
Oltre 3.000 i migranti morti quest’anno tentando di raggiungere la Spagna

L’ONG spagnola Ca-minando Fronteras denuncia le politiche europee di esternalizzazione delle frontiere che criminalizzano le persone migranti. Il servizio di Nigrizia.
3.090 morti accertati, dei quali 437 erano bambini e 192 donne. Sono i numeri che raccontano le tragedie di persone migranti che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere la Spagna e le Isole Canarie nel periodo che va dal 1° gennaio al 15 dicembre 2025.
Tutti morti annegati nel Mediterraneo occidentale e nell’oceano Atlantico in 303 tragedie, con 70 imbarcazioni scomparse negli abissi marini con tutto il loro carico umano a bordo.
A tenere il conto durante questi 12 mesi è stata l’ONG spagnola Ca-minando Fronteras che nel suo rapporto “Monitoring the Right to Life” rileva un netto calo del numero di vittime rispetto al 2024 ma anche un aumento dei rischi e delle condizioni estreme affrontate durante questi viaggi, nonostante la diminuzione dei tentativi di attraversamento.
Tra le cause, l’organizzazione individua una combinazione di fattori, tra cui l’omissione dell’obbligo di soccorso, la tardiva o mancata attivazione dei meccanismi di ricerca e soccorso e la mancanza di coordinamento tra gli stati coinvolti.
“Queste dinamiche – si legge nel report – sono ulteriormente aggravate dalle politiche di esternalizzazione delle frontiere, che spostano le responsabilità del soccorso a paesi terzi con risorse limitate, nonché dalla crescente difficoltà dei viaggi migratori, caratterizzati da rotte sempre più lunghe e pericolose, dall’utilizzo di imbarcazioni precarie e sovraffollate e dalla tardiva emissione di allerte, tutti fattori che aumentano direttamente il rischio per la vita”.
Controlli e repressione finanziati dall’Europa
Una conferma che le politiche di controllo ed esternalizzazione delle frontiere messe in atto dall’Europa e dai singoli stati aggravano ulteriormente i rischi per i migranti, con i paesi coinvolti che continuano a violare le convenzioni internazionali, dando priorità all’intercettazione piuttosto che al salvataggio delle persone.
Una “criminalizzazione dei migranti” che “serve a nascondere la responsabilità istituzionale”. “Meccanismi che dovrebbero garantire e proteggere i diritti umani delle persone in movimento – denuncia Ca-minando Fronteras – vengono invece utilizzati per perseguitare le vittime, le loro famiglie e le organizzazioni che difendono i diritti delle comunità migranti”.
Il risultato è un generale calo degli arrivi – registrato anche in Spagna con poco meno di 36mila migranti irregolari arrivati via mare e via terra, rispetto agli oltre 60mila dell’anno precedente, secondo il ministero degli Interni – ma un aumento dei rischi per le persone.
Senegal, Mauritania e Gambia hanno rafforzato la loro cooperazione con ingenti finanziamenti dall’Unione Europea, denuncia l’ONG, mettendo in atto politiche sempre più severe, tra cui detenzioni arbitrarie, deportazioni in zone desertiche del Mali e del Niger, torture e violenze sessuali.
Vecchie e nuove rotte
Nel 2025, segnala ancora la ONG, la rotta algerina è stata la più utilizzata e una delle più pericolose, con 1.037 vittime documentate in 121 tragedie marittime, superando la rotta atlantica verso le Isole Canarie, dove si è registrata una diminuzione degli arrivi, ma ben 1.906 vittime.
Un calo, fa notare il rapporto, “dovuto all’intensificazione dei meccanismi di controllo della migrazione e all’esternalizzazione delle frontiere verso paesi terzi, piuttosto che a un reale miglioramento nella tutela del diritto alla vita”.
A sud della Mauritania si è poi aperta una nuova rotta che parte dalle coste della Guinea, che prevede un viaggio di oltre 2mila chilometri su piccole imbarcazioni.
Sono invece aumentati in modo significativo i tentativi di raggiungere la Spagna – e il numero di tragedie – attraverso lo Stretto di Gibilterra, con 139 vittime, il 24% delle quali sono bambini e adolescenti, e con un numero crescente di minori marocchini che tenta la traversata a nuoto.
[Fonte: Nigrizia; Foto: Rivista Africa]



