Trump e Bin Salman, l’abbraccio che lancia una nuova alleanza

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Tra battute sull’omicidio Khashoggi, maxi-investimenti e aperture sulla normalizzazione con Israele, la visita di Mbs a Washington mette in scena l’intesa personale e politica con Trump. Il focus di Alessia de Luca per l’ISPI.

“A molte persone non piaceva quel signore di cui stai parlando. Che ti piaccia o no, le cose succedono”. E ancora: “Lui (il principe ereditario) non ne sapeva nulla. Non c’è bisogno di mettere in imbarazzo i nostri ospiti”. Donald Trump ha liquidato così, con due battute, le domande della giornalista di Abc News che chiedeva conto dell’omicidio di Jamal Khashoggi, ucciso nel 2018 dentro il consolato saudita di Istanbul. Trump ha definito Mary Bruce una “terribile reporter” e ha minacciato di revocare la licenza di trasmissione alla rete dopo che lei gli ha rivolto una domanda pungente anche sul caso Epstein. Lo scambio è avvenuto dentro lo Studio Ovale nel corso della visita del principe ereditario dell’Arabia Saudita Mohammed bin Salman (MbS), la prima negli Stati Uniti dopo l’uccisione di Khashoggi. Il sovrano de facto del Paese del Golfo ha ricevuto un caloroso benvenuto dal presidente degli Stati Uniti, che gli ha letteralmente steso il tappeto rosso, accogliendolo con una cerimonia che la stampa Usa descrive come degna di un capo di Stato e che ha visto la partecipazione di bande musicali, portabandiera e un sorvolo di jet militari. Una sfarzosa dimostrazione di ospitalità che evidenzia l’importanza che Trump attribuisce a quello che considera un attore imprescindibile e uno dei suoi principali alleati nel nuovo Medio Oriente. I due leader hanno parlato di opportunità commerciali, pace, intelligenza artificiale, sicurezza e nuove tecnologie. Bin Salman – con il quale Trump ha discusso dei contributi sauditi alla ricostruzione di Gaza, sottolineando però che non è stato concordato alcun importo specifico – ha annunciato che gli investimenti del suo paese negli Usa saranno aumentati a mille miliardi di dollari dai 600 miliardi di dollari promessi all’inizio di quest’anno.

Kashoggi fu “un grave errore”?

Esiliato in Virginia, Khashoggi denunciò a più riprese nei suoi articoli sul Washington Post la repressione e le violazioni dei diritti umani messe in atto dal regime saudita. Al termine di un’indagine condotta sulla sua morte, la stessa Cia concluse “con alta confidenza” che il principe ereditario ne aveva ordinato l’assassinio. In passato lo stesso principe MBS aveva riconosciuto che il giornalista era morto assassinato ma ha sempre negato ogni suo coinvolgimento o responsabilità nella sua morte. Oggi, dallo Studio Ovale, ha ammesso: “Abbiamo migliorato il nostro sistema per garantire che non accada mai più”. E ha aggiunto: “È doloroso ed è stato un errore enorme”. La sua risposta, per quanto “offensiva e insufficiente” scrive il Washington Post, “è in qualche modo migliore di quella di Trump”. “Se è vero che gli dispiace, dovrebbe incontrarmi, chiedermi scusa e risarcirmi per l’omicidio di mio marito”, ha obiettato sul social network X la vedova, Hanan Elatr Khashoggi. L’omicidio suscitò scalpore e ondate di sdegno internazionale anche per le modalità con cui era stato commesso: il giornalista e dissidente fu attirato nel consolato saudita a Istanbul, dove una squadra di sicari, che includeva membri della scorta personale del principe ereditario, usò una sega per smembrarne i resti.

Passi avanti sulla normalizzazione?

Contrariamente alle aspettative, la visita sembra aver segnato passi avanti anche riguardo la ‘normalizzazione’ nell’ambito dei cosiddetti accordi di Abramo. Secondo il sito di notizie Axios Bin Salman ha accontentato il presidente confermando di star lavorando per normalizzare le relazioni con Israele “il prima possibile”, senza però fornire ulteriori dettagli. “Crediamo che avere buoni rapporti con tutti i paesi del Medio Oriente sia una cosa positiva e vogliamo far parte degli Accordi di Abramo”, ha detto il principe ai giornalisti. Bahrein, Sudan, Marocco ed Emirati Arabi Uniti hanno già aderito ma l’Arabia Saudita, che non riconosce Israele e chiede la creazione di uno Stato palestinese prima della normalizzazione, non ha ancora fatto altrettanto. Anche Trump ha affermato che lui e MBS avevano discusso di vari percorsi per il conflitto israelo-palestinese: “Abbiamo parlato di uno Stato, due Stati”, ha detto il presidente aggiungendo di ritenere che il leader saudita avesse un “ottimo presentimento” nei confronti degli Accordi di Abramo, ma di non voler “usare la parola impegno”. Trump vede l’accordo come un modo per stabilizzare il Medio Oriente.

Amici più di prima?

Sul fronte della difesa, Trump ha annunciato che gli Stati Uniti riconosceranno a Riad lo status di “‘importante alleato non membro della NATO (Mnna). Tale status consente a un Paese accesso più rapido all’hardware militare statunitense, alle vendite e ad altre forme di cooperazione, senza dover sottostare ad alcuni degli elaborati protocolli di licenza che altri acquirenti di sistemi d’arma americani avanzati devono seguire. La Casa Bianca, inoltre, ha confermato ufficialmente che rifornirà Riyadh di una fornitura di caccia stealth F-35, cosa che secondo alcuni critici potrebbe irritare Israele. Durante l’incontro con il principe ereditario Trump ha dichiarato che i jet non sarebbero stati declassati in nome di una strategia di lunga data volta a garantire a Israele il cosiddetto ‘vantaggio militare qualitativo’ nella regione. “Vorrebbero che tu ricevessi aerei di calibro ridotto. Non credo che questo ti renda molto felice” ha scherzato il presidente, che parlando di Arabia Saudita e Israele ha detto anche: “Per quanto mi riguarda, penso che entrambi siano a un livello tale da poter essere considerati i migliori. Israele è consapevole e sarà molto contento”. Anche per gli osservatori più attenti, ormai abituati ai suoi cambi di rotta repentini, si è trattato di uno scambio sorprendente. Criticando Biden, che aveva evitato di tendere la mano ad MBS durante una visita a Gedda nel 2022, salutandolo con un pugno chiuso, Trump ha detto di riservare il suo abbraccio più caloroso all’uomo che ha definito il “futuro re”. “Ho afferrato quella mano – ha detto – Non me ne frega un fico secco di dove sia stata quella mano. L’ho presa e l’ho stretta”.

Il commento di Eleonora Ardemagni, ISPI Senior Associate Research Fellow

“Il viaggio di Mohammed bin Salman consolida la partnership economica dei sauditi con gli Stati Uniti nei settori-chiave della diversificazione post-oil: industria, intelligenza artificiale, minerali critici, più il nucleare civile. Tra Riyadh e Washington, il momento di affinità è forte e gli affari ne sono il motore in cui, spesso, pubblico e privato si confondono. È sulla difesa che il principe ereditario torna a casa con risultati inferiori alle aspettative. Certo, Riyadh avrà una corsia preferenziale per l’acquisto di armi dagli USA. L’intenzione di Trump di vendere gli F-35 segna poi una svolta strategica in Medio Oriente: però ci vorranno anni perché si concretizzi. Nell’immediato, l’Arabia Saudita non ottiene alcuna garanzia di sicurezza americana in caso di attacco. La ridefinizione della sicurezza del Golfo rimane incompiuta”.

[Fonte: ISPI; Foto: Heute.at/CC BY 4.0 Deed]