
Il Papa, “mio viaggio in Africa messaggio di pace, in un momento storico marcato da guerre e da gravi violazioni del diritto internazionale”

Nell’udienza generale Leone XIV ripercorre le tappe delle visite in Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. “La visita del Papa è per le popolazioni africane un’occasione per far sentire la loro voce”. Nel pomeriggio colloquio telefonico del Pontefice col presidente del Consiglio Europe Antonio Costa: al centro della conversazione la situazione in Cisgiordania, in Palestina e le condizioni dei cristiani nel sud del Libano, oltre, anche qui, il recente viaggio in Africa.
CITTA’ DEL VATICANO, 29 APRILE – “La visita del Papa è, per le popolazioni africane, occasione di far sentire la loro voce, di esprimere la gioia di essere popolo di Dio e la speranza in un futuro migliore, di dignità per ciascuno e per tutti. Sono felice di aver dato loro questa possibilità, e nello stesso tempo ringrazio il Signore per ciò che loro hanno donato a me, una ricchezza inestimabile per il mio cuore e il mio ministero”. Nell’udienza generale di oggi, Leone XIV ha rivissuto il suo lungo viaggio in Africa, compiuto dal 13 al 23 aprile, e ha ripercorso le tappe in cui ha visitato quattro Paesi: Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale.
“Fin dall’inizio del pontificato ho pensato a un viaggio in Africa – ha detto -. Ringrazio il Signore che mi ha concesso di compierlo, come Pastore, per incontrare e incoraggiare il popolo di Dio; e anche di viverlo come messaggio di pace in un momento storico marcato da guerre e da gravi e frequenti violazioni del diritto internazionale”.
Il papa ha sottolineato come la prima tappa “fosse proprio il Paese dove si trovano i luoghi di Sant’Agostino, cioè l’Algeria. Così mi sono trovato, da una parte, a ripartire dalle radici della mia identità spirituale e, dall’altra, ad attraversare e consolidare ponti molto importanti per il mondo e la Chiesa di oggi: il ponte con l’epoca fecondissima dei Padri della Chiesa; il ponte con il mondo islamico; il ponte con il continente africano”.
In Algeria “ho ricevuto un’accoglienza non solo rispettosa ma cordiale, e abbiamo potuto toccare con mano e mostrare al mondo che è possibile vivere insieme come fratelli e sorelle, anche di religioni diverse, quando ci si riconosce figli dello stesso Padre misericordioso”. Inoltre,” è stata l’occasione propizia per mettersi alla scuola di Sant’Agostino: con la sua esperienza di vita, i suoi scritti e la sua spiritualità egli è maestro nella ricerca di Dio e della verità. Una testimonianza oggi quanto mai importante per i cristiani e per ogni persona”.
Nei successivi tre Paesi visitati, “la popolazione è invece a larga maggioranza cristiana, e dunque mi sono immerso in un clima di festa della fede, di accoglienza calorosa, favorito anche dai tipici tratti della gente africana”. La visita in Camerun, ha ricordato Leone, “mi ha permesso di rafforzare l’appello a impegnarci insieme per la riconciliazione e la pace, perché anche quel Paese purtroppo è segnato da tensioni e violenze”. Il Pontefice si è detto “contento” di essersi recato a Bamenda, “nella zona anglofona, dove ho incoraggiato a lavorare insieme per la pace”. “I grandi bisogni dell’intero continente li ritroviamo in Camerun – ha quindi spiegato -: quello di un’equa distribuzione delle ricchezze; quello di dare spazio ai giovani, superando la corruzione endemica; quello di promuovere lo sviluppo integrale e sostenibile, opponendo alle varie forme di neo-colonialismo una lungimirante cooperazione internazionale”.
La terza tappa del Viaggio è stata in Angola, “grande Paese a sud dell’equatore, di plurisecolare tradizione cristiana, legata alla colonizzazione portoghese”. Come molti Paesi africani, “dopo aver raggiunto l’indipendenza, l’Angola ha attraversato un periodo travagliato, che nel suo caso è stato insanguinato da una lunga guerra interna”. Al Santuario mariano di Mamã Muxima – che significa “Madre del cuore” – “ho sentito pulsare il cuore del popolo angolano”, come “fondamento di una speranza che resiste alle delusioni causate dalle ideologie e dalle vane promesse dei potenti”. Secondo papa Leone, “questa speranza esige un impegno concreto, e la Chiesa ha la responsabilità, con la testimonianza e con l’annuncio coraggioso della Parola di Dio, di riconoscere i diritti di tutti e di promuovere il loro effettivo rispetto”
L’ultimo Paese visitato è la Guinea Equatoriale, a 170 anni dalla prima evangelizzazione: “il popolo Guineano ha attraversato le vicende della sua storia e nei giorni scorsi, alla presenza del Papa, ha rinnovato con grande entusiasmo la sua volontà di camminare unito verso un futuro di speranza”.
Leone ha detto di non poter dimenticare ciò che è accaduto nel carcere di Bata: “i detenuti hanno cantato a gola spiegata un canto di ringraziamento a Dio e al Papa, chiedendo di pregare ‘per i loro peccati e la loro libertà’. Non avevo mai visto nulla di simile. E poi hanno pregato con me il ‘Padre nostro’ sotto una pioggia battente. Un segno genuino del Regno di Dio! E sempre sotto la pioggia è iniziato il grande incontro con la gioventù nello stadio di Bata. Una festa di gioia cristiana, con testimonianze toccanti di giovani che hanno trovato nel Vangelo la via di una crescita libera e responsabile”, ha aggiunto.
Nel pomeriggio colloquio telefonico con Antonio Costa, presidente del Consiglio Europeo
Nel pomeriggio di oggi, mercoledì 29 aprile, papa Leone XIV si è intrattenuto telefonicamente con António Costa, presidente del Consiglio Europeo. “Nel corso della cordiale conversazione – fa sapere in una nota la Sala stampa della Santa Sede -, si è parlato della situazione nel Medio Oriente, con una particolare attenzione alla Cisgiordania, nello Stato di Palestina, e alla condizione dei cristiani nel sud del Libano”.
Nel prosieguo del colloquio, “il Santo Padre ha condiviso alcune riflessioni sul recente Viaggio Apostolico in Africa, sottolineando l’importanza del dialogo interreligioso, della promozione della pace e del sostegno alle comunità più vulnerabili del continente”.
[Foto: Vatican Media]


