste riserve di minerali e di petrolio, e la sua economia è tra le più velocemente in crescita del mondo, soprattutto dalla fine della guerra civile. Tuttavia, lo standard di vita rimane basso per quasi tutta la popolazione, e la speranza di vita in Angola è tra le più basse nel mondo, mentre la mortalità infantile è tra le più alte. La crescita economica angolana, inoltre, non è omogenea, con la maggior parte della ricchezza nazionale concentrata in un settore ridotto della popolazione, e quindi ampie fasce di povertà e disuguaglianza.
Dopo il suo arrivo all’aeroporto di Luanda, il Papa rende oggi la visita di cortesia al presidente della Repubblica João Lourenço nel Palazzo presidenziale, dove poi incontra le autorità del Paese, la società civile e il Corpo diplomatico. Successivamente il Pontefice incontra in privato i vescovi dell’Angola.

Nel suo discorso alle autorità, Leone XIV ha dapprima assicurato la sua “preghiera per le vittime delle forti piogge e delle inondazioni che hanno colpito la provincia di Benguela, come pure esprimere la mia vicinanza alle famiglie che hanno perso le loro case”. Quindi ha espresso il desiderio di “incontrarvi nella gratuità della pace e riconoscere che il vostro popolo possiede tesori non vendibili, né derubabili”. “Voi sapete bene che troppe volte si è guardato e si guarda alle vostre regioni per dare o, più spesso, per prendere qualcosa. Occorre rompere questa catena di interessi che riduce la realtà e la vita stessa a merce di scambio”, ha aggiunto.
“Sono qui, tra voi, a servizio delle energie migliori che animano le persone e le comunità di cui l’Angola è un mosaico coloratissimo. Desidero ascoltare e incoraggiare chi già ha scelto il bene, la giustizia, la pace, la tolleranza, la riconciliazione – ha affermato il Pontefice -. Allo stesso tempo, insieme a milioni di uomini e donne di buona volontà che sono la prima ricchezza di questo Paese, intendo anche invocare la conversione di chi sceglie strade opposte e impedisce il suo sviluppo armonico e fraterno”.
Con riferimento “alle ricchezze materiali su cui prepotenti interessi mettono le mani, anche nel vostro Paese”, il Papa ha esclamato: “Quanta sofferenza, quante morti, quante catastrofi sociali e ambientali porta con sé questa logica estrattivistica! Vediamo ad ogni latitudine, ormai, come essa alimenti un modello di sviluppo che discrimina ed esclude, ma che ancora pretende di imporsi come l’unico possibile”.
” L’Africa ha un urgente bisogno di superare situazioni e fenomeni di conflittualità e inimicizia, che lacerano il tessuto sociale e politico di tanti Paesi, fomentando la povertà e l’esclusione – ha avvertito Leone -. Solo nell’incontro la vita fiorisce. In principio è il dialogo. Questo non esclude il dissenso, che può diventare conflitto”. “L’Angola può crescere molto, se prima di tutto voi, che nel Paese avete autorità, crederete alla multiformità della sua ricchezza – ha quindi suggerito -. Non abbiate timore del dissenso, non spegnete le visioni dei giovani e i sogni degli anziani, sappiate gestire i conflitti trasformandoli in percorsi di rinnovamento. Anteponete il bene comune a quello di parte, non confondendo mai la vostra parte col tutto. La storia allora vi darà ragione, se anche nell’immediato qualcuno vi sarà ostile”. “Insieme, potete fare dell’Angola un progetto di speranza”, ha concluso.
[Foto: Vatican Media]



