
Il Madagascar dei militari e il grande gioco del mondo

Salita al potere con un golpe l’anno scorso, la giunta del colonnello Randrianirina mantiene rapporti con tutti, in linea con la tradizione diplomatica malgascia. Dalla Russia alla Francia passando per gli USA e il Giappone, Antananarivo resta centrale per i suoi minerali e la sua posizione geografica. Un articolo di Juvence F. Ramasy, docente dell’Università di Toamasina, pubblicato da Nigrizia, la rivista dei Missionari Comboniani.
Poco più di 50 anni fa, è stato il Libro rosso della Repubblica democratica del Madagascar il primo a porre le basi della diplomazia malgascia. Al centro della proiezione estera della Grande Isola delineata in quel testo, la promozione della pace, il non-allineamento e il neutralismo pacifico.
Valori che continuano a essere fondamentali ancora oggi, come si vedrà più avanti.
Il documento del resto, pensato dall’allora governo di ispirazione socialista, già constatava almeno due elementi tuttora rilevanti: la prima è che il Madagascar, vista la sua posizione geografica e geopolitica, sarebbe stato oggetto della bramosia delle grandi potenze imperialiste.
La seconda, è che il centro di gravità della zona di confronto tra queste ultime si stava spostando verso l’Oceano Indiano. È evidente come questa analisi resti attuale, nella misura in cui lo spazio indopacifico occupa un posto centrale nella riflessione strategica delle potenze regionali e globali.
In tanti infatti, guardano all’Oceano Indiano con interesse: dal Giappone, che tra i primi si è accorto dell’importanza di questa regione quasi 20 anni fa, a India, Australia, Stati Uniti, Cina, Francia e Canada, per citare gli attori più rilevanti.
L’ascesa dell’Oceano Indiano nello scenario globale è stata rafforzata dall’accelerazione della globalizzazione e dalla “marittimizzazione” dell’economia, con oltre un terzo degli scambi commerciali mondiali che transita nell’area che include gli oceani Pacifico, Indiano e Antartico.
La fihavanana
Il Madagascar è quindi portatore da oltre 50 anni di una diplomazia aperta e multisettoriale, sempre ancorata al principio di non-allineamento. Un postura che trae origine dal concetto tradizionale di fihavanana, un principio che propugna la preservazione dell’unità e della fraternità universale.
Questo termine complesso, di difficile traduzione e al cuore della vita sociale dell’isola, non esaurisce comunque l’analisi della politica estera malgascia. Un’altra direttrice della diplomazia del paese è lo sfruttamento della sua delicata posizione geostrategica come risorsa nelle relazioni con le potenze regionali e globali.
L’ascesa della giunta militare al potere, guidata dal colonnello Michel Randrianirina e ribattezzata “della Rifondazione della Repubblica”, non sembra voler mettere in discussione il tradizionale gioco di equilibri che segna l’approccio diplomatico di Antananarivo.
Le diverse potenze del resto, sono già all’opera per accaparrarsi i favori del nuovo regime, salito al potere lo scorso ottobre al culmine di una mobilitazione popolare contro l’ex presidente Andry Rajoelina, appunto deposto dai militari.
Per prima, la Russia
La Russia ha riaffermato l’importanza dell’Africa per la sua politica estera fin dai vertici Russia-Africa di Sochi (2019) e San Pietroburgo (2023). Il suo ritorno in Madagascar si è fatto evidente fin dalle elezioni presidenziali del 2018.
Adesso Mosca è stata la prima a incontrare le nuove autorità di Antananarivo dopo il colpo di stato dell’ottobre 2025, a partire da Randrianirina.
Il presidente dell’Assemblea Nazionale, Siteny Randrianasoloniaiko, si è recato in Russia nel novembre 2025 per incontrare attori politici ed economici, tra cui la vicepresidente della Duma e il viceministro dell’Energia, con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione in settori come l’elettricità, le infrastrutture energetiche, l’estrazione mineraria e la pesca.
Per fare ciò, il dirigente del governo si avvale di referenti malgasci e russi stabiliti nel paese; i legami tra questo esponente politico e gli ambienti russi risalgono almeno alle presidenziali del 2023.
Una missione russa di circa 40 membri, guidata dal generale Andreï Averianov – vicecapo dell’intelligence militare russa e attuale responsabile dell’Africa Corps (struttura succeduta al gruppo paramilitare Wagner) – ha soggiornato in Madagascar nel dicembre 2025.
Dopo un colloquio con il presidente, la parte russa ha proposto di formare e potenziare le capacità delle forze armate malgasce. È stata inoltre effettuata una consegna di materiale militare, giustificata dall’obsolescenza dei mezzi dell’esercito locale.
Non manca poi il tradizionale soft power russo, animato dal Centro Russkiy Mir di Antananarivo e dall’associazione Amis de la Russie à Madagascar.
Il potere dell’influenza russa si è visto dai media scelti dal presidente per le sue prime interviste, non a caso i canali russi Sputnik e Russia Today, entrambi sotto sanzioni dell’Unione Europea.
Anche nei rapporti con il Madagascar, la Russia desidera cambiare la narrazione presentandosi come un paese non imperialista e privo di passato coloniale. Mosca sostiene inoltre il Madagascar nella sua rivendicazione di quattro Isole Sparse contro la Francia, proprio l’ex potenza coloniale.
L’importanza dell’Asia
Il sottosuolo malgascio è ricco di minerali critici e strategici come nichel, cobalto, grafite, ilmenite, terre rare, ferro, manganese e uranio. Questi minerali sono essenziali per la transizione energetica, le tecnologie pulite e le batterie dei veicoli elettrici. Tali risorse suscitano l’interesse delle diverse potenze, che desiderano stabilire partnership strategiche con il Madagascar.
Grandi progetti minerari di nichel, cobalto e ilmenite sono gestiti rispettivamente dalla giapponese Sumitomo Corporation con il gruppo coreano KOMIR, e dalla canadese Rio Tinto.
Tokyo considera il Madagascar un partner strategico nella sua visione di un “Indopacifico libero e aperto”, data la sua posizione centrale tra l’Africa e l’area indopacifica propriamente detta.
In quanto nazioni marittime, Giappone e Madagascar collaborano nei settori della sicurezza e della protezione marittima, nonché nel mantenimento di un ordine nautico libero, aperto e basato sullo stato di diritto.
Il Giappone contribuisce all’ampliamento del principale porto del paese a Toamasina (Tamatave), che dovrebbe concludersi quest’anno. Inoltre, Antananarivo partecipa attivamente alla Tokyo International Conference on African Development (TICAD), piattaforma sullo sviluppo del continente che il Giappone ha creato insieme all’ONU nel 1993.
La Corea del Sud nutre lo stesso interesse per il Madagascar, che ha partecipato al primo vertice Corea-Africa nel 2024. In questa occasione è stato concluso un protocollo d’intesa volto a rafforzare la cooperazione nel campo dei minerali critici e nella risicoltura.
Il soft power coreano si manifesta poi attraverso l’insegnamento della lingua coreana, la concessione di borse di studio e la promozione della K-culture, la galassia pop di cinema, serie televisive, musica, cibo e moda che si è iniziata a imporre nel mondo fin dagli anni ‘90 ed è particolarmente in voga in questa fase storica.
Il Madagascar mantiene relazioni stabili anche con la Cina, suo principale partner commerciale dal 2015, quando ha scalzato la Francia.
Il paese partecipa attivamente ai vari Forum sulla cooperazione sino-africana (FOCAC) ed è un partner essenziale nel contesto della “Via della Seta”, in particolare nella sua componente marittima.
La cooperazione sino-malgascia è diversificata e tocca comparti quali l’edilizia, l’estrazione mineraria, gli idrocarburi, l’agroindustria, la pesca, il tessile, le telecomunicazioni, l’energia e la sicurezza marittima. Tre istituti culturali Confucio sono attivi presso le università di Antananarivo, Fianarantsoa e Toamasina.
Anche l’India costituisce un partner importante per la Grande Isola: il peso delle importazioni malgasce dall’India nel 2024 è stato del 5,5% (rispetto al 24,7% della Cina). Sono state avviate cooperazioni nei settori della sicurezza, dell’agricoltura e della formazione.
Il Madagascar partecipa ai Raisina Dialogues (che affermano la geopolitica indiana), all’Indian Ocean Naval Symposium. Antanarivo ha partecipato alle piattaforme SAGAR (lanciata nel 2015) e MAHASAGAR (lanciata nel 2025). Queste ultime due iniziative mirano a promuovere la prosperità economica e la stabilità strategica attraverso un quadro di sicurezza cooperativo.
L’Occidente, tra minerali e sicurezz(e)
I partner occidentali non restano a guardare. Gli Stati Uniti, volenterosi di mettere in sicurezza i propri approvvigionamenti a lungo termine di minerali critici, vitali per l’economia e la sicurezza nazionale, stanno avviando partnership strategiche con paesi in situazioni molto diverse come l’Ucraina, il Canada, la Repubblica democratica del Congo e, naturalmente, il Madagascar.
È il caso dell’azienda Energy Fuels, che intende sfruttare ilmenite, zircone, rutilo e monazite. Le discussioni per le concessioni sono in corso con le nuove autorità di casa ad Antananarivo, nonostante un accordo già preso nel 2024 con il precedente governo.
Anche la cooperazione militare è attiva, come dimostrato dalla visita nel paese di dirigenti del comando per l’Africa (AFRICOM) nel novembre 2025.
I contatti tra Antananarivo e Washington sembrano passare anche per canali più discreti, se è vero che il colonnello Randrianirina ha incontrato il magnate della sicurezza privata Erik Prince (vicino al presidente Donald Trump) negli Emirati Arabi Uniti, nel corso di un viaggio che si è svolto il mese scorso e che è rimasto segreto per diversi giorni.
La volontà di ridurre la dipendenza dalla Cina per quanto riguarda i minerali critici ha spinto anche la Francia ad avviare discussioni per partnership in questo settore e in particolare sulla grafite (di cui il Madagascar è il secondo produttore mondiale), durante la visita del presidente Emmanuel Macron nell’aprile 2025.
La Francia resta un partner fondamentale nonostante il suo ruolo fondamentale nella fuga dell’ex presidente Rajoelina, nel pieno della crisi politica che ha portato al potere i militari.
Le relazioni tra i due paesi coprono un vasto spettro: sicurezza, istruzione, salute e agricoltura. Inoltre, il Madagascar ospita una delle più grandi comunità francesi in Africa (25mila persone). A ciò si aggiunge una vasta rete di Alliance Française, enti per la promozione della cultura francese nel mondo, e la presenza di oltre 4mila imprenditori.
In definitiva, la diplomazia malgascia aperta e “a tutto campo” nata 50 anni fa continua a essere all’ordine del giorno e non sembra essere oggetto di rifondazione. Anzi, appare come la colonna vertebrale della politica estera inaugurata dai militari.
[Fonte: Nigrizia; Foto: Ares Osservatorio Difesa]



