Congo RD: "La situazione a Goma è grave. Temiamo l’insicurezza generalizzata nell'est", dice il cardinale Ambongo

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“La situazione a Goma e dintorni sta peggiorando di giorno in giorno”, dice all’Agenzia Fides il cardinale Fridolin Ambongo Besungu, arcivescovo metropolita di Kinshasa, riferendosi al capoluogo del Nord Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo (Rdc), dove dal 2021 i guerriglieri dell’M23 hanno ripreso le armi conquistando diverse località.

“L’M23 continua a conquistare territori mentre l’esercito congolese è in una situazione di confusione totale”, afferma il cardinale. “Quello che temiamo di più è il rischio di insicurezza generalizzata anzitutto a Goma e più in generale in tutto l’est del Paese”. “Questo perché il governo ha distribuito ulteriori armi a diversi gruppi armati, come i Wazalendo e anche ad alcuni appartenenti alle Fdlr (Forze Democratiche di Liberazione del Ruanda, gruppo fondato agli inizi degli anni 2000 dai superstiti del vecchio regime hutu ruandese, ndr), nell’aspettativa che questi gruppi appoggiassero l’esercito contro l’avanzata dell’M23. Tutti questi gruppi sono ora ben armati ed è la popolazione che però ne paga le conseguenze, generando il rischio di un’insicurezza generalizzata”, sottolinea il cardinale Ambongo.

Col termine “Wazalendo” (“patrioti” in Swahili) si indica un insieme di gruppi che hanno preso le armi per difendere la popolazione contro l’M23. Il suo ispiratore Éphraïm Bisimwa, leader di una locale setta messianica, è stato però condannato a morte lo scorso ottobre per i gravi incidenti del 30 agosto 2023 contro la presenza dei Caschi Blu della Monusco (Missione Onu nella Rdc) a Goma che provocò la morte di oltre 50 persone
“Con l’arresto e la condanna a morte dell’ispiratore dei Wazalendo è emerso che questo gruppo non è omogeneo; addirittura alcuni dei suoi aderenti sono passati nelle file dell’M23. È difficile controllare questi gruppi armati che fanno riferimento a tanti capi”, dice il cardinale Ambongo, secondo il quale il governo congolese ha gravi responsabilità nella gestione della crisi nell’est del Paese.

“Invece che potenziare l’esercito regolare con soldati selezionati e ben addestrati – dice- il governo ha fatto la scelta a nostro avviso pericolosa di armare questi gruppi che alla fine diventano un pericolo per la popolazione, taglieggiando i cittadini, commettendo furti ed omicidi e mettendosi nel business dei commerci illegali dei minerali estratti dalle miniere artigianali dell’area”.

“I vescovi della provincia ecclesiastica di Bukavu hanno fatto un’analisi molto lucida della realtà che si sta vivendo lì all’est della RDC” prosegue il Cardinale riferendosi alla nota pastorale pubblicata a metà aprile. “La Chiesa stessa è in una situazione di pericolo in quell’area”, sottolinea. “Per questo i Vescovi della Provincia di Bukavu come noi tutti a livello nazionale della Cenco (Conferenza Episcopale Nazionale Congolese) abbiamo fatto la scelta di accompagnare la popolazione in questo momento così difficile. Il senso della nostra sollecitudine pastorale con un popolo che soffre è chiedersi “come possiamo fare a mostrare un po’ dell’amore e della Misericordia di Dio” a queste persone in sofferenze. È quello che sta cercando di fare la Chiesa ma non è sempre facile”, conclude.

(Questo articolo è stato pubblicato sul sito di Fides, al quale rimandiamo; Photo Credits: Vatican News)