Conflitto in Sudan: appello umanitario delle agenzie cattoliche, servono 2,7 miliardi

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Sono necessari per sostenere gli abitanti del paese prostrato da oltre un anno di conflitto. Caritas Internationalis e Catholic Agency for Overseas Development (Cafod) in prima linea nella consegna di cibo. Ne riferisce Nigrizia.

Le agenzie cattoliche, insieme ad altri enti di beneficenza cristiani in Sudan, hanno intensificato la loro campagna di distribuzione di cibo in tutto il paese per salvare centinaia di migliaia di sudanesi sofferenti dalla fame estrema mentre la guerra civile entra nel suo secondo anno. Secondo i dati delle Nazioni Unite, il conflitto, scoppiato nell’aprile 2023, ha costretto in un anno oltre 8,6 milioni di persone ad abbandonare le proprie case, tra cui 1,8 milioni di rifugiati.

L’organizzazione riferisce inoltre che oltre 14.000 persone sono state uccise nelle ostilità e che metà della popolazione del Sudan ha bisogno di assistenza salvavita. La Caritas Internationalis, una famiglia di 162 agenzie nazionali cattoliche di soccorso e sviluppo che lavorano in tutto il mondo, e diverse altre organizzazioni umanitarie cattoliche tra cui la Catholic Agency for Overseas Development (Cafod) britannica, hanno denunciato la gravità estrema della situazione del paese, dove donne e bambini stanno letteralmente morendo di fame.

L’appello 

Nel loro appello le organizzazioni hanno chiesto un sostegno da 2,7 miliardi di dollari. La situazione in Sudan, secondo le agenzie di aiuto umanitario, è in costante peggioramento anche perché la maggior parte delle famiglie – sia quelle che ancora vivono nelle loro case sia di quelle presenti nei campi per sfollati interni -, temono di avventurarsi fuori per procurarsi il cibo a causa dell’assoluta assenza di sicurezza. «Chiediamo urgentemente un maggiore sostegno umanitario internazionale per mitigare l’enormità della sofferenza della popolazione», hanno dichiarato i funzionari della Caritas nella nel primo anniversario della guerra sudanese.

La mancanza di sufficienti finanziamenti da parte della comunità internazionale, secondo la Caritas, ha impedito alle organizzazioni laiche e religiose che lavorano nel paese di raggiungere gran parte delle persone che soffrono la fame ma anche il diffondersi di epidemie, come quella di colera che si registra nel paese. «Chiediamo pertanto un impegno internazionale molto più assertivo e coordinato nella ricerca di un maggiore accesso umanitario – ha concluso la Caritas -, compresa la facilitazione delle operazioni transfrontaliere dal Ciad e dal Sud Sudan, e ricerca seria di soluzioni diplomatiche per raggiungere un cessate il fuoco urgente e la fine di un conflitto che ha ora creato la più grande crisi alimentare del mondo nel 2024».

Papa Francesco, peraltro, ha auspicato in varie occasioni la fine immediata della violenza in Sudan, affermando che i combattimenti in corso stanno peggiorando la situazione umanitaria nel Paese. «Purtroppo la situazione in Sudan resta grave e quindi rinnovo il mio appello affinché si ponga fine quanto prima alle violenze e si ritorni sulla via del dialogo», ha affermato il pontefice lo scorso 23 aprile, dopo la preghiera domenicale del “Regina Coeli”.

[Questo articolo è stato pubblicato sul sito di Nigrizia, al quale rimandiamo; Photo Credits: Nigrizia/United Nations Photo]