Congo: chiesa profanata a Bulè, nell’Ituri. Il Vicariato di Bunia, “spirale di violenza con vittime ogni giorno, abusi, miseria. Si depongano le armi!”

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“Sia fatta giustizia”: è il monito che si è levato ieri dalla diocesi di Bunia, nella Repubblica Democratica del Congo, mentre i vescovi del Paese sono riuniti per l’Assemblea plenaria. La notizia “molto allarmante” che ha indotto le autorità ecclesiali locali a diffondere un “messaggio di compassione e un appello alla giustizia” indirizzato alla comunità – trasmesso anche a Tra Cielo e Terra – riguarda la profanazione, da parte di ignoti, della chiesa e gli atti di vandalismo effettuati nella canonica della parrocchia di Bulè, località nella provincia dell’Ituri, spesso interessata da tensioni legate a conflitti tra forze governative e gruppi militanti, in particolare nel distretto di Djugu.

I fatti risalgono alla notte tra il 15 e il 16 febbraio, quando i malviventi hanno divelto gli infissi della chiesa di San Giuseppe Lavoratore e, dopo essere entrati, hanno aperto il tabernacolo e rovesciato a terre le particole consacrate. I tetti della canonica e della chiesa sono rimasti crivellati, così come i muri e le finestre, diversi i beni di valore portati via. Sono solo alcuni dei danni recenti causati dai ripetuti combattimenti tra le FARDC (Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo) e i miliziani della CRP (Convenzione per la Rivoluzione Popolare). Ferma la condanna espressa dalla Curia diocesana che si affida alle autorità provinciali e nazionali, nonché ai loro partner, affinché sia fatta giustizia. Di fronte alle minacce proferite da alcuni elementi delle FARDC nei confronti del clero della diocesi di Bunia, la Chiesa ricorda che essa svolge, senza alcuna parzialità, il proprio ruolo di “artefice di pace tra i popoli dell’Ituri”.

Eretta il 15 dicembre 2023, la parrocchia è il frutto di un impegno dei fedeli che hanno sfidato la crisi multidimensionale che imperversa nella regione sotto assedio, “del dinamismo di un popolo che non si lascia abbattere dalle prove”, riferisce la nota del Vicariato generale di Bunia. Al di fuori del centro di Bulè, infatti, la maggior parte dei cristiani vive nei campi profughi dal 2019: una “situazione anomala” che, si osserva ancora nel messaggio, “non sembra più turbare le coscienze”. Le condizioni della popolazione sono peggiorate dallo scorso dicembre. “I rapporti delle forze dell’ordine e degli operatori umanitari – prosegue il testo – segnalano una spirale di violenza che miete vittime giorno dopo giorno. Ogni settimana, il controllo di Bulè passa alternativamente alle FARDC e alle milizie della CRP, alla presenza delle forze dell’ONU e dell’UPDF (Uganda People’s Defence Force)”.

In questo stato di cose a dir poco “confuso”, la miseria aumenta e “gli abitanti pagano un pesante tributo in termini di perdite umane, violenze e abusi sessuali su minori, giovani e donne anziane, aggressioni fisiche su giovani e adulti, molti dei quali vengono erroneamente assimilati ai miliziani della CRP”. La Curia denuncia anche arresti sommari, lamentando che la chiusura e il saccheggio delle scuole rendono impossibile l’istruzione dei bambini e che è problematico l’accesso alle infrastrutture sanitarie per migliaia di persone vulnerabili private di cure.

Oltre alla vicinanza ai sacerdoti, ai fedeli cattolici e agli abitanti di Bulè, l’invito a tutti i cristiani della diocesi di Bunia è a intensificare la preghiera per la riconciliazione, la pace, e la “riparazione spirituale” a seguito della profanazione del Santissimo Sacramento e della chiesa. Si chiede che venga aperto un accesso umanitario per raggiungere e aiutare le persone fragili del territorio e “che i detentori illegali di armi le depongano e intraprendano la via della pace”. Infine, l’invocazione a Dio, per intercessione della Sacra Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, che “conceda la grazia della pace per la provincia dell’Ituri e la conversione dei cuori dei belligeranti”.

[Foto: Fides]