Somalia: al-Shabaab torna all’attacco. Nuovo grave attentato scuote la capitale

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Dopo i primi successi, la guerra contro i terroristi nel centro-sud del paese batte il passo, proprio in concomitanza con l’inizio delle operazioni di ritiro graduale del contingente dell’Unione Africana. Al-Shabaab ne approfitta per tornare all’offensiva, frenando ulteriormente l’inizio dell'annunciata seconda fase di campagna militare. Ne riferisce Nigrizia in un articolo di Bruna Sironi da Nairobi.

La sera del 9 giugno, il gruppo terroristico al-Shabaab ha colpito la capitale della Somalia Mogadiscio, facendo strage di civili. Ha attaccato un ristorante sulla spiaggia, il Pearl Beach Hotel, nelle vicinanze del Lido Hotel, noto ritrovo di politici e somali della diaspora in visita nel paese. Nell’azione ci sono state 9 vittime, 6 civili e 3 militari. I feriti sono stati una ventina mentre 84 clienti sono stati messi in salvo dalle forze speciali dell’esercito immediatamente intervenute. L’ultimo attentato di questa gravità si era registrato ormai diversi mesi fa, lo scorso novembre, quando era stato attaccato il Villa Rosa Hotel, dove le vittime civili erano state una decina.

Il gravissimo episodio è avvenuto a pochi giorni di distanza da un attacco alle forze della missione di pace, ATMIS (African Transition Misssion in Somalia) dove almeno 54 militari ugandesi, tra cui un ufficiale superiore, sono morti. L’attacco era stato sferrato all’alba del 26 maggio. La missione, decisa dal Consiglio di sicurezza dell’Onu il 31 marzo 2022 con la risoluzione 2628 (2022), ha un mandato multidimensionale (militare, di polizia e civile) con l’obiettivo di mettere in sicurezza il territorio e di rafforzare le istituzioni somale in diversi settori, in modo che possano al più presto assumere pienamente la funzione loro propria in uno stato sovrano.

La forza di pace dovrebbe infatti gradualmente diminuire la sua presenza nei prossimi mesi e terminare il mandato alla fine di dicembre 2024. Fino al 31 dicembre dell’anno scorso contava 18.586 uomini, la somma dei contingenti inviati da alcuni paesi della regione, e precisamente Uganda, Burundi, Kenya, Etiopia e Gibuti. Ma l’attacco terroristico del 26 maggio è stato tale da far dubitare che sia realistico pensare di concludere la missione entro il termine posto dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza.

Il presidio militare attaccato, forte di 200 uomini, si trova nella località di Buulo Mareer, nella Somalia centrale, regione del Lower Shabelle, affidata dall’ATMIS al controllo dell’esercito ugandese. Secondo esperti militari, la zona sarebbe una delle roccaforti del gruppo terroristico. Mogadiscio si trova ad appena 130 chilometri di distanza. Secondo fonti ufficiali, l’attacco sarebbe stato organizzato seguendo una consolidata e ben nota prassi del gruppo: un’autobomba si è introdotta nella base provocando un’esplosione che ha aperto la strada ai miliziani. Una volta entrati, hanno ingaggiato un’aspra battaglia con il contingente ugandese, preso di sorpresa.

Se ne sono andati dopo essersi impossessati di armi, munizioni e veicoli militari, lasciandosi alle spalle decine di morti e feriti, e una base quasi completamente distrutta. A dar man forte al contingente ugandese, sono dovuti intervenire anche aerei militari che hanno bombardato la colonna dei terroristi che tornava nelle proprie basi per cercare di distruggere l’ingente quantitativo di armi di cui si erano impossessati. Alla catastrofica conclusione dell’attacco non sarebbe estranea anche una certa approssimazione nella risposta dei soldati ugandesi. Il presidente Yoweri Museveni ha ammesso: «Alcuni non hanno reagito come avrebbero dovuto. Sono andati nel panico, cosa che ha reso disorganizzata la loro risposta mentre al-Shabaab se ne è avvantaggiata conquistando la base».

Museweni promette una commissione d’inchiesta e punizioni esemplari, evocando in questo modo rilassatezza nella routine di sicurezza come minimo, ma anche, forse, collusione e corruzione. Intanto ha mandato sul posto il chiacchierato primogenito, suo alto consigliere e probabile successore, generale Muhoozi Kainerugaba. Ci sono voluti giorni per fare il bilancio delle vittime e delle distruzioni. Ѐ stata probabilmente la più grave perdita di uomini e armamenti dall’inizio delle missioni di pace in Somalia.

Offensiva terroristica

I recenti sanguinosi attacchi sembrerebbero dimostrare le difficoltà in cui si trova la campagna militare promossa dal presidente somalo Hassan Mohamud, eletto il 23 maggio 2022, allo scopo di debellare il gruppo terroristico. Secondo un’accurata ricostruzione del bollettino online The Somali Wire (n. 550, 7 giugno 2023), pubblicato dal centro studi somalo Sahan, la campagna era iniziata lo scorso agosto in alcune regioni della Somalia centrale (Hiiraan, Hirshabelle e Galmudug). Si era avvantaggiata di una rivolta contro il gruppo terroristico dei locali clan Hiiraan, provocata soprattutto dai continui balzelli, dall’arruolamento forzato dei giovani, dall’insicurezza delle vie di comunicazione.

Al-Shabaab aveva inizialmente perso una parte del territorio in cui era insediato, compresi alcuni centri abitati, e il controllo di numerose vie di comunicazione. Diversi commentatori avevano allora descritto il gruppo terroristico come ormai isolato e demotivato, prevedendo un deciso ridimensionamento delle sue attività se non una vera e propria disfatta. Ma nel corso degli ultimi mesi al-Shabaab sembra essere passato di nuovo all’offensiva, frenando ulteriormente l’inizio della prevista seconda fase della campagna militare che si era già sostanzialmente bloccata per ritardi e incertezze nelle decisioni politiche, inesperienza degli alti gradi dell’esercito somalo e questioni logistiche. Al-Shabaab starebbe così gradualmente riconquistando il terreno perduto.

Gli atti di terrorismo sono di nuovo quotidiani. Nel numero di The Somali Wire già citato è riportato l’attentato a Mogadiscio, il 6 giugno, ad un ex ufficiale di polizia in cui le sue quattro guardie del corpo sono rimaste uccise. Nel numero 551, del 9 giugno, sono elencati 5 episodi avvenuti dal 6 all’8 giugno, tra cui: l’attacco a una base etiopica della missione di pace, il rapimento di 5 operatori umanitari, il ferimento di 7 poliziotti per una bomba posta sulla carreggiata di un strada al confine con il Kenya.

Anche le forze di sicurezza del Kenya sono in allerta. Fin dall’anno scorso, quando il governo somalo ha lanciato la campagna militare contro al-Shabaab, hanno intensificato il pattugliamento delle zone di confine per prevenire possibili sconfinamenti. Ma l’azione preventiva non ha impedito un certo aumento dell’attività terroristica anche in territorio kenyano. Nei giorni adiacenti al catastrofico attacco alla base ugandese della missione di pace, sono stati sventati attentati su alcune delle maggiori vie di comunicazione della contea di Garissa. Nelle operazioni, diversi miliziani sono rimasti uccisi o feriti. Sono anche state sequestrate numerose armi e munizioni.

Il pericolo terroristico, dunque, persiste. Potrebbe anche interferire con l’organizzazione delle prossime elezioni a suffragio universale, secondo la direttiva recentemente approvata dal governo di Mogadiscio. L’ultimo numero di The Somali Wire pubblica un’analisi dal titolo Le elezioni a suffragio universale in Somalia nel 2024: un sogno irraggiungibile? Il problema, come per tanti altri aspetti nella vita del paese, secondo il team di giornalisti e ricercatori di Sahan è l’instabilità dovuta in gran parte proprio alla presenza radicata, alle azioni e alle “politiche” di al-Shabaab. Purtroppo il 2024 non è cosi lontano da poter sperare che la situazioni cambi in maniera tanto significativa da permettere elezioni a suffragio universale libere e credibili, organizzate in un paese ormai stabilizzato tanto da non avere più bisogno del supporto di una missione di pace.

(Fonte: Nigrizia; Foto: ZumaPress)