Trump, equilibrista sull'aborto

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L'ex presidente rifiuta di approvare un divieto nazionale, si prende il merito di aver ribaltato Roe vs Wade e agli stati dice: decidete voi. Leggiamo il focus dell'ISPI.

Sull’aborto Donald Trump scontenta tutti, ma non troppo: in un post su Truth l’ex presidente ha detto che la decisione ultima sull’interruzione volontaria di gravidanza spetta ai singoli stati “attraverso il voto o la legislazione, o entrambe le cose”. Da tempo il tycoon è sotto pressione sull’argomento, tema decisivo e cavallo di battaglia dei democratici nella prossima campagna elettorale, tornato centrale nel dibattito pubblico dopo che nel luglio 2022 la Corte Suprema aveva ribaltato la Roe vs Wade, storica sentenza del 1973 che aveva garantito il diritto di aborto negli Usa a livello federale per quasi mezzo secolo. L’attesa per un suo pronunciamento era altissima: finora Trump, che lontano dai microfoni si è più volte detto favorevole all’interruzione di gravidanza entro le 15 settimane, era riuscito a tergiversare, ben sapendo che una posizione troppo liberale sull’argomento avrebbe provocato le ire della base evangelica e conservatrice, che ha fatto del tema una bandiera ideologica. L’ex presidente al contempo è cosciente del fatto che anche molti repubblicani e repubblicane, sono favorevoli all’aborto e non vuole correre il rischio di perdere terreno con un elettorato, quello femminile, con cui ha già un rapporto ‘complicato’.  Trump si è detto “profondamente orgoglioso” di poter rivendicare il merito del cambiamento imposto dai giudici dell’Alta Corte, tre dei quali nominati da lui, affermando che su certi argomenti bisogna seguire “il cuore, la fede o la religione”.

Tutti scontenti?

I commenti dell'ex presidente hanno sollevato critiche sia da parte dei liberali che dei conservatori. Trump, infatti, ha anche falsamente accusato i leader democratici di avere una posizione “radicale” sull'aborto che include “l’esecuzione della pratica oltro il nono mese”, ossia “dopo la nascita”. Rispondendo alle sue affermazioni il presidente Joe Biden ha invitato gli americani “a non farsi ingannare”, avvertendoli che se tornasse alla Casa Bianca Trump firmerebbe il divieto federale di aborto proposto dai repubblicani del Congresso. Biden ha fatto dell’accesso universale all’interruzione volontaria di gravidanza una questione centrale della sua campagna e ha promesso che lavorerà per creare una legge che la tuteli a livello federale. Lunedì, la sua campagna per la rielezione ha pubblicato uno spot pubblicitario con una donna del Texas quasi morta a causa di un’infezione sviluppata dopo che i medici si erano rifiutati di praticarle un aborto per sopraggiunti limiti di tempo. Critiche all’ex presidente sono arrivate però anche dalla sponda conservatrice: commentando il rifiuto del tycoon di sostenere un bando livello federale, il suo ex vicepresidente Mike Pence lo ha definito “uno schiaffo in faccia ai milioni di americani pro-vita che hanno votato per lui”. E il senatore della Carolina del Sud Lindsey Graham, tra i principali alleati del tycoon, si è detto “rispettosamente in disaccordo con lui sul lasciare la decisione ai singoli stati: “Il movimento pro-vita ha sempre riguardato il benessere del bambino non ancora nato – ha scritto Graham su X – non la geografia”. Quanto basta per provocare la reazione stizzita di Trump che lo ha attaccato sui social affermando che il senatore “sta rendendo un pessimo servizio al partito repubblicano e al nostro paese”.

I pro-life non abbandonano Trump?

Se negli ultimi due anni gli stati conservatori si sono mossi per limitare l’accesso all’aborto, altri stati hanno approvato leggi per tutelarlo. La scorsa settimana, la Florida è diventata l’ultimo di una lunga serie a legiferare in maniera restrittiva, limitando il ricorso all’interruzione di gravidanza entro e non oltre le sei settimane. Una decisione che equivale a un divieto quasi totale, dato che molte donne non si accorgono di essere incinte prima dei due mesi. I giudici, tuttavia, hanno stabilito anche che gli abitanti della Florida dovranno esprimersi a novembre, in concomitanza con le elezioni presidenziali, in un referendum sulla tutela o meno del diritto all’Ivg nella Costituzione dello stato. La Florida, in cui Trump risiede e in cui ha vinto le elezioni nel 2016 e nel 2020, promette quindi di diventare il campo di battaglia previlegiato di questo scontro ideologico e la campagna di Biden afferma che il dibattito sull’aborto ha reso lo stato “contendibile” a novembre. Ma pur considerando critiche e delusioni non è chiaro quanti voti Trump potrà perdere in seguito al suo ‘equilibrismo’: difficile credere infatti che gli elettori più conservatori rinunceranno a votare per lui a novembre, favorendo Biden le cui posizioni sul tema sono minacciosamente, dal loro punto di vista, più liberali. “Tutti con Trump” ha dichiarato pochi minuti dopo il suo discorso il presidente di CatholicVote Brian Burc dicendo che anche se le posizioni di Trump non rispecchiano le sue “gli elettori pro-vita hanno una sola opzione a novembre”.

La battaglia per il diritto all'aborto?

Dopo essersi detto di volta in volta e nel corso degli anni ‘pro-choice’ e ‘pro-life’ a seconda della convenienza del momento, Trump ha creduto di neutralizzare con la sua dichiarazione quello che ritiene un argomento ‘tossico’ per il partito e la sua campagna elettorale. Ma non è detto che la mossa stavolta gli riesca: le sue parole sono risultate troppo vaghe: Trump ha evitato di dire se sosterrebbe un divieto di aborto a livello federale se si presentasse il caso, né si è espresso sulle leggi che vietano l’Ivg anche nei casi di incesto o stupro così come ha omesso di dire se voterà a favore o contro il diritto all’aborto nel referendum previsto nel suo stato di origine, la Florida. Con una vaghezza che non è passata inosservata, Trump non ha fatto alcun riferimento ai problemi e alle enormi difficoltà che centinaia di donne si trovano ad affrontare negli Stati in cui la procedura è stata vietata. Dire “segui il tuo cuore” non equivale a prendere una posizione politica forte, mentre stati di tutto il paese sono invischiati in battaglie sui tempi e sulle restrizioni di una procedura relativa alla salute riproduttiva e mentre le storie di donne a cui è stato negato l’accesso all’aborto continuano a dominare le notizie. Inoltre a giugno si prevede che la Corte Suprema si pronunci sulle limitazioni alla distribuzione del Mifepristone, o RU486 utilizzato nelle procedure di aborto farmacologico, con altre potenziali grandi conseguenze per l'accesso all’Ivg. Dopo aver chiarito ancora una volta che lui è, più di chiunque altro in America, la persona responsabile del ribaltamento della Roe vs. Wade, sembra che neanche Trump possa sfuggire a ciò che la sua presidenza ha scatenato.

Il commento. di Mario Del Pero, ISPI e Sciences Po

“Così come Biden e i democratici sono vulnerabili rispetto ai temi dell’immigrazione e della sicurezza, Trump e i repubblicani lo sono su quelli dell’aborto e dei diritti delle donne. La legislazione radicalmente proibizionista introdotta in diversi Stati repubblicani non piace a una larga maggioranza di elettori e, soprattutto, elettrici, alcune delle quali in novembre potrebbero non votare Trump proprio per questo. L’ex Presidente cerca quindi una via mediana. Rivendica i suoi meriti nella nomina dei tre giudici della Corte Suprema che ha infine abrogato Roe v. Wade e la garanzia federale al diritto all’aborto. Sostiene che siano gli Stati a doversene occupare – e invocando il primato di questi - rimanda a un pilastro storico del conservatorismo statunitense. Si rifiuta d’impegnarsi in un’azione politica federale nell’auspicio di apparire meno indigesto al fronte pro-scelta. Un esercizio di equilibrismo, il suo, forse l’unico possibile, che rischia però di scontentare tutti in un contesto così polarizzato e su un tema tanto delicato e divisivo”.

(Questo articolo è stato pubblicato sul sito dell'ISPI, al quale rimandiamo; Photo Credits: Flickr/CC BY-SA 2.0 DEED)