
L’INTERVENTO / Fame e bombe, cardini di un ‘nuovo’ ordine internazionale? I cristiani chiamati a opporre la loro coscienza evangelica, senza se e senza ma

Tra Cielo e Terra ospita la riflessione di Luis Badilla su un tema molto scottante, doloroso e attuale: la fame che patiscono i più deboli a Cuba come a Gaza. Senatori democratici USA dopo una visita a Cuba hanno parlato di una “Gaza silenziosa”. Il testo che segue è stato pubblicato sabato 1° agosto nella Newsletter “Osservazioni casuali”.
Di Luis Badilla *, da “Osservazioni casuali”
Anche se è passato poco più di un anno dalla sua elezione, Papa Leone XIV è ormai percepito come una solida guida morale e religiosa nonché culturale e politica. Il Pontefice appare come un leader morale e spirituale, fortemente impegnato nella costruzione della pace, considerata una priorità assoluta e urgente che egli stesso ha definito con queste parole dirimenti: “disarmata e disarmante”.
Un papato nel cuore dei più deboli e senza diritti reali
Nella prefazione di un libro che propone, per la prima volta, un’antologia dei suoi testi pontifici, edito dal Vaticano in questi giorni, il Papa scrive, ricordando che nel mondo oggi sono in corso oltre 100 conflitti armati: “A chi rischia di cadere nella tentazione della disperazione di fronte alle tante guerre in corso nel mondo, rivolgo l’invito che già Papa Pio XI estese a tutta la Chiesa: «Ringraziamo Dio perché ci fa vivere in tempi difficili. Ora, a nessuno è permesso essere mediocre». Dio ci guidi sulle strade della non-violenza. I credenti e le persone di buona volontà non smettano mai di operare come costruttori di pacificazione. Ciascuno faccia della pace la causa della propria vita”.
Il magistero di Leone XIV non distoglie mai lo sguardo dalla complessa realtà mondiale odierna, dove rarissime oasi di serenità, di non violenza e di fratellanza si intrecciano a intere regioni devastate da guerre disumane e sofferenze indicibili. Sono tragedie che coinvolgono centinaia di milioni di persone, in maggioranza civili, tra cui – particolare ancora più terrificante – bambini, donne e anziani. Ecco perché lo sguardo insistente e accorato di Papa Prevost si posa sui principali conflitti, che chiamano tutti a un impegno ineludibile per la costruzione della pace. Leone XIV ha così sintetizzato questa sfida: «La pace è un dono. Non le armi atomiche, ma il disarmo genera la pace».
L’espansione del dolore e della morte
Da quest’ottica, dottrinaria e ovviamente pastorale, il Papa, dal giorno della sua elezione, ha affrontato con parole chiare e mai ambigue, la realtà agghiacciante delle sofferenze umane che non pochi uomini di potere, governanti e leader politici ed economici, preferiscono accrescere usandole come strumento di dominio e controllo geopolitico. Madre Teresa di Calcutta parlò anni fa di “espansione interessata e calcolata del dolore umano per ragioni di potere”.
In questi anni abbiamo visto una delle più spaventose manifestazioni di questa logica criminale: quella del governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu – non del popolo israeliano e non degli ebrei – di usare la fame, soprattutto contro i bambini, per rendere più efficiente l’eliminazione dei palestinesi, considerata e teorizzata come una “punizione collettiva”, che il diritto internazionale vieta e persegue. Parliamo della mattanza di Gaza, un orrore che alcuni tentano di spiegare, se non addirittura di giustificare, con gli orrori di Hamas – finanziato dal Qatar, alleato strategico delle potenze occidentali – e con i tragici eventi degli ultimi decenni, che hanno innescato una spirale di violenze abominevoli da parte di tutti gli attori coinvolti.
Non è stata una denuncia gratuita quella di Papa Leone lo scorso aprile, a Bamenda (Camerun), quando, nella sua omelia, disse con grande coraggio e lucidità: «Il mondo distrutto da un manipolo di tiranni. (…) I signori della guerra fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere (…) Fingono di non vedere che occorrono miliardi di dollari per uccidere e devastare, ma non si trovano le risorse necessarie a guarire, a educare, a risollevare. Chi rapina la vostra terra delle sue risorse, in genere investe in armi buona parte dei profitti, in una spirale di destabilizzazione e di morte senza fine».
Cuba affamata: la “Gaza silenziosa”
Negli Stati Uniti, dopo il rientro da una visita lampo a Cuba nello scorso aprile, quattro senatori democratici – volendo dare forza alla loro testimonianza su quanto visto nel paese caraibico – hanno parlato di una “Gaza silenziosa”. I congressisti volevano sottolineare l’effetto devastante delle misure restrittive imposte da Donald Trump e dal suo Segretario di Stato, Marco Rubio (figura chiave della politica estera della Casa Bianca in America Latina), nei confronti del governo dell’Avana: affamare il popolo cubano per favorire un cambio di regime. Si tratta, com’è palese da decenni, di usare il cibo come arma; una dinamica che spinge a riflettere su come, nel corso delle storiche conferenze e assemblee della FAO a Roma, le posizioni di potere e i veti incrociati – spesso guidati dagli Stati Uniti – abbiano frenato il riconoscimento del cibo come diritto umano inalienabile.
Qualche settimana fa Rubio ha annunciato, nel contesto delle sue posizioni sull’onnipresenza di un terrorismo di stampo marxista-leninista, che la Casa Bianca aveva stanziato (cosa diversa da “erogato”, parola mai pronunciata) 100 milioni di dollari in aiuti umanitari alla popolazione di Cuba, senza precisare tempi, canali, criteri né modalità dell’assistenza. Il Ministero del commercio estero di Cuba, il 22 luglio, ha confermato l’arrivo dei primi 700 pacchi di aiuti, da distribuire tramite organizzazioni religiose, prima fra tutte la Chiesa cattolica. L’Avana non si è mai opposta a questi aiuti, anche perché vive una grave crisi energetica – aggravata dalle politiche di Trump – che si somma alle difficoltà croniche causate dall’embargo imposto dagli Stati Uniti, che blocca ogni tipo di scambio commerciale. In questi giorni il governo cubano ha ribadito che tali spedizioni umanitarie “contrastano nettamente con la realtà imposta dalla punizione collettiva” inflitta in modo aggressivo da Washington.
Il Presidente Trump, che pochi giorni prima aveva annunciato lo stanziamento di 100 milioni di dollari in aiuti umanitari per i cubani, l’11 giugno ha dichiarato con goffaggine e prepotenza a Fox News che gli Stati Uniti avevano “sganciato in una sola notte 250 milioni di dollari in bombe sull’Iran”.

Nuovo ordine mondiale: fame e bombe?
Le cifre amplificate e propagandate da Trump per cibo e armi pongono domande profonde e dirimenti sulla sostanza del diritto internazionale umanitario: che cosa è davvero oggi per le potenze mondiali? Come e quando si applica, e quali autorità e autorevolezza hanno gli organi preposti? E fino a che punto si può tollerare un simile modo di governare i popoli e i rapporti internazionali con la bussola del cibo e delle armi? Sarebbero questi i cardini del nuovo ordine mondiale?
Papa Leone, in più occasioni, soprattutto a proposito dei conflitti ucraino e mediorientale, ha fatto riferimento esplicito a questo diritto. Anche i suoi predecessori hanno agito nello stesso modo, basti pensare alla crisi di Cuba, riaccesa ciclicamente da decenni e ora diventata un’ossessione elettorale per Trump. Cinque mesi fa, nel suo appello sulla situazione creatasi a seguito delle minacce di Trump contro l’isola, il Pontefice ha dichiarato: “Ho ricevuto con grande preoccupazione notizie circa un aumento delle tensioni tra Cuba e gli Stati Uniti d’America, due Paesi vicini. Mi unisco al messaggio dei Vescovi cubani, invitando tutti i responsabili a promuovere un dialogo sincero ed efficace, per evitare la violenza e ogni azione che possa aumentare le sofferenze del caro popolo cubano. Che la Virgen de la Caridad del Cobre assista e protegga tutti i figli di quell’amata terra!” (Angelus, 1° febbraio 2026).
Nella dottrina della Chiesa Cattolica, nonché nel magistero dei Papi, il diritto internazionale umanitario (DIU) è una realtà codificata con chiarezza e precisione. A tale codice si devono adeguare tutti i cattolici, dalla gerarchia istituzionale fino a ogni fedele del Popolo di Dio, poiché si tratta di principi che convergono nella necessità assoluta di limitare la violenza e proteggere la dignità umana durante i conflitti armati. Al contempo, essi impegnano a condurre ogni controversia lungo i binari del dialogo e della ricerca consensuale di soluzioni, accordi e compromessi.
Papa Bergoglio stesso ricordava spesso un passaggio della Costituzione italiana, forse uno dei più lungimiranti: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. (Articolo 11).
La guerra non sospende la dignità di ogni essere umano
In altre parole, la legge suprema e perfetta, quella del quinto comandamento (“Non uccidere”), rimane pienamente valida anche in tempo di guerra. Questa validità permanente della legge morale (CCC 2328) sancisce che i conflitti armati non sospendono le regole morali e, perciò, sono crimini tutte le pratiche deliberate contrarie al “diritto delle genti e ai suoi principi universali”, espressione teologico-giuridica che include i pilastri del moderno diritto umanitario. È questa la questione centrale sulla quale la dottrina cattolica si scontra, e sarà sempre così, con le recenti formulazioni geopolitiche e geostrategiche, proposte all’interno di una visione del mondo dove vige comunque e ovunque la legge del più forte.
In questi insegnamenti del magistero c’è anche la condanna delle armi di distruzione di massa (CCC 2314), che nel caso di quelle atomiche Papa Francesco ha definito “immorali” anche nel solo fatto di possederle. La fame, e le oscure dinamiche volte ad affamare intere popolazioni, sono un’arma di distruzione di massa e quindi, moralmente, da ripudiare anche quando si presentano paradossalmente come assistenza umanitaria distribuita con criteri politici, diplomatici e di convenienza tattica.
L’uso del pane per sottomettere una persona non è un crimine diverso da quello che si verifica con lo sganciamento di tonnellate di esplosivi. In questi anni la fame, come strumento di morte deliberato, pianificato e portato alla sua massima efficacia, si è manifestata in particolare a Gaza e a Cuba e, purtroppo, le civilizzate istituzioni che si appellano ai valori dell’Occidente cristiano non sono state capaci di fermare un così orrendo crimine, che evoca altri episodi simili del secolo scorso e dell’epoca contemporanea.
Quando la guerra è tecnologia, governata da algoritmi
Su questa questione, attuale, drammatica e agghiacciante, le opinioni pubbliche, le Chiese, i governanti, i Parlamenti e istituzioni internazionali specializzate, hanno a disposizione la prima Enciclica di Papa Leone XIV, la sua straordinaria “Magnifica Humanitas”, sulla quale, tuttavia, parecchi governanti non si sono mai espressi, né in pubblico né in privato. C’è qualcosa, in questo documento papale, che inquieta numerosi membri delle classi governanti del mondo. La politica, e i politici, sembrano curiosamente “perplessi” di fronte a quanto tende a configurarsi quasi come una dinamica normale, una sorta di “globalizzazione dell’indifferenza”, avrebbe detto Papa Francesco, o una “globalizzazione dell’impotenza”, come dice Papa Leone.
Il magistero della Chiesa valuta con estrema severità la tecnologia bellica moderna e, perciò, ora si parla anche di aggiornare questa dottrina dopo l’avvento dell’Intelligenza artificiale e dei droni, definiti SAPR (Sistemi Aerei a Pilotaggio Remoto) o UAV (Unmanned Aerial Vehicle), in inglese. Un aggiornamento dei codici morali deve tener presente che si sta parlando di un intero ecosistema con la stazione di terra e i sistemi di comunicazione (UAS – Unmanned Aircraft System) pericolosissimo e che, come si è già visto, può sfuggire al controllo umano.
Si tenga conto che, dai tempi dell’invasione dell’Iraq (marzo 2003), aggressione oggi dimostrata come assolutamente gratuita perché basata su menzogne clamorose, la Chiesa cattolica, gradualmente e con discrezione, ha avviato una revisione della cosiddetta dottrina della “guerra giusta” (bellum iustum), rivedendo il principio della proporzionalità così come ha rivisto la dicitura e la storia della “guerra santa”.
Resta immutato e immutabile il principio secondo il quale ogni atto di guerra che punta indiscriminatamente alla distruzione di intere città o di vaste regioni, con i loro abitanti, è considerato un delitto contro Dio e contro l’uomo stesso, da condannare assolutamente, senza se e senza ma, a prescindere dagli strumenti di morte in gioco, dalla fame agli ordigni nucleari.
Come è accaduto nella storia dell’umanità da sempre i modi e gli strumenti delle guerre sono cambiati da secolo a secolo. Oggi i progressi giganteschi nel campo delle ricerche scientifiche e, di conseguenza, nelle tecnologie hanno dato ai conflitti armati, nel giro di pochi decenni, un volto senza precedenti, rendendoli sempre più ferocemente efficaci e distruttivi, con un costante aumento del rischio di errore.
Papa Leone ha ricordato recentemente anche il fattore dell’errore tecnologico, citando il caso dell’ufficiale sovietico, Stanislav Petrov, che il 26 settembre 1983 evitò una guerra nucleare. Il suo sistema radar indicò per errore un lancio di missili dagli Stati Uniti. Capì che era un falso allarme e decise di non reagire, salvando così milioni di vite, come ricordano le cronache di qualche anno fa quando a Petrov fu concessa un’onorificenza da parte dell’ONU.
Quando alcune politiche vogliono governare le confessioni religiose
Il vicepresidente statunitense J.D. Vance, in più di un’occasione, si è avventurato nella materia quasi volendo riformulare la dottrina cristiana per adeguarla ai concetti del suo mentore e finanziatore, Peter Thiel, cosiddetto “teorico del rapporto fra tecnologia e Vangelo”, telepredicatore infervorato dell’Anticristo, arrivando a suggerire pubblicamente al Papa di Roma di occuparsi di teologia con molta cautela poiché lui, pentecostale convertito al cattolicesimo, conversione che oggi usa per racimolare voti, non condivideva quanto affermato da Leone XIV, vale a dire che “Dio non è mai dalla parte di chi usa la spada” (aprile 2026). Vance, che inoltre ha voluto entrare nella questione delle “guerre giuste” (solo quelle degli Stati Uniti d’America però), ha richiamato Papa Prevost a una maggiore conoscenza della Seconda guerra mondiale.
Il mondo, l’umanità tutta, vive tempi radicalmente difficili. Non sono crisi qualsiasi anche perché nei conflitti endemici, come i tre principali del momento – Ucraina/Russia, Medio Oriente e Golfo Persico e Cuba/Stati Uniti – con opportunismo politico spregiudicato e amorale, si sono inseriti i poteri forti della tecnologia avanzata, proprietari e gestori – qualcuno vorrebbe essere anche profeta – di risorse economiche e finanziarie immense che ormai contano più della politica, degli organismi regionali e mondiali e del diritto internazionale.
Anzi, la politica, «la forma più alta di carità», come disse Papa Pio XI (18 dicembre 1927, rivolgendosi ai giovani della FUCI), si è lasciata fagocitare da ciò che invece doveva governare, appunto l’economia e la finanza. L’ordine è stato sovvertito come si tenta anche oggi di sovvertire le regole che l’umanità si è data dopo la Prima e Seconda guerra mondiale e dopo la Guerra fredda. E, come sottolineava Papa Francesco ricordando le parole di un anziano coreano che gli parlò di “terza guerra mondiale ma a pezzi” (agosto 2014), è stata la corruzione, personale e collettiva, gigantesca e sfacciata, di numerose classi governanti a consentire il passo indietro della politica e dei politici.
La situazione mondiale, in particolare nelle aree di crisi più insidiose, pone alla Chiesa Cattolica, agli Episcopati nazionali e anche ai grandi leader religiosi di altre confessioni, la sfida di saper servire la vera sovranità dei popoli e degli stati dando il massimo contributo, spirituale e morale possibili, onde evitare che alla volontà dei popoli e delle loro nazioni subentri la menzogna e la propaganda come sistema, il nazionalismo e il patriottismo falsi e volutamente fuorvianti, la privatizzazione e mercificazione di ogni cosa, fino a pretendere di trasformare in merce la coscienza stessa di ogni uomo.

Papa Leone e la tragica verità che nascondono i poteri della guerra
Il 16 ottobre 2025, Papa Leone, rivolgendo il suo discorso all’Assemblea della FAO, a Roma, in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, alzò la sua voce per denunciare con coraggio profetico e con parole di verità la realtà odierna del mondo: “Gli scenari dei conflitti attuali hanno fatto riemergere l’uso del cibo come arma da guerra, contraddicendo tutta l’opera di sensibilizzazione portata avanti dalla FAO in questi otto decenni. Sembra allontanarsi sempre più quel consenso espresso dagli Stati che considera un crimine di guerra la fame deliberata, come pure l’impedire intenzionalmente l’accesso al cibo a comunità o interi popoli. Il diritto internazionale umanitario vieta senza eccezioni di attaccare civili e beni essenziali per la sopravvivenza delle popolazioni. Qualche anno fa, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha condannato all’unanimità questa pratica, riconoscendo il nesso esistente tra conflitti armati e insicurezza alimentare, e stigmatizzando l’uso della fame inflitta ai civili come metodo di guerra. Tutto ciò sembra essere stato dimenticato, poiché, con dolore, siamo testimoni dell’uso continuo di questa crudele strategia che condanna uomini, donne e bambini alla fame negando loro il diritto più elementare: il diritto alla vita. Tuttavia, il silenzio di quanti muoiono di fame grida nella coscienza di tutti, anche se spesso ignorato, messo a tacere o distorto. Non possiamo continuare così, poiché la fame non è il destino dell’uomo ma la sua rovina. Rafforziamo, quindi, il nostro entusiasmo per porre rimedio a questo scandalo! Non fermiamoci pensando che la fame è solo un problema da risolvere. È molto di più. È un grido che sale al cielo e che esige la rapida risposta di ogni nazione, di ogni organismo internazionale, di ogni istanza regionale, locale o privata. Nessuno può restare al margine della strenua lotta contro la fame. È una battaglia di tutti”.
Sono riflessioni da leggere seriamente e più di una volta. Purtroppo, i media ci hanno abituato a leggere titoli ricostruiti, frasi ad effetto, riporti banali e, perciò, spesso si perde il pensiero ultimo della Chiesa Cattolica e dei Papi, che negli ultimi decenni non si sono risparmiati nel richiamare il mondo a una consapevolezza autentica delle sfide che ha davanti a sé.
Cuba e Gaza interpellano la coscienza cristiana
Abbiamo voluto scrivere queste riflessioni perché, fra tutti i drammi di questi ultimi mesi, dopo le sofferenze del popolo ucraino e anche di quello russo, il popolo cubano e quello di Gaza dovrebbero essere nel cuore di ogni cristiano, perché si tratta di vittime di metodi che si pensava le civiltà moderne avessero accantonato per sempre, nei sotterranei della storia. No, l’uomo è tornato ad attingere al peggio della sua storia, quasi a preferire la via delle caverne e della clava.
La vicenda dei palestinesi e quella dei cubani sono un vero crimine di guerra, a maggior ragione se nel contesto di lotte politico-elettorali: si utilizza la vita e la dignità di intere nazioni per raccattare sostegno, finanziamenti, prestigio ed eventualmente vittorie nelle urne. Questo nostro pensiero ha un indirizzo preciso: Marco Antonio Rubio, Segretario di Stato USA per gli affari esteri e consulente speciale per i rapporti con Cuba. Ciò perché Rubio, nato a Miami nel 1971, è figlio di una coppia di cubani che nel 1956, due anni prima della vittoria di Fidel Castro che guidava la lotta armata contro la dittatura di Fulgencio Batista, emigrò negli Stati Uniti. Entrò in politica come leader degli ambienti dei cubani esiliati a Miami, cambiò confessione religiosa in occasione delle sue campagne elettorali, fino a collaudare la sua presenza attuale di repubblicano cattolico e forse ancora candidato alle primarie repubblicane.
Recentemente, in Vaticano, Rubio si è sentito rivolgere una domanda: “Ma lei è cubano oppure, in realtà, è nato negli Stati Uniti?”. Domanda insidiosa che lo ha lasciato perplesso. Allora, lo scorso maggio, Rubio ha assicurato a più riprese al Papa e alla diplomazia vaticana che sarebbero stati inviati aiuti umanitari alle popolazioni cubane, senza riconoscere ovviamente che la fame che colpisce soprattutto bambini, giovani e anziani nell’isola, è conseguenza di una tragica storia che dura da oltre 60 anni, arco di tempo in cui il blocco statunitense ha impedito al paese di crescere, fare commercio, avere accesso libero alle valute, acquistare dove conviene e sviluppare normalmente la propria economia. Si tratta dell’embargo, o ‘bloqueo’, ultradecennale, condannato recentemente dall’ONU, per l’ennesima volta, oltre che da Giovanni Paolo II e tutti i Papi successivi, dai vescovi cubani, latinoamericani e statunitensi.
Cuba, un’altra Gaza ma silenziosa. Un’altra mattanza d’innocenti
Proprio il 31 luglio le agenzie internazionali, ricordando che Trump e Rubio avevano promesso 100 milioni di dollari in assistenza umanitaria a Cuba, strangolata dalle misure da loro volute e imposte, estese anche ad altri Paesi sovrani attraverso il regime sanzionatorio statunitense, riferivano che numerose e autorevoli Organizzazioni non governative e di solidarietà popolare denunciano che oltre 7.000 container, con aiuti di ogni genere, fra cui farmaci salvavita e apparecchiature medicali, non riescono a sbarcare nei porti cubani perché minacciati con nuove sanzioni del governo statunitense. Questa notizia, sulla quale gran parte della stampa tace, è stata confermata insieme ad altre analoghe da Oscar Pérez-Oliva, vice Primo Ministro responsabile per il commercio estero e gli investimenti stranieri di Cuba.
Un mondo nel quale un governo potente, più uno, tre o cinque politici onnipotenti, padroni delle leve del potere, possono affamare interi popoli a vantaggio dei loro sporchi interessi elettorali, interpella ed esorta i cristiani, le sue gerarchie e il loro magistero a non tacere mai perché “da quando Dio si fece uomo, l’uomo è la misura di tutte le cose” (Karl Barth). E questo “uomo è la via della Chiesa” (s. Giovanni Paolo II, marzo 1979). Non c’è verità più potente di questa!
* Luis Badilla, giornalista presso la Radio Vaticana per alcuni decenni, oggi in pensione, è stato medico dipendente dell’Oms. Nato in Cile dove ha vissuto fino al golpe militare di Pinochet, in giovinezza ha fatto politica prima nella Democrazia cristiana e poi come collaboratore del presidente Salvador Allende, nonché ministro nel suo governo. Vive in Italia dal 1973. Ha fondato il blog “Il sismografo”, aggregatore in cinque lingue d’informazione religiosa, di cui è stato direttore per 14 anni.
[Foto: POV International, Investireoggi, OXFAM Italia]



