LA TESTIMONIANZA / Madagascar: Salesiani, “senza luce, cibo, acqua. Come sfamare i bambini che ospitiamo nelle nostre scuole?”

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Di Antonella Palermo

Oltre 260.000 persone, secondo i dati della Ong Azione Contro la Fame, sono state colpite dal ciclone tropicale Gezani in Madagascar e oltre 16.000 sono gli sfollati, più di 60 le vittime. A raccontare a Tra Cielo e Terra la situazione a Tamatave, la città più danneggiata, quasi completamente distrutta, è padre Nicolas Randriamahobisoa, direttore della comunità dei salesiani in quella che si presenta ai loro occhi come una città-fantasma. “La città è stata davvero colpita duramente. Molte famiglie hanno perso la loro casa, stanno soffrendo. Non riescono più a sopravvivere qui. L’80 percento degli abitanti sono ora in condizioni di miseria”, riferisce usando una connessione precaria che si affida a un generatore di fortuna considerato un privilegio di questi tempi.

Seconda città del Paese, dopo la capitale, e principale porto malgascio, Toamasina (nella lingua locale), è situata nella parte orientale dell’isola, esposta alle bellezze ma anche alle insidie dell’Oceano indiano. In questo caso, il ciclone ha travolto tutto: “Mai avevamo visto una cosa del genere, di una potenza straordinaria. Ora è incredibile, surreale, il silenzio che c’è qui. Mi ha spaventato. Il silenzio. La gente resta accanto alle case distrutte, mentre in centro città il traffico in questi giorni è impazzito, un caos totale”, così il confratello Gaetan Alphonço.

La residenza di questi religiosi si trova in periferia: “Siamo messi ancora peggio perché viviamo in un quartiere piuttosto povero. Qui, molte famiglie non hanno più speranza. Hanno cercato di distribuire un po’ di riso, ma basta una settimana”. Il villaggio dove si trovano i salesiani è popolato da molti giovani e bambini, e loro ne ospitano circa 120: “Gestiamo una scuola di recupero. Potrebbe ospitarne anche più di 120 ma per ora riusciamo a coprire questa richiesta. Sono figli di famiglie molto povere, non sono mai andati a scuola”. Per ragioni anche inspiegabili, non tutte le famiglie mandano infatti a scuola i ragazzi che rischiano così di arrivare a 10-15 anni con zero istruzione. “È proprio quella fascia d’età che noi accogliamo. Adesso questi bambini hanno paura, sono traumatizzati per la calamità che si è abbattuta su di noi”.

“Sono venuti da noi per frequentare tre anni di elementari. E ieri mattina sono tornati a scuola; abbiamo chiesto loro se avessero una casa e tutti hanno alzato la mano per dire che no, non ce l’hanno più una casa in cui vivere. Noi cerchiamo di dare loro qualcosa da mangiare a mezzogiorno, e anche al mattino, perché a casa loro non hanno più nulla da mangiare”, continua padre Nicolas. “Serve il cibo – è dunque l’appello – cibo per almeno tre mesi. E beni di prima necessità. Il giardino e il parco giochi è distrutto. Non c’è luce né acqua. Abbiamo un serbatoio ma ovviamente bisogna far bollire bene l’acqua prima di poterla bere, spesso non beviamo proprio”.

A livello infrastrutturale, la casa della comunità non ha più il tetto. Letteralmente scoperchiato anche un edificio che funge da centro di formazione per ragazze, ragazze madri, che magari non hanno un lavoro. “Ci sono amici, persone molto generose, che hanno cercato di donare qualcosa di duraturo, ma non è facile rimettersi in sesto. Stiamo prima di tutto ripulendo, perché qui abbiamo degli alberi abbattuti dal vento. Dobbiamo risistemare il nostro recinto. Per me, comunque, la priorità è quella che riguarda questi giovani. Per il resto, possiamo arrangiarci un po’, ma quello che conta ora è salvare vite umane. Come garantire la sopravvivenza di questi bambini che vengono da noi per andare a scuola?”.

La domanda se la pone anche il trentacinquenne padre Gaetan, parla un poco di italiano per la formazione in parte fatta a Roma, ora si occupa proprio dei giovani. “È molto difficile riprendere una vita normale. Avremmo dovuto ospitare l’incontro nazionale dei giovani in estate ma siamo stati costretti a rimandarlo all’anno prossimo. Qui ci sono molti studenti universitari ma le strutture non sono agibili quindi non sappiamo quando comincerà l’anno accademico”.

E cosa è stato delle manifestazioni recenti che hanno riempito le strade di cittadini frustrati dalla situazione politica e sociale, nate dalla denuncia dei blackout continui e dalla mancanza di acqua, presto estese agli aspetti della corruzione e del nepotismo nelle istituzioni? “I giovani sono delusi – conclude amaramente il religioso – perché le loro proteste sono state represse, abortite. Continuano in una qualche forma ma in modo molto meno pressante. Come se tutto fosse evaporato. Si sentono disorientati, anche perché il nuovo presidente (il colonnello Michaël Randrianirina, nuovo leader del Paese, incontrerà martedì il presidente francese Macron con l’obiettivo comune di rinnovare le relazioni tra i due Stati, ndr.) va all’estero per incontri istituzionali a conquistarsi favore degli Stati ma internamente la situazione rimane molto difficile”.

In Madagascar, attraente meta turistica internazionale ma con fragilità e miseria spaventose, l’opera di prevenzione dei danni climatici è molto lenta, si prevede lo sia anche in una fase acuta come quella di queste settimane: “Tante sono le promesse da parte della comunità internazionale, ma poi bisogna aspettare a lungo. Speriamo”.

[Foto: N. Randriamahobisoa]