Sudan: la caduta di El-Fasher segna un punto di svolta. Egitto e Turchia rafforzano il loro impegno per fermare le RSF

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Khartoum – La caduta di El-Fasher, la capitale del Nord Darfur, nelle mani dei miliziani delle Forze di Supporto Rapido (Rapid Support Forces, RSF) è un punto di svolta per le potenze che appoggiano il governo sudanese del generale Abdel Fattah al-Burhan,

L’Egitto in particolare – riferisce l’agenzia vaticana Fides – ha rafforzato il proprio dispositivo militare nel sud al confine con il Sudan ed ha incrementato l’aiuto logistico offerto alla forze armate sudanesi (Sudan Armed Forces) che sono ora impegnate a contrastare l’offensiva delle RSF nel Kordofan.

Proprio in questo Stato strategico per la difesa della capitale federale Khartoum, è stato costituito un centro di comando congiunto sudanese-egiziano per dirigere le operazioni militari delle SAF.

Per l’Egitto, la cattura di El-Fasher rappresenta un segnale di allarme perché la sua caduta divide il Darfur, la vasta regione occidentale del Sudan, ora sotto il controllo delle RSF, dal resto del Paese, con il rischio di una partizione del Sudan. Altra possibilità è invece che le RSF attraverso il Kordofan possano giungere di nuovo a minacciare Khartoum (evacuata dai miliziani a marzo) e la sua città gemella, Omdurman. Anche in questo caso il governo del Cairo vuole impedire alle RSF guidate da Mohamed Hamdan Dagalo di rappresentare un pericolo per la sua frontiera meridionale.

Tanto più che con la presa di El-Fasher le RSF ora controllano le rotte di contrabbando verso la Libia e il Ciad, incrementando i rischi per la sicurezza egiziana.

Ad affiancare l’azione egiziana c’è la Turchia i cui droni armati sono impiegati per colpire i convogli di rifornimenti che partono da Cirenaica e Ciad diretti nelle roccaforte delle RSF in Darfur. Rifornimenti forniti dagli Emirati Arabi Uniti (EAU) attraverso una catena logistica che fa scalo aereo a Bosaso nel Puntland somalo, per poi atterrare nel sud della Libia o nell’est del Ciad e quindi giungere via terra nell’ovest sudanese.

La guerra per procura che stanno giocando le diverse potenze dell’area in Sudan ha risvolti paradossali. Egitto ed EAU sono alleati nel contrastare l’Islam politico e la Fratellanza Musulmana, che sono invece protetti dalla Turchia. Ma nel caso sudanese EAU ed Egitto sono su fronti opposti mentre Il Cairo ed Ankara collaborano nell’appoggiare il generale al-Burhan, nel cui governo siedono esponenti espressione dell’Islam politico.

I conflitti che colpiscono Sudan e Sud Sudan saranno al centro delle discussioni dell’Assemblea Plenaria della Sudan’s Catholic Bishops’ Conference (SCBC, alla quale partecipano i Vescovi di Sudan e Sud Sudan) che si apre ufficialmente oggi, 10 novembre, a Malakal in Sud Sudan, riuniti sul tema “Pace, guarire le ferite e promuovere l’unità”.

[Fonte e Foto: Fides]