Il Papa nella Guinea Equatoriale, “sempre più conflitti ignorando il diritto internazionale. Non profanare il nome di Dio per giustificare la morte”

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Leone XIV parla alle autorità del Paese nell’ex capitale Malabo. “Tra i moventi delle guerre la colonizzazione di giacimenti petroliferi e minerari. In un mondo ferito dalla prepotenza, i popoli hanno fame e sete di giustizia”. A un anno dalla morte, Prevost ricorda papa Francesco.

CITTA’ DEL VATICANO, 21 APRILE – Papa Leone XIV approda nella Guinea Equatoriale, quarto e ultimo Stato visitato nel suo viaggio apostolico in Africa, che lo ha portato anche in Algeria, Camerun e Angola. E incontrando al Palazzo presidenziale dell’ex capitale Malabo il capo dello Stato Teodoro Obiang Nguema Mbasogo e le autorità del Paese, ha subito avvertito come sia “compito inderogabile delle Autorità civili e della buona politica rimuovere gli ostacoli allo sviluppo umano integrale, del quale la destinazione universale dei beni e la solidarietà sono principi fondamentali”.

“Non si può nascondere, ad esempio – ha proseguito nel suo discorso -, che la rapidissima evoluzione tecnologica cui stiamo assistendo ha accelerato una speculazione connessa al bisogno di materie prime, che sembra far dimenticare esigenze fondamentali come la salvaguardia del creato, i diritti delle comunità locali, la dignità del lavoro, la tutela della salute pubblica”. In proposito, “faccio mio l’appello di Papa Francesco, che proprio un anno fa lasciava questo mondo: ‘Oggi dobbiamo dire no a un’economia dell’esclusione e della inequità. Questa economia uccide’ (Francesco, Esort. ap. Evangelii gaudium, 53). È infatti ancora più evidente oggi, rispetto ad alcuni anni fa, che la proliferazione dei conflitti armati ha tra i suoi principali moventi la colonizzazione di giacimenti petroliferi e minerari, senza riguardo al diritto internazionale e all’autodeterminazione dei popoli”.

Secondo il Pontefice, “le stesse nuove tecnologie appaiono concepite e utilizzate primariamente a scopi bellici e in cornici di significato che non lasciano intendere una crescita di opportunità per tutti”. Al contrario, “senza un cambio di passo nell’assunzione di responsabilità politica e senza rispetto delle istituzioni e degli accordi internazionali, il destino dell’umanità rischia di venire tragicamente compromesso”. “Dio non vuole questo – ha affermato -. Il suo Nome santo non può essere profanato dalla volontà di dominio, dalla prepotenza e dalla discriminazione: soprattutto, mai dev’essere invocato per giustificare scelte e azioni di morte. Il vostro Paese non esiti a verificare le proprie traiettorie di sviluppo e le positive opportunità di collocarsi sulla scena internazionale a servizio del diritto e della giustizia”.

“Il vostro è un Paese giovane! – ha detto ancora il Papa – Sono certo, dunque, che nella Chiesa troverete aiuto per la formazione di coscienze libere e responsabili, con cui andare insieme verso il futuro. In un mondo ferito dalla prepotenza, i popoli hanno fame e sete di giustizia. Bisogna stimare chi crede nella pace e osare politiche controcorrente, con al centro il bene comune. Urge il coraggio di visioni nuove e di un patto educativo che dia ai giovani spazio e fiducia”.

L’84enne generale Teodoro Obiang Nguema Mbasogo incontrato oggi dal Papa, è de facto presidente e dittatore della Guinea Equatoriale dal 3 agosto 1979, quando abbatté il regime dittatoriale di suo ziozio Francisco Macías Nguema tramite un colpo di Stato militare. È il leader africano in carica da più tempo ed il primo al mondo tra i Capi di Stato dei Paesi non monarchici; ne sono stati ripetutamente denunciati i gravissimi abusi dei diritti umani. Tra il 2011 e il 2012 è stato presidente di turno dell’Unione africana.

Ci sono stati una decina di tentativi, veri o presunti, di rovesciare il suo governo. Uno ci fu nel 2004 quando i golpisti, finanziati da Mark Thatcher (figlio del primo ministro britannico Margaret Thatcher), riuscirono ad arrivare al palazzo presidenziale ma senza riuscire a portare a termine il golpe; l’ultimo risale nel dicembre 2017 ma è stato ipotizzato che sia stato orchestrato da lui stesso per eliminare alcuni oppositori. Tra le altre cose, è poligamo e dalle sue quattro mogli ha avuto 42 figli. La prima è Constancia Mangue Nsue Okomo, detta Ze, la pantera.

Il suo Paese, la Guinea Equatoriale, ex colonia spagnola, è composto per il 91% da cristiani (cattolici e protestanti) per il 7% da animisti, e il 2% musulmani. E’ tra gli Stati più piccoli dell’Africa continentale, sia per superficie che per popolazione. Negli ultimi anni la popolazione è aumentata essenzialmente per la forte immigrazione dai Paesi vicini e per la riduzione della mortalità. L’attività petrolifera ha favorito la concentrazione degli abitanti a Malabo, l’ex-capitale dello Stato, oggi sostituita da Ciudad de la Paz.

Durante il volo che lo ha portato stamane da Luanda, capitale dell’Angola, a Malabo, Leone XIV ha tenuto una conferenza stampa, in cui ha tra l’altro ricordato nel primo anniversario della morte il suo predecessore, papa Francesco, “che ha lasciato, donato tanto alla Chiesa con la sua vita, la sua testimonianza, la sua parola e i suoi gesti: tante volte quello che ha fatto, vivendo veramente la vicinanza ai più poveri, a quelli più piccoli, ai malati, ai bambini, agli anziani”.

“Ha lasciato tanto nella Chiesa con la sua testimonianza e la sua parola – ha proseguito -. Possiamo ricordare tante cose, per esempio la fratellanza universale, cercando di promuovere un autentico rispetto per tutti gli uomini e tutte le donne, promuovendo questo spirito di fraternità, di essere fratelli e sorelle tutti, di cercare come vivere il messaggio che troviamo nel Vangelo però riconoscendo questo spirito di fratellanza fra tutti”.

“Possiamo ricordare anche il messaggio della misericordia, da quella prima volta nell’Angelus, o anche nella Santa Messa che lui ha celebrato ancora prima dell’inaugurazione del pontificato, il 17 marzo 2013, quando ha predicato sulla donna trovata in adulterio e come ha parlato dal cuore della misericordia di Dio, come ha parlato dal cuore di questo grande amore, di perdono, generosa espressione di misericordia del Signore”, ha aggiunto papa Prevost. “E ha voluto condividere questo spirito con tutta la Chiesa, dando anche quella bellissima celebrazione di un Giubileo straordinario della Misericordia. Preghiamo che lui già stia godendo della misericordia del Signore e ringraziamo il Signore per il gran dono della vita di Francesco a tutta la Chiesa e a tutto il mondo”, ha concluso.

Sempre in occasione del primo anniversario della morte di papa Francesco, Leone ha inviato un messaggio al decano del Collegio cardinalizio Giovanni Battista Re, letto durante la messa di questo pomeriggio nella Basilica di Santa Maria Maggiore: “è viva nella Chiesa e nel mondo la sua memoria”, vi scrive il Papa. “La morte non è un muro, ma una porta che si spalanca sulla Misericordia che Papa Francesco ha instancabilmente annunciato – prosegue -. Il Signore lo ha chiamato a sé il 21 aprile dell’anno scorso, nel cuore della luce pasquale. Ha concluso il suo pellegrinaggio terreno nell’abbraccio di Cristo Risorto, in quella ‘gioia del Vangelo’ che ha ispirato una tra le più incisive sue Esortazioni Apostoliche”.

“È stato successore di Pietro e pastore della Chiesa universale in un tempo che ha segnato e ancora sta segnando un cambiamento d’epoca – ricorda Leone -, quel cambiamento di cui Egli è stato pienamente consapevole, offrendo a tutti noi una testimonianza coraggiosa, che rappresenta un significativo patrimonio per la Chiesa”. “Il suo magistero è stato vissuto da discepolo-missionario, come amava dire – dice ancora il messaggio del Pontefice -. È rimasto discepolo del Signore, fedele al suo Battesimo e alla consacrazione nel ministero episcopale, fino alla fine”.

“È stato anche missionario, annunciando il Vangelo della misericordia ‘a tutti, a tutti, a tutti’, come ebbe a dire più volte. I benefici suscitati dalla sua testimonianza di Pastore sollecito ha contagiato il cuore di tanta gente, sino agli estremi confini della terra, grazie anche ai pellegrinaggi apostolici e specialmente a quell’ultimo ‘viaggio’ che è stata la sua malattia e la sua morte”.

In sintonia con i suoi predecessori, sottolinea il Papa, “ha raccolto l’eredità del Concilio Vaticano II e ha spronato la Chiesa ad essere aperta alla missione, custode della speranza del mondo, appassionata per l’annuncio di quel Vangelo che è capace di dare a ogni vita pienezza e felicità”. “Ancora sentiamo risuonare le sue esortazioni, espresse con parole eloquenti, per rendere più comprensibile la lieta notizia: misericordia, pace, fratellanza, odore delle pecore, ospedale da campo e tante altre – aggiunge -. Ognuna di queste espressioni ci riporta al Vangelo da Lui vissuto con un linguaggio nuovo che annuncia lo stesso Vangelo di sempre”.

“Papa Francesco ha nutrito una profonda devozione a Maria in tutta la sua vita – conclude Leone XIV -; ricordiamo, infatti, che si è recato tante volte a Santa Maria Maggiore, luogo della sua sepoltura, e in molti santuari mariani sparsi nel mondo. La Vergine Maria, Madre della Chiesa, ci aiuti a essere in ogni circostanza apostoli infaticabili del suo divin Figlio e profeti del suo amore misericordioso”.

Oggi a Malabo, papa Leone incontra anche il mondo della cultura al Campus Universitario ‘León XIV’ dell’Università Nazionale, visita gli operatori e gli assistiti dell’ospedale psichiatrico ‘Jean Pierre Olie’, quindi incontra in privato i vescovi della Guinea Equatoriale.

[Foto: Vatican Media]