
Rd Congo: la Chiesa cattolica contro l’accordo di pace

Per il presidente della Conferenza episcopale l’intesa mediata da Trump tra Kinshasa e Kigali rappresenta una nuova forma di colonialismo che ipoteca il futuro della nazione. Il servizio di Nigrizia, la rivista dei Missionari Comboniani.
La Chiesa cattolica nella Repubblica democratica del Congo ha denunciato senza mezzi termini lo pseudo accordo di pace firmato a Washington il 4 dicembre tra il presidente congolese Felix Tshisekedi e l’omologo rwandese Paul Kagame, favorito dalla mediazione interessata del presidente USA Donald Trump.
Criticando l’iniziativa, che secondo la Chiesa equivale a ipotecare il futuro del paese per sostenere il regime di Kinshasa, l’arcivescovo di Lubumbashi Fulgence Muteba Mugalu, presidente della Conferenza episcopale della Rd Congo, ha dichiarato che l’accordo si basa su una “falsa amicizia”, e rappresenta una nuova forma di colonialismo.
Preoccupazione particolare è stata espressa dal prelato in merito all’accordo per un prolungato sfruttamento delle risorse naturali del Congo: “Come si può ipotecare il futuro di una nazione per 99 anni?”, ha affermato con forza il vescovo, per il quale il partenariato strategico non avvantaggerebbe il popolo congolese, ma servirebbe principalmente a “salvare un regime” a costo di sacrificare lo sviluppo nazionale e compromettere il benessere delle generazioni future.
Paese svenduto
L’accordo, secondo il governo di Kinshasa, rappresenta una rinnovata fiducia internazionale e un’opportunità per la trasformazione strutturale dell’economia nazionale, e consentirà agli Stati Uniti un accesso privilegiato a risorse minerarie come cobalto, rame, litio e oro, tutte essenziali per l’industria occidentale.
Secondo la Chiesa, al contrario, rappresenta una svendita delle proprie risorse a vantaggio di Washington e delle multinazionali americane. “Tutti questi accordi di cui sentiamo parlare – ha detto mons. Muteba – sono in realtà accordi di falsa amicizia, accordi di cooperazione sbilanciati, accordi basati sull’avidità di sfruttare le risorse naturali del paese”.
E ha messo in guardia dal rischio che la Rd Congo torni a essere il campo di battaglia di una nuova guerra per procura, come accadde durante la Guerra Fredda. Questa volta, secondo il vescovo, gli avversari sarebbero gli Stati Uniti e la Cina, e il popolo congolese ne pagherebbe il prezzo più alto.
Logica predatoria
Citando le parole di papa Francesco, il leader della Chiesa, anche in base alla sua esperienza personale nei negoziati per un accordo quadro firmato a novembre con i mediatori del Qatar tra il governo congolese e il gruppo politico-militare M23/AFC, sostenuto dal Rwanda.
Un accordo così descritto dall’arcivescovo: “Sono stato a Doha per cercare la pace. Quello che di fatto ho visto nell’intenzione di quel paese ricco di petrolio, non era principalmente il desiderio di portarci la pace o di aiutarci a uscire dalla nostra situazione. Dopo aver parlato di pace, infatti, avevano mostrato molto più interesse nel porci domande sui minerali”.
Sulle orme di papa Francesco l’arcivescovo ha criticato il sistema economico globale che consente tali accordi. Soprattutto perché frutto di un sistema progettato per perpetuare una “logica predatoria” sotto le mentite spoglie di sviluppo e cooperazione.
Per il governo “complete falsità”
Il governo, dal canto suo, ha respinto le critiche della Chiesa, attraverso il portavoce, Patrick Muyaya, che ha descritto le affermazioni della Chiesa come “complete falsità”.
Il ministro delle Comunicazioni ha affermato, al riguardo, che l’accordo non include alcun trasferimento di miniere, nessuna svendita di risorse naturali, né alcuna violazione della sovranità nazionale, e si limita a stabilire principi di cooperazione, all’interno di un quadro trasparente, in cui lo stato congolese mantiene la completa libertà di accettare o rifiutare qualsiasi progetto contrario all’interesse nazionale.
Johan Viljoen, sacerdote direttore del Denis Hurley Peace Institute della Conferenza episcopale sudafricana, parlando a sua volta con la rivista cattolica Crux, si è detto al contrario totalmente d’accordo con i vescovi, affermando che l’accordo sotto l’egida di Trump rappresenta esattamente ciò che gli americani hanno fatto in ogni altro paese: “Faranno entrare le loro grandi aziende – ha detto Viljoen – otterranno concessioni, estrarranno tutti i minerali essenziali, li esporteranno in America e faranno rientrare i guadagni negli USA”.
“L’unico vantaggio che il governo congolese trarrà dalle aziende americane che sfruttano quei minerali saranno le tasse che pagheranno, a meno che non vengano meno anche a questo, come successo in Mozambico”, ha concluso Viljoen. “Le aziende statunitensi si insedieranno, i minerali saranno estratti e il Congo rimarrà ancora più povero”.
[Fonte e Foto: Nigrizia]



