Le reazioni in Africa al viaggio di papa Leone

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Si è conclusa ieri la visita apostolica di undici giorni di Leone XIV in Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Un viaggio africano cominciato subito dopo che il Papa era finito nel mirino di Donald Trump perché aveva criticato il suo proposito di voler radere al suolo l’Iran. 

Nel corso del suo lungo itinerario il papa, oltre a incontrare autorità religiose e capi di stato, ha visitato luoghi altamente simbolici, ricorda Francesca Sibani nella Newsletter di Internazionale: la Grande moschea di Algeri; il sito archeologico di Ippona, l’antica città di sant’Agostino (suo riferimento spirituale); la città camerunese di Bamenda, capoluogo di una delle regioni anglofone in conflitto con il governo centrale, dove i ribelli separatisti hanno proclamato una tregua di tre giorni per l’occasione; il santuario di Muxima, sulla costa dell’oceano Atlantico in Angola, che fu un importante centro della tratta degli schiavi; per finire con la prigione sovraffollata e fatiscente di Bata in Guinea Equatoriale.

In ogni occasione, ad accogliere il Papa c’erano folle di fedeli in festa. Le sue dichiarazioni, spesso coraggiose, hanno compensato i suoi vari incontri con i leader autoritari dei paesi scelti per la visita. Spesso infatti la presenza del papa ha fatto il gioco della propaganda del potere, come quando il giornale governativo camerunese Cameroon Tribune ha celebrato un “successo clamoroso” per il paese, che avrebbe dato una grande dimostrazione di unità.

Il quotidiano burkinabè Le Pays, già alla vigilia del suo arrivo in Guinea Equatoriale, paese noto per la corruzione e il potere autoritario del presidente Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, stimava che il viaggio del Papa fosse stato “proficuo, soprattutto perché l’Africa è un terreno fertile per il cattolicesimo, notoriamente in declino in Europa e nel resto del mondo”. Un terreno fertile perché l’Africa è il continente dove il numero dei fedeli cattolici (288 milioni, che equivalgono a più di un quinto del totale) cresce più rapidamente rispetto al resto del mondo, ma anche un terreno accidentato per diverse ragioni. Come ricorda il New York Times, in Africa il Vaticano “compete con l’influenza dell’islam, deve affrontare la crescente concorrenza dei gruppi evangelici e pentecostali, e destreggiarsi tra norme culturali, come la poligamia, che contrastano con la teologia cattolica”. Senza contare che il clero africano è spesso più conservatore di quello di Europa e America.

“Senza toccare questioni religiose spinose, il Papa ha attraversato i quattro paesi con un messaggio di pace, unità e riconciliazione. Allo stesso tempo, le sue critiche sono state aspre, ma rivolte a questioni terrene, come le forme contemporanee di colonialismo e le disuguaglianze”, riassume il quotidiano olandese Nrc. “Si è scagliato, con toni più duri di quanto abbia fatto finora, contro leader ‘più preoccupati per i propri interessi che per quelli del loro popolo’. Parte della sua critica era rivolta a Trump, ma ha parlato anche di ‘una manciata di tiranni che distruggono il mondo’, e qui non è stato difficile cogliere riferimenti anche ad alcuni dei suoi ospiti africani”.

C’è anche chi ha colto nelle parole del Papa degli echi di marxismo. Analizzando diversi suoi discorsi recenti William Shoki, il direttore del sito Africa is a Countrynota che “il compagno Leone” ha spesso denunciato “la dittatura imposta dalla disparità economica” e insistito sull’idea che “prendersi cura dei poveri significa combattere le radici sistemiche della povertà. Il papa sostiene che non esiste un determinismo che ci condanna alla disuguaglianza: il problema di fondo non è la mancanza di risorse, ma la distribuzione iniqua, che può essere cambiata ‘con moralità e onestà’”. 

Shoki è rimasto colpito soprattutto dalla sua dichiarazione: “Non esiste un determinismo che ci condanni alla disuguaglianza”. Questa frase, secondo lui, avrebbe potuto essere stata scritta da Marx. “Il fatto che provenga da un Papa non la rende meno vera o meno rara nell’attuale panorama del discorso istituzionale, segnato dall’incoerenza morale”, conclude l’opinionista sudafricano.

[Fonte: Internazionale; Foto: Vatican Media]