“Sono turbato come tutti i senegalesi per il rinvio del voto presidenziale”, dice l’arcivescovo di Dakar

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“Come molti dei nostri concittadini sono turbato per quel che sta accadendo”, afferma alla stampa Benjamin Ndiaye, arcivescovo di Dakar, capitale del Senegal, dopo che il 3 febbraio il presidente Macky Sall ha annunciato il rinvio a tempo indeterminato delle elezioni presidenziali previste per il 25 febbraio. “I senegalesi devono evitare la tecnica dell’elusione. Quando c’è un regolamento, va seguito. Rispettarlo ci permette di andare avanti”, dichiara mons. Ndiaye,

“È importante che cerchiamo di vivere la coesione nazionale. Occorre che le istituzioni siano rispettabili e rispettate nella loro missione per poter andare avanti insieme. Quello che mi sta più a cuore è che il Senegal viva secondo la sua Costituzione”, sottolinea l’arcivescovo di Dakar che invita i senegalesi a perseguire la via del dialogo per ritrovare la pace sociale.

Nel suo discorso alla nazione in diretta televisiva il presidente Sall ha detto di aver firmato il decreto del 3 febbraio 2024 che abroga la legge che fissa le elezioni presidenziali per il 25 febbraio 2024, perché “il nostro Paese è attraversato in questi giorni da un conflitto tra l’Assemblea nazionale e il Consiglio costituzionale, sullo sfondo di un presunto caso di corruzione di giudici”.

“Avvierò colloqui affinché vi siano condizioni per elezioni libere, trasparenti e inclusive in un Senegal pacifico e riconciliato”, ha aggiunto senza però annunciare una nuova data per la votazione.
Il presidente Sall ha fatto riferimento al conflitto scoppiato tra il Consiglio costituzionale e l’Assemblea nazionale dopo la definitiva convalida da parte del tribunale di 20 candidature e l’eliminazione di diverse decine di altre.

Su iniziativa di Karim Wade, un candidato escluso dalla candidatura alle presidenziali, che ha messo in dubbio l’integrità di due giudici costituzionali e ha chiesto il rinvio delle elezioni, l’Assemblea ha approvato la creazione di una commissione d’inchiesta sulle condizioni di convalida delle candidature. Altra figura di spicco esclusa dalla candidatura alle presidenziali è Ousmane Sonko, condannato il 4 gennaio per “diffamazione” a una pena detentiva di sei mesi con la condizionale e dichiarato ineleggibile per cinque anni. Sonko è molto popolare tra i giovani per le sue prese di posizione contro la corruzione e l’influenza della Francia nel Paese.

Appare invece debole il candidato del campo presidenziale, il primo ministro Amadou Ba, che è contestato nel suo stesso partito.

Ieri, domenica 4 febbraio sono scoppiati scontri a Dakar tra le forze di sicurezza e i manifestanti che hanno aderito all’appello dei partiti di opposizione a scendere in strada per protestare contro il rinvio delle elezioni presidenziali, un evento che non accade dal 1963 in Senegal, un Paese che non ha mai subito un colpo di Stato, un evento raro in Africa.

(Fonte: Fides; Foto: Vatican News)