Il nuovo attacco di Trump al Papa. “Il presidente americano sempre più verso gli evangelici”

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Melloni, “Vance e Rubio competono per l’elettorato cattolico”. Spadaro, “ora ricucire”. Il focus di Nina Fabrizio per l’ANSA.

CITTA’ DEL VATICANO, 05 MAG – Il nuovo attacco di Donald Trump a papa Leone proprio quando sta per imbarcarsi per Roma il suo ministro degli Esteri Marco Rubio ha questa volta una dimensione più ‘domestica’, da leggersi secondo il posizionamento dei tre leader Maga, Trump, il vice presidente J.D.Vance e, appunto Rubio, rispetto all’ elettorato cattolico Usa. In questa chiave legge gli eventi delle ultime ore lo storico della Chiesa, Alberto Melloni. “Penso che Rubio venga per cicatrizzare la ferita dello scontro con Trump – afferma all’ANSA -, per ridurlo di intensità ed è il personaggio giusto: cattolico di origini cubane, si commosse fino alle lacrime quando Francesco parlò al Congresso Usa e disse ‘noi latino americani siamo tutti figli di qualcuno che è emigrato’. D’altra parte è anche quello che si è messo le ceneri sulla fronte invece che sul capo esibendo più che altro un trucco, cioè una fede esibita, ostentata”.

“Ma il discorso ora è essenzialmente un altro – evidenzia lo storico – : Trump, Rubio e Vance, cattolico convertito di recente, rappresentano tre modi diversi di pensare il futuro del cattolicesimo nel mondo Maga. E in particolare, Rubio e Vance hanno due politiche diverse. Vance è quello che ha tentato per primo di fare un po’ una trattativa prima con Francesco, poi con Leone, non è andata benissimo né malissimo anche se ha finito per imbarcarsi addirittura in lezioni di teologia a Prevost.”

“Rubio è stato un passo indietro – continua – è un falco che cerca di passare nell’ombra. Dunque se Trump pensava che il Papa potesse essere il cappellano del mondo Maga prima, ora lui si è riconsegnato agli evangelici come ben testimoniano quelle cerimonie di preghiera nello studio Ovale, sta con quel mondo lì. Rubio e Vance invece, hanno il problema di chi dei due rappresenti il cattolicesimo nel mondo Maga, c’è concorrenza tra loro su chi sia il cattolico che ha più dialogo con il Papa.”

La missione di Rubio denota ormai una “assenza di strategia” secondo invece padre Antonio Spadaro, sottosegretario alla Cultura e autore di saggi di geopolitica vaticana. “Se la formulazione ufficiale del Dipartimento di Stato parla di ‘avanzamento delle relazioni bilaterali con l’Italia e il Vaticano'”, spiega all’ANSA, “dietro il linguaggio diplomatico si nasconde una realtà più inquieta: questa visita nasce da una crisi. Il problema è che la crisi, invece di attenuarsi in vista dell’incontro, si riapre puntualmente e questo dice qualcosa di importante non sul Papa, ma sull’amministrazione americana” e cioè, “non una strategia a due velocità, ma forse l’assenza di strategia. Da un lato Rubio tende la mano e cerca di ricondurre il confronto a un registro istituzionale; dall’altro Trump sfonda il soffitto diplomatico che il suo stesso governo sta cercando di ricostruire”.

“Le dichiarazioni fluttuano in modo ondivago – osserva -, tra ricucitura e provocazione, senza che emerga una linea coerente. L’amministrazione vuole una relazione con la Santa Sede o uno scontro con essa?”. “In questa situazione – aggiunge però – è assolutamente necessario riuscire a placare i toni e a mantenere aperto il dialogo e la conversazione diplomatica. Per la Santa Sede questa è sempre una priorità, accanto alla chiarezza delle posizioni. La diplomazia vaticana cuce, non taglia”.

[Fonte: ANSA; Foto: Evangelici.net]