
L’ANALISI / Come l’americano Leone XIV rimodella l’episcopato Usa in un senso meno allineato al trumpismo

CITTA’ DEL VATICANO, 20 DIC – Passo dopo passo, pedina dopo pedina, papa Leone XIV sta procedendo con la sua modalità posata e meditata, senza particolari clamori, nel disegno di rimodellare l’episcopato americano in un senso meno appiattito sul trumpismo ora dominante. La linea è di nominare vescovi – quello che è l’atto fondamentale di governo della Chiesa nelle mani di un Romano Pontefice – che, per quanto anche dal profilo moderato, siano apertamente critici soprattutto verso la durissima e aggressiva politica anti-migranti dell’amministrazione Trump.
Prevost, già da prima dell’elezione al soglio di Pietro, aveva esplicitamente contestato i plateali attacchi ai migranti e le deportazioni di massa: in particolare, l’allora cardinale prefetto dei Vescovi, aveva anche ripubblicato sui social media un editoriale in cui criticava il vicepresidente JD Vance, un convertito al cattolicesimo, per la sua interpretazione della fede e per il severo programma anti-immigrazione di Washington. “Non vedete la sofferenza? La vostra coscienza non è turbata?”, recitava l’editoriale ripubblicato dal futuro papa Leone.
Ora la sua attenzione al problema, che coinvolge tanta della popolazione di ‘latinos’ presente negli Usa, viene riversata anche nelle nomine dei vescovi, mentre un altro fronte di scontro con la Casa Bianca – si legga ad esempio il Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace pubblicato due giorni fa – si sta prospettando sulle politiche di riarmo, sul dilatarsi a dismisura delle spese militari e, anche qui, sull’aggressività e minacciosità delle posizioni Usa, come nel caso del Venezuela.
Sempre sul tema scottante dell’immigrazione papa Leone nello scorso settembre, rivolgendosi ai cattolici americani che tanta parte hanno avuto come base di voti per la rielezione di Trump, ha affermato che “essere d’accordo con il trattamento disumano degli immigrati negli Stati Uniti” non è davvero pro-vita, come anche essere “a favore della pena di morte”. Una posizione che ha trovato anche riscontro nell’importante documento approvato dalla Conferenza episcopale Usa, superando contrarietà e resistenze nell’assumere ruoli apertamente ‘politici’ e soprattutto ostili a Trump. Ma da tempo Prevost vuole che il tema diventi decisivo anche nella nomina stessa dei vescovi, che naturalmente vuole più vicini, senza se e senza ma, alla sua sensibilità.
Un attento osservatore del cattolicesimo e della Chiesa Usa come Massimo Faggioli, autore di ‘Da Dio a Trump’, ora docente al Trinity College di Dublino, diceva poco più di due mesi fa all’ANSA (e a Tra Cielo e Terra) di vedere l’episcopato americano diviso “in tre parti diverse: c’è una minoranza di vescovi e cardinali di resistenza al trumpismo sulla questione migratoria ma non solo, cioè sul decadimento del costume politico americano in generale. Poi hai dalla parte opposta un’altra minoranza di vescovi che sono chiaramente trumpiani, che hanno scelto di difendere il trumpismo, e i suoi apostoli, i suoi discepoli in ogni modo, come il cardinale di New York, Timothy Dolan, che ha detto che Charlie Kirk era come ‘un nuovo San Paolo’”. “Poi hai questa vasta zona grigia di vescovi che sono intimiditi, confusi, incerti sul futuro, nel senso che, come tutti gli altri, non sanno cosa succederà”, aggiungeva.
La riprova della volontà di papa Leone di rimescolare le carte e di rinnovare il quadro generale su una linea a lui molto più vicina, la si è avuta due giorni fa proprio con la sostituzione del conservatore e filo-trumpiano Dolan a New York, mandato in pensione avendo compiuto a febbraio i 75 anni, col giovane e poco conosciuto Ronald Hicks, 58 anni, vescovo nella piccola diocesi di Joliet, vicino a Chicago. Un presule dal profilo molto simile allo stesso Prevost. Nato e cresciuto anch’egli a Chicago, è stato come papa Leone missionario in America Latina, anche se non in Perù ma in Messico e a El Salvador, Paesi dove è stato dal 2005 al 2009 direttore regionale dell’Organizzazione caritativa ‘Nuestros Pequeños Hermanos’ (I nostri piccoli fratelli).
E nella sua prima conferenza stampa dopo la nomina, Hicks ha parlato prima in spagnolo e poi in inglese, affermando di avere “un grande cuore” per la comunità latino-americana. Ha poi ribadito la condanna espressa dalla Conferenza dei vescovi verso la lotta senza quartiere all’immigrazione condotta dal governo Trump. “E’ giusto proteggere i confini – ha dichiarato – ma gli Usa devono anche essere un Paese che rispetta la dignità umana e in cui ci si tratta bene l’uno con l’altro”.
Un altro segnale, di minore risonanza ma ugualmente importante, è arrivato ieri con una doppia nomina. Alla diocesi di Palm Beach, in Florida, in sostituzione del 75enne e quindi pensionato Gerald M. Barbarito, Leone ha nominato vescovo il rev.do Manuel de Jesus Rodriguez, un salesiano del clero di Brooklyn finora parroco a Corona, nato 51 anni fa e formatosi non negli Stati Uniti ma nella Repubblica Dominicana. Come ausiliare di Phoenix, in Arizona, il Papa ha nominato invece il rev.do Peter Dai Bui, 55 anni, un legionario di Cristo nato addirittura in Vietnam. Che dire? Quanto di più lontano dal suprematismo bianco che dilaga nel mondo MAGA e di cui era un convinto rappresentante proprio quel Charlie Kirk che il card. Dolan ha spericolatamente definito “un nuovo San Paolo”.
Ugualmente di origine vietnamita è il primo vescovo nominato in assoluto negli Usa da papa Leone, il 22 maggio scorso, due settimane dopo l’elezione: mons. Michael M. Pham, 58 anni, nato a Da Nang, nominato vescovo di San Diego, diocesi dov’era stato anche vicario per le comunità etniche. A Newark, nel New Jersey, il 30 maggio il Pontefice ha nominato vescovo ausiliare il rev.do Pedro Bismarck Chau, nato 61 anni fa a Managua, in Nicaragua. Di Pittsburgh, in Pennsylvania, è invece il vescovo dell’omonima diocesi mons. Mark A. Eckman, 66 anni, nominato il 4 giugno, e che se l’è poi dovuta vedere con un grave incidente sul lavoro per un’esplosione nel locale stabilimento Us Steel, nonché con “odiosi atti di vandalismo” sia anti-cattolico che antisemita in aree parrocchiali.
Di origine ugandese, nato 54 anni fa a Ngora, è mons. Simon Peter Engurait, nominato il 5 giugno vescovo di Houma-Thibodaux, in Louisiana. Di Saint Louis, nel Missouri, è mons. Mark Steven Rivituso, 64 anni, nominato il 1° luglio arcivescovo metropolita di Mobile, in Alabama, molto impegnato verso i bisognosi. Il 2 luglio il Papa ha nominato nuovo vescovo di Austin, in Texas, mons. Daniel Elias Garcia, nato 65 anni fa a Cameron, sempre in Texas, e già vescovo a Monterey, in California. Il 10 luglio ha nominato vescovo di Baker, in Oregon, mons. Thomas J. Hennen, 47 anni, originario dello Iowa e con alle spalle studi a Roma. Il 19 agosto papa Leone ha nominato vescovo di Jefferson City nel Missouri il rev.do Ralph B. O’Donnell, 56 anni, di Omaha, in Nebraska.
Di origine messicana, nato 56 anni fa a San Luis Potosí, è invece il nuovo ausiliare di San Antonio, in Texas, mons. José Arturo Cepeda, nominato il 26 agosto scorso. Di origine delle Filippine, nato 60 anni fa a Laoag City, e formatosi in Spagna, è il nuovo ausiliare di San Josè in California. mons. Andres C. Ligot, nominato il 29 agosto. Il 24 settembre, il Papa ha nominato arcivescovo coadiutore di New Orleans, in Louisiana, mons. James Francis Checchio, 59 anni, nato a Camden e finora Vescovo di Metuchen, entrambe nel New Jersey. Il canadese mons. Mark W. O’Connell, 61 anni, di Scarborough, Ontario, già ausiliare di Boston, è invece il nuovo vescovo di Albany, New York, nominato da Prevost il 20 ottobre. Di origine messicana è anche mons. Mario Alberto Avilés, nato 56 anni fa a Città del Messico, dell’Ordine di San Filippo Neri di cui è stato anche procuratore generale, nominato il 1° dicembre nuovo vescovo di Corpus Christi, in Texas. Di tre giorni fa, il 17 dicembre, è infine la nomina a vescovo di Monterey, in California, di mons. Ramon Bejarano, nato 56 anni fa a a Laredo, in Texas, e con studi presso il Seminario Diocesano di Tijuana, in Messico.
Un quadro piuttosto variegato, se vogliamo, ma da cui nel complesso appare una predisposizione generale verso l’attenzione agli ultimi e agli emarginati, e naturalmente anche ai migranti, meno verso quella sorta di “Vangelo della prosperità” sostenuto dall’attuale destra cristiana che è stata fondamentale per la rielezione di Trump. Il disegno voluto da papa Leone è comunque in corso. Altre nomine vescovili seguiranno. Ma la linea è già tracciata.
[Foto: Local Catholic Churches]



