
Trump attacca il Venezuela e cattura Maduro

Esplosioni e sorvoli su Caracas. Stato d’emergenza nel Paese. La vice Rodrìguez chiede a Washington una prova che il presidente e la moglie siano vivi.
Dopo settimane di tensioni, col pretesto della lotta al narcotraffico e comprendenti anche i sequestri di petroliere del Venezuela da parte delle forze Usa, nella notte gli Stati Uniti hanno attaccato il Paese sudamericano sferrando un raid areo sulla capitale Caracas, culminato con la cattura del presidente Nicolàs Maduro che, insieme alla moglie, “sono stati portati fuori dal Paese”. A confermarlo è stato il presidente americano Donald Trump. “Gli Stati Uniti d’America hanno condotto con successo un attacco su larga scala contro il Venezuela e il suo leader, il presidente Nicolas Maduro, che è stato catturato e portato fuori dal Paese insieme alla moglie”, ha scritto su Truth.
“Buona pianificazione e truppe eccellenti. È stata un’operazione brillante”, ha detto Donald Trump a proposito della missione che ha catturato Nicolás Maduro in un’intervista pubblicata dal New York Times. Alla domanda se avesse richiesto l’autorizzazione del Congresso per agire e quali sarebbero stati i prossimi passi per il Venezuela, Trump ha risposto che avrebbe affrontato questi temi in una conferenza stampa.
In una nota il Governo di Caracas, oltre a denunciare la “gravissima aggressione militare” degli Stati Uniti, aveva precedentemente scritto che il presidente Nicolàs Maduro aveva dichiarato lo stato di emergenza e chiesto la “mobilitazione” della popolazione dopo l’attacco.
L’operazione militare, ha spiegato Trump, è stata condotta in collaborazione con le forze dell’ordine statunitensi. L’attacco è scattato poco prima delle 2 (le 7 in Italia). Violente esplosioni sono state udite a Caracas, col il rumore di aerei in volo che ha spinto la gente a scendere in strada. Vengono registrati morti e feriti, sia tra i militari che tra i civili. “Ho sentito un forte boato, il primo, che mi ha letteralmente buttato giù dal letto”, ha raccontato un italiano espatriato in Venezuela all’ANSA. “Il palazzo presidenziale di Miraflores, Fuerte Tijuna, il ministero della difesa, l’aeroporto della Carlota e il porto della Guaira sono sotto le bombe”, ha aggiunto.
Il presidente colombiano Gustavo Petro ha scritto su X che, oltre a obiettivi militari e logistici, ne sono stati colpiti anche altri altamente simbolici, come la sede del Parlamento e il Cuartel de la Montaña, dove si trova il mausoleo di Hugo Chávez.
Prime reazioni da Mosca, con il vicepresidente della Camera alta del Parlamento, Kostantin Kosachev, che ha parlato di “violazione internazionale”, e condanna dall’Iran. “Nella situazione attuale, è importante, soprattutto, evitare un’ulteriore escalation e cercare di trovare una soluzione attraverso il dialogo”, ha quindi affermato il ministero degli Esteri russo. “Partiamo dal presupposto – ha aggiunto Mosca – che tutti i partner, che potrebbero avere delle lamentele l’uno contro l’altro, dovrebbero cercare di risolvere i problemi attraverso il dialogo. Siamo pronti a sostenerli in questo”.
Intanto, la vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez, nella sua prima apparizione pubblica diverse ore dopo gli attacchi aerei degli Stati Uniti, ha chiesto a Washington una prova che Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores siano vivi. La richiesta viene interpretata dagli osservatori come un’ammissione indiretta che il leader sia stato catturato e non si trovi più a Caracas.
Rodríguez – che si troverebbe in Russia (ma la notizia è poi stata smentita) -, in una telefonata al canale televisivo ufficiale VTV, ha affermato che Maduro ha firmato il decreto di stato di emergenza e che lei lo farà rispettare. Il decreto prevede la sospensione delle garanzie costituzionali in Venezuela.
“Questa invasione rappresenta la più grande offesa che il nostro Paese abbia mai subito (…) .Ci hanno attaccato, ma non ci piegheranno”, ha affermato il ministro della Difesa del Venezuela, Vladimir Padrino López, in un video diffuso sui social media, probabilmente registrato prima della diffusione della notizia della cattura del presidente Nicolàs Maduro. Il generale venezuelano, stretto collaboratore di Maduro, ha invitato i militari del Paese ad attivarsi: “Mettiamo in atto tutti i piani di difesa nazionale che abbiamo preparato”.
Il Venezuela chiede anche una riunione urgente del consiglio di sicurezza dell’Onu dopo l’attacco degli Stati Uniti. “Nessun attacco vile prevarrà contro la forza di questo popolo, che uscirà vittorioso”, ha detto il ministro degli esteri del Venezuela Yvan Gil Pinto, secondo quanto riporta Cnn.
Maduro, detenuto a bordo della nave Iwo Jima e trasportato con la moglie verso New York, sarebbe stato incriminato per narcotraffico.
Per quanto riguarda le reazioni dall’Unione Europea, “ho parlato con il Segretario di Stato Marco Rubio e con il nostro Ambasciatore a Caracas. L’Ue sta monitorando attentamente la situazione in Venezuela”, ha affermato su X l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas. “L’Ue ha ripetutamente affermato che Maduro è privo di legittimità e ha difeso una transizione pacifica – ha aggiunto -. In ogni circostanza, i principi del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite devono essere rispettati. Chiediamo moderazione. La sicurezza dei cittadini dell’Ue nel Paese è la nostra massima priorità”.
“Siamo svegli dalle due del mattino ora venezuelana per seguire quanto sta accadendo. Accompagniamo il nostro popolo con la preghiera”: monsignor Jesús González de Zárate Salas, arcivescovo di Valencia e presidente della Conferenza episcopale venezuelana, commenta così al Sir l’attacco notturno degli Stati Uniti alle principali sedi istituzionali e militari a Caracas, culminato con la cattura del presidente Nicolas Maduro insieme alla moglie. “I fatti sono in pieno sviluppo per poterli valutare”, dice il presidente dei vescovi, che tiene per il momento a sottolineare “fiducia in Dio e nei valori del nostro popolo”.
[Fonte: ANSA; Foto: Vatican News]



