Egitto: il collasso del diritto d’asilo e l’escalation di deportazioni forzate

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Il rapporto delle Nazioni Unite “No Safe Haven” denuncia la repressione sistemica dei rifugiati. Esperti ONU e organizzazioni per i diritti umani parlano di violazioni senza precedenti contro rifugiati sudanesi e siriani. Sotto accusa la nuova legge 164 e la cooperazione tra Il Cairo e l’Unione Europea. Il servizio di Giuseppe Acconcia per Nigrizia.

Crescono le preoccupazioni per le continue deportazioni, arresti arbitrari e violazioni dei diritti umani contro rifugiati, richiedenti asilo e migranti in Egitto. Lo nota in un report dal titolo “No Safe Haven” un gruppo di esperti delle Nazioni Unite.

Nel testo si fa riferimento a una repressione senza precedenti che colpisce migranti e sfollati in Egitto. Gli esperti hanno duramente criticato la legge sul diritto all’asilo (164), approvata nel 2024, sottolineando l’aumento di deportazioni di sudanesi e siriani, anche registrati presso l’Agenzia ONU per i rifugiati (UNHCR) dall’ottobre 2025 a oggi.

Tutto questo ha creato un clima di paura accrescendo la vulnerabilità dei migranti, deportati senza una valutazione caso per caso.

Le violazioni dei diritti dei migranti 

Secondo la Piattaforma per i rifugiati in Egitto (RPEGY), tra dicembre 2025 e gennaio 2026, sono andate crescendo esponenzialmente le politiche e le pratiche di abusi contro rifugiati e richiedenti asilo. Non si tratta di provvedimenti sporadici o occasionali, ma di un ricorso sistematico alle deportazioni forzate che prendono di mira le comunità siriane e sudanesi in Egitto.

Questa escalation nella violazione dei diritti dei migranti avviene in un contesto di crescente cooperazione tra Egitto ed Europa in materia di migrazione e controllo dei confini, con finanziamenti promessi al paese per un valore di 7,4 miliardi di euro, rivolti anche al sostegno economico ed energetico.

Sin dal 2024, rifugiati, richiedenti asilo e migranti in Egitto hanno subito violazioni senza precedenti con l’introduzione della legge sull’asilo. La normativa ha trasferito la valutazione dei casi dei richiedenti asilo dalla Commissione per i rifugiati ONU a un processo nazionale, gestito da un comitato governativo.

In un report dell’Egyptian Initiative for Personal Rights (EIPR) dal titolo “Il collasso della protezione per i rifugiati”, si sottolinea come l’aggravarsi delle violazioni dei diritti dei rifugiati, inclusa la revoca della protezione umanitaria per quelli già registrati in Egitto, sia stata accompagnata dall’approvazione della nuova legislazione.

Secondo, le nuove accuse avanzate dagli esperti ONU, la legge approvata contravviene gli obblighi internazionali per i richiedenti asilo e permette detenzioni e deportazioni basate su accuse vaghe come la “sicurezza nazionale” o l’“ordine pubblico”.  

Rifugiati nel mirino

Le violazioni hanno incluso la confisca dei documenti rilasciati dall’UNHCR, la deportazione forzata di migliaia di sudanesi che fuggivano dalla guerra nel loro paese, in parallelo con l’aumento di discorsi d’odio contro gli sfollati nei media pubblici e sui social network.

Questi provvedimenti hanno determinato il collasso del sistema nazionale di protezione, una legislazione sempre più restrittiva in materia di migrazione e la politicizzazione del diritto d’asilo nella fase di crescente cooperazione nella materia con l’Unione Europea.

Queste pratiche hanno colpito in particolare le strutture che ospitano gli sfollati, come le scuole, in cui hanno trovato rifugio siriani, sudanesi, yemeniti e altre comunità vulnerabili. In particolare, per i siriani negli ultimi mesi sono cresciute le restrizioni per ottenere la residenza e il rinnovo dei permessi di soggiorno.

Questo ha spinto migliaia di siriani in clandestinità sebbene in precedenza avessero i documenti in regola. Secondo i rifugiati siriani in Egitto è in corso una vera e propria campagna senza precedenti di deportazioni forzate di siriani. “C’è un cambiamento qualitativo che coinvolge le comunità siriane in Egitto inclusi arresti, deportazioni ed espulsioni, soprattutto al Cairo e Alessandria”, ha spiegato uno dei siriani intervistati nel report.

Lo stesso è avvenuto con i rifugiati sudanesi, per i quali sono aumentati i casi di detenzione e deportazione prima ad Aswan e poi di rimpatri in Sudan. Nel report, sono stati documentati almeno 1.500 casi di deportazioni di sudanesi al Cairo, Alessandria e Marsa Matrouh, tra aprile e agosto 2025.

L’UNHCR ha riferito di un aumento del 121% di arresti e detenzioni di rifugiati registrati nel 2025, rispetto al 2024.  Ma per l’Europa e per l’Italia l’Egitto è un “paese sicuro” in cui deportare le persone immigrate irregolarmente.

I sudanesi coinvolti nella campagna repressiva erano residenti a Faisal, Nasr City, e 6 Ottobre. I rifugiati intervistati hanno raccontato di campagne di perquisizioni mirate, arresti individuali all’interno dei domicili privati o per strada, del trasferimento di centinaia di sudanesi nelle stazioni di polizia.

La campagna è stata segnata da particolare violenza con l’impiego anche di agenti in borghese. “Per molti di noi, la deportazione in Sudan equivale a una condanna a morte”, ha sostenuto uno dei rifugiati intervistati.

L’aggravarsi delle violazioni

Tra dicembre e gennaio, le violazioni dei diritti dei rifugiati in Egitto sono andate aggravandosi esponenzialmente, con l’aumento di arresti, detenzioni e deportazioni, inclusi blitz nelle abitazioni private dei rifugiati, con il conseguente arresto di donne e bambini. 

Queste pratiche sono legate a un approccio restrittivo in tema di sicurezza, coordinato direttamente dal ministero dell’Interno.

Come se non bastasse, la campagna sistematica di odio xenofobo contro rifugiati, richiedenti asilo e migranti si è estesa ai social network. Campagne mirate hanno stigmatizzato l’operato di organizzazioni della società civile e attivisti per i diritti umani con accuse che vanno dal “tradimento” all’attacco contro la sicurezza nazionale.

Le deportazioni forzate sono state spesso precedute da lunghi periodi di arresti di massa in condizioni di detenzione precarie e molto rischiose per l’incolumità dei migranti. “Questi sviluppi dimostrano che non si tratta solo di una fase transitoria ma di una svolta che include un allargamento dello scopo della repressione che impedisce di realizzare le opportunità di una difesa legale adeguata delle vittime”, spiega uno dei legali che ha lavorato al report.

In un contesto di crescente preoccupazione per le implicazioni della guerra in Iran, anche in Egitto si aggravano i provvedimenti xenofobi delle autorità egiziane, sebbene il discorso populista di Abdel Fattah al-Sisi sia sempre stato imbevuto di nativismo e discriminazione verso i rifugiati africani, sul modello dei discorsi di odio del suo omologo tunisino Kaes Saied.

Se i sudanesi sono sempre stati tra le comunità più vulnerabili al Cairo, come ci hanno spesso raccontato nella grande scuola che raccoglie i bambini sudanesi nell’antico quartiere di Abbasseya in piazza Sakakini al Cairo, i rifugiati siriani, così come i palestinesi, negli ultimi anni, sono sempre stati politicizzati e associati all’opposizione politica vicina agli islamisti e contraria a Bashar al-Assad in Siria.

E così con la fine del regime baathista, anche i siriani vengono costretti a fare rientro nel loro paese, anche contro la loro volontà. Un percorso non dissimile dai provvedimenti che stracciano il diritto d’asilo dei siriani, approvati negli ultimi mesi in Europa, a partire da Gran Bretagna e Danimarca.

[Fonte: Nigrizia; Foto: Sari Omer]