
La denuncia dell’oppositore Mondlane: in Mozambico cancellato lo stato di diritto

Appello del presidente di Anamola dopo l'ennesima uccisione di un esponente del partito, nei giorni scorsi. Il politico mozambicano in visita al Parlamento europeo: "Non si pensi solo al gas. Servono azioni decise contro la repressione". Rinviato a Maputo l'avvio di un processo nei suoi confronti. Ne riferisce Luca Bussotti su Nigrizia.
È un appello forte, quello lanciato alla comunità internazionale da Venâncio Mondlane, il leader più popolare delle opposizioni in Mozambico, in questi giorni in visita presso il Parlamento europeo.
In un documento pubblicato alcuni giorni fa in portoghese e inglese, il fondatore del neo-costituito partito Anamola, a oggi il vero spauracchio del Frelimo al potere in vista del prossimo biennio elettorale 2028-29, ha denunciato la morte di decine di esponenti del suo partito e l’indifferenza dei governi europei.
Una lunga sequela di omicidi
Il testo, intitolato “Mozambico, una democrazia che sanguina”, si apre con 10 fotografie di vittime illustri del regime del Frelimo durante la pur breve storia della democrazia mozambicana (le prime elezioni si sono svolte nel 1994, dopo la firma degli Accordi di pace di Roma del 1992).
C’è Carlos Cardoso, il giornalista che conduceva indagini sugli affari dell’élite politico-economica che stava procedendo a privatizzazioni selvagge, con la benedizione del Fondo monetario internazionale (FMI), ucciso il 22 novembre del 2000.
Il professore franco-mozambicano Gilles Cistac, che aveva fornito una base costituzionale alla proposta di federalismo avanzata dall’allora leader della Renamo, il più grande partito di opposizione dell’epoca, Afonso Dhlakama, eliminato il 3 marzo 2015.
Due omicidi, questi ultimi, compiuti in piena Maputo, all’indomani di complicate elezioni (quelle del 1999 e del 2014).
Ma sono menzionati tragici episodi anche più recenti, come l’uccisione di Jeremias Pondeca, uno dei leader della Renamo, ammazzato nel 2016, e di Elvino Dias e Paulo Guambe, stretti collaboratori del Mondlane candidato presidenziale alle elezioni del 2024, crivellati di colpi nel cuore della capitale.
Si arriva infine al caso di Ilídio Facitela Gustavo, coordinatore locale di Anamola nella provincia meridionale di Inhambane, il cui rapimento e successivo omicidio sono stati denunciati dal partito solo pochi giorni fa.
La crisi dei diritti fondamentali
Il documento parla di una vera e propria crisi del rispetto dei diritti umani fondamentali, “patrocinata da parte dello Stato”, il cui obiettivo è lo “smantellamento sistematico dell’opposizione democratica”.
Una denuncia grave, ma rafforzata da un altro elemento, forse ancora più preoccupante: la sostanziale indifferenza dei partner internazionali, soprattutto occidentali, rispetto a questo scenario.
Partner ormai interessati esclusivamente – questo l’incipit del documento – al potenziale economico del Mozambico. In primo luogo quindi, il gas naturale di cui sono ricche le coste della provincia settentrionale di Cabo Delgado.
Sfruttamento di gas naturale di cui l’italiana ENI è stata l’apripista, e a oggi ancora l’unica multinazionale a esportare regolarmente l’idrocarburo dai giacimenti offshore nel nord del Mozambico.
Le conseguenze sociali e ambientali dei maxi investimenti nel gas hanno anche contribuito a creare un conflitto di matrice jihadista ed etnica che dal 2017 a oggi ha provocato oltre un milione di sfollati.
Il perimetro delle ostilità si sta inoltre sempre più espandendo anche ad altre province del nord, come Nampula e Niassa.
La denuncia di Anamola
Stando a quanto affermato da Mondlane, fino a oggi Anamola ha consegnato quattro documenti di denuncia sulle sparizioni dei propri membri alla Procura generale della Repubblica.
A oggi il partito non avrebbe ricevuto risposta, così come sono rimasti senza sviluppi significativi i casi di Dias e Guambe ma anche molti altri prima di loro.
Mondlane ha discusso di questi temi anche nella sede del Parlamento europeo di Strasburgo, dove si è recato in settimana. Il leader delle opposizioni ha riferito all’agenzia tedesca DW di essere stato invitato dal gruppo parlamentare Renew Europe, articolazione con cui aveva già avuto un dialogo nel 2024, nel pieno della fase post-elettorale.
Il politico mozambicano ha anche incontrato l’eurodeputato socialista portoghese Francisco Assis. “Mondlane – ha affermato il parlamentare lusitano su Facebook – ha presentato un rapporto sulla situazione politica e umana in Mozambico che merita la nostra preoccupazione e la nostra azione a livello europeo.
È evidente la degradazione dell’ambiente politico e civile, con la persecuzione dell’opposizione e, soprattutto, la violenza inaccettabile commessa contro le persone coinvolte nella vita pubblica e politica, con più di cento oppositori assassinati e numerose aggressioni fisiche”.
In merito agli oppositori uccisi, a Strasburgo Mondlane ha ribadito la cifra di 57 vittime in poco più di un anno, già citata in passato. Nonostante diverse uccisioni siano state riportate dalla stampa e indagate dalla polizia, questa cifra non è stata confermata ufficialmente dalle autorità di Maputo.
Altre realtà della società civile hanno denunciato almeno 40 morti politicamente motivate in un periodo compreso tra maggio e settembre di quest’anno.
Il fondatore di Anamola, nella sua visita, ha sottolineato la necessità che l’Europa rifletta sulle sue relazioni economiche col Mozambico e sulla possibilità di adottare delle misure punitive nei riguardi del governo, alla luce di un clima di repressione così forte.
Repressione che finisce col compromettere i valori di diritti umani e democrazia che sono “supremi” per l’UE, ha denunciato Mondlane.
Il processo
In questo clima di intimidazione, nelle prossime settimane dovrebbe avere inizio un processo contro Mondlane. Inizialmente previsto per il 6 ottobre, la Corte suprema l’ha rinviato a data da destinarsi la settimana scorsa. L’attesa per il procedimento resta comunque febbrile.
Le accuse sono infatti pesanti, e tutte relative alle proteste post-elettorali seguite alle ultime consultazioni del 2024. Fra queste, apologia di reato, incitamento alla disobbedienza civile, istigazione di reato, e soprattutto incitamento e istigazione al terrorismo.
Accuse che potrebbero portare, se confermate, a più di 20 anni di reclusione, e all’impossibilità di concorrere alle elezioni, a partire da quelle del 2029.
In molti, a partire dallo stesso Mondlane, si sono posti interrogativi rispetto al funzionamento della giustizia mozambicana, che accusa il principale leader dell’opposizione di reati molto gravi, salvo poi non agire in nessun modo rispetto alla morte di circa 400 cittadini indifesi che avevano manifestato per chiedere giustizia e trasparenza elettorale fra fine 2024 e inizio 2025.
Vittime di quei mesi di mobilitazione che sono state denunciate da ong locali come Plataforma Decide e da realtà internazionali come Amnesty International.
In queste ultime ore è iniziata a circolare sui media mozambicani, per primo sul quotidiano Evidencias, la possibilità che sul banco degli imputati possa finire anche l’ex-presidente Filipe Nyusi, in carica al momento delle proteste post-elettorali, quale mandante del massacro avvenuto in quelle fatidiche settimane.
Normalizzare lo stato di diritto
Mondlane ha toccato il tema del processo anche a colloquio con l’emittente DW, da Strasburgo. Il politico ha negato di essere in Europa in cerca di sostegno prima del procedimento.
Allo stesso tempo, Mondlane ha sottolineato il rischio che il suo processo non si possa svolgere in modo conforme allo stato di diritto, come successo più volte in Mozambico, e ha quindi detto di essere pronto ad accogliere “una voce che arrivi da Strasburgo a chiedere che questo processo sia svolto secondo i dettami della legge, che sia imparziale e obiettivo”.
Elementi questi, che dovrebbero essere semplicemente parte di una “normalizzazione del sistema giudiziario” mozambicano, segnato invece da abusi e irregolarità.
Non da ultimo, Mondlane ha detto di non aver mai incitato alla violenza e denunciato anche le accuse ai suoi danni sono il frutto della condizione dello stato di diritto in Mozambico, un paese dove “diritti costituzionali” come esprimere il proprio dissenso si sono trasformati piuttosto in “un tabù”.
Il mondo cosa fa
In questo contesto, il ruolo dei partner internazionali diventa fondamentale. Pochi giorni fa, il FMI ha riaperto le trattative col governo mozambicano per un eventuale nuovo programma di prestiti, di cui il paese ha urgente bisogno.
Con un debito pubblico ormai vicino all’80% del PIL, e soprattutto una carenza di valuta internazionale che rende difficile acquisire beni d’importazione, a partire dal prezioso e sempre più raro carburante, la comunità internazionale ha nelle proprie mani leve potenzialmente pesanti per aiutare a ristabilire un clima di maggiore tolleranza politica in Mozambico.
Tutto sta nel volerlo: continuare a puntare tutto sulla logica “win-win”, ossia su una cooperazione esclusivamente economica, di cui anche il Piano Mattei italiano appare come espressione evidente, significherebbe ignorare ciò che accade intorno ai grande business, contribuendo a far precipitare il Mozambico in una ulteriore crisi politica.
Una crisi che porterà – non è difficile prevederlo – a nuove proteste, violenza e perdite di vite umane, inasprendo ulteriormente il clima di persecuzione delle opposizioni e delle libere voci critiche che stanno faticosamente provando a resistere a queste ennesima ondata di autoritarismo.
[Fonte e Foto: Nigrizia]



