
Etiopia: Tigray, l’allarme dell’eparca di Adigrat, "siamo totalmente isolati, urgente l’accesso umanitario"

Adigrat – «È estremamente urgente favorire l’accesso umanitario, il dialogo per la pace e ogni forma di confronto. Siamo totalmente isolati, i mezzi di comunicazione sono bloccati e non abbiamo contatti con nessuno». È quanto riferisce all’Agenzia Fides l’eparca di Adigrat, Tesfaselassie Medhin, in un breve messaggio inviato con il supporto dell’Unicef, che continua a sostenere la Chiesa e, laddove possibile, a garantire un minimo di collegamento con il mondo esterno.
«Tutte le comunicazioni sono interrotte; la nostra Chiesa, le nostre missioni, i religiosi e il clero locale rimangono al loro posto, come sempre», afferma l’eparca. «Saremo al fianco della popolazione, offrendo aiuto concreto o semplicemente la nostra presenza, attraverso la quale portiamo avanti la missione di incarnazione della Chiesa».
Medhin descrive una situazione di crescente difficoltà: «Anche le banche sono chiuse. Non sappiamo con certezza come potranno continuare a operare i nostri Seminari e le nostre scuole, ma è nostra intenzione proseguire. Non abbiamo idea di come gestiremo gli approvvigionamenti. Solo Dio lo sa; noi confidiamo nella Divina Provvidenza».
Nel frattempo, la situazione nella regione settentrionale dell’Etiopia continua a deteriorarsi. Al termine dell’udienza generale di ieri, mercoledì 30 settembre, Papa Leone XIV ha espresso «profonda preoccupazione» per il riemergere delle ostilità nel Tigray, rivolgendo un appello a tutte le parti.
«Rivolgo un accorato appello a tutte le parti affinché scelgano la via del dialogo», ha detto il Papa. «Il conflitto armato non risolve mai i problemi, ma li aggrava soltanto, lasciando dietro di sé una scia di morte, distruzione e risentimento. Solo un impegno sincero può gettare le basi per una pace duratura».
Leone XIV ha inoltre auspicato «che la comunità internazionale offra il proprio contributo generoso e tempestivo, per garantire che tutti gli aiuti umanitari giungano a chi ne ha bisogno».
Dove si combatte in Etiopia
Il conflitto scoppiato la settimana scorsa nella regione etiope del Tigray si sta espandendo rapidamente e molti osservatori concordano sul fatto che ci troviamo di fronte a una nuova guerra civile dopo quella del 2020-2022, sempre in Tigrai.
Gli articoli della stampa etiope - riportati questa settimana su Internazionale, spiega Francesca Sibani sulla Newsletter del settimanale - dànno conto dei tre fronti che si sono aperti nel nord del paese. Il sito specializzato nel Corno d’Africa, Geeska, parla di combattimenti nella zona del Wello Settentrionale per il controllo della città di Weldiya, un importante centro abitato della regione Amhara al confine con il Tigray e all’incrocio di tre importanti strade, tra cui una che porta ad Addis Abeba. Il secondo fronte è a est, nella regione Afar, dove passano le vie dei rifornimenti da Gibuti; il terzo nel Tigray occidentale, vicino al fiume Tekezé.
Le ostilità sembrano aver raggiunto rapidamente anche la capitale: secondo quanto riferito all’agenzia Reuters da due fonti diplomatiche, durante la notte fra il 30 settembre e il 1 ottobre sono state avvertite delle esplosioni ad Addis Abeba, poche ore dopo che era stato vietato il volo dei droni sulla capitale. Una fonte vicina all’alleanza ribelle che dal 23 settembre combatte contro le forze governative ha dichiarato che sono stati sferrati diversi attacchi con i droni ad Addis Abeba.
Secondo il ricercatore Alemayehu Fentaw Weldemariam, che scrive su The Conversation, il governo federale del primo ministro Abiy Ahmed continua a essere in vantaggio sulla coalizione di ribelli recentemente formatasi, perché può contare su un esercito professionale, finanziato dallo stato e dotato di aerei da combattimento e droni.
Il suo principale avversario sono le milizie tigrine legate al partito Fronte popolare di liberazione del Tigray (Tplf), la più importante forza militare e politica di quella regione. Weldemariam concorda con l’analisi del sito Geeska quando scrive che l’aspetto più sorprendente di questo conflitto è la collaborazione tra il Tplf e i miliziani amhara fano, che nella precedente guerra civile (2020-2022) avevano combattuto per il governo centrale, ma da cui si sono allontanati perché non volevano rinunciare alle armi, come richiesto dall’accordo di pace di Pretoria che nel 2022 aveva messo fine alle ostilità.
L’altro sorprendente voltafaccia è quello della vicina Eritrea, che nella precedente guerra era alleata con il governo di Abiy contro il Tplf, e ora invece sembra simpatizzare con le forze ribelli. Addis Abeba ha accusato l'Eritrea e il Sudan di sostenere la nuova alleanza ribella, anche se entrambi i paesi negano l'accusa. Le relazioni tra Etiopia ed Eritrea si sono deteriorate a causa della richiesta etiope di un accesso al mar Rosso, che nelle dichiarazioni di alcuni funzionari etiopi poteva essere ottenuto attraverso la conquista del porto eritreo di Assab, cosa che ha suscitato parecchio allarme ad Asmara.
Il Sudan (inteso come quella parte del paese guidata dal generale Abdel Fattah al Burhan, impegnato in una guerra civile contro i paramilitari delle Forze di supporto rapido), invece, si sarebbe schierato con l’Eritrea in funzione anti-Abiy, perché quest’ultimo è uno stretto alleato degli Emirati Arabi Uniti, che sostengono i paramilitari avversari di Al Burhan nella guerra sudanese. Un’inchiesta della Reuters pubblicata su Internazionale ha svelato che l’Etiopia ospita un campo segreto per l’addestramento di migliaia di combattenti delle Forze di supporto rapido.
Molti analisti ricordano che non è ancora troppo tardi per tornare indietro e riprendere la strada aperta dall’accordo di Pretoria, sia pur con tutte le sue imperfezioni. L’alternativa infatti è spaventosa, perché questa volta la guerra potrebbe assumere una dimensione regionale e non restare confinata all’Etiopia viste tutte le poste che ci sono in gioco. Basti solo ricordare che nel precedente conflitto, limitato al Tigrai, sono morte – si stima – 600mila persone.
[Fonti: Fides, Internazionale; Foto: Fides/Youtube]



