Usa: il vescovo Cahill, “38 miliardi per mega-centri di detenzione per migranti? Basta affronti alla dignità umana e alla sacralità delle famiglie”

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Dettagli recentemente resi pubblici mostrano come l’Amministrazione Usa intenda raddoppiare la capacità di detenzione federale per immigrati, spendendo circa 38,3 miliardi di dollari, provenienti dal disegno di legge di riconciliazione dello scorso anno, per implementare un nuovo modello di detenzione entro la fine dell’anno fiscale 2026. La reazione del vescovo Brendan J. Cahill, presidente del Comitato per le migrazioni della Conferenza episcopale degli Stati Uniti (USCCB). Pax Christi, “la disumanizzazione trasformata in politica pubblica”.

WASHINGTON – Dettagli recentemente resi noti mostrano come l’Amministrazione Usa intenda raddoppiare la capacità di detenzione federale per immigrati, spendendo circa 38,3 miliardi di dollari, provenienti dal disegno di legge sulla riconciliazione dello scorso anno, per implementare un nuovo modello di detenzione entro la fine dell’anno fiscale 2026. Ciò equivale a quasi cinquanta volte il bilancio annuale dell’intero sistema giudiziario per l’immigrazione e a quasi cinque volte i fondi stanziati quest’anno per la gestione del sistema carcerario federale. Il piano prevede in parte l’apertura di otto “mega centri”, ognuno dei quali sarebbe in grado di detenere dalle 7.000 alle 10.000 persone. A parte i campi di internamento utilizzati per incarcerare i giapponesi americani negli anni ’40, tali strutture non hanno precedenti nella storia americana.

In risposta, il vescovo Brendan J. Cahill, presidente del Comitato per le migrazioni della Conferenza episcopale degli Stati Uniti (USCCB), ha esortato l’Amministrazione e il Congresso a perseguire un approccio più equo: “Questi piani sono profondamente preoccupanti. Il governo federale non ha precedenti positivi quando si tratta di detenere un gran numero di persone, soprattutto famiglie, e la portata proposta di queste strutture è difficile da comprendere. L’industria carceraria privata è quella che trarrà i maggiori vantaggi da questo aumento della detenzione per immigrati”, afferma in una nota pubblicata dalla USCCB.

“Lo scorso novembre, i miei confratelli vescovi e io ci siamo opposti inequivocabilmente alla deportazione di massa indiscriminata di persone e abbiamo espresso preoccupazione per le condizioni esistenti nei centri di detenzione. Abbiamo sottolineato in particolare la mancanza di accesso all’assistenza pastorale per i detenuti. In molte occasioni, ci siamo anche opposti all’espansione della detenzione familiare, riconoscendone l’impatto dannoso in particolare sui bambini”, aggiunge Cahill.

“Il pensiero di tenere migliaia di famiglie in enormi magazzini dovrebbe mettere alla prova la coscienza di ogni americano. Qualunque sia il loro status di immigrati, questi sono esseri umani creati a immagine e somiglianza di Dio, e questo è un punto di svolta morale per il nostro Paese. Imploriamo l’Amministrazione e il Congresso di agire con retta ragione, abbandonare questo uso improprio dei fondi dei contribuenti e perseguire invece un approccio più giusto all’applicazione delle leggi sull’immigrazione, che rispetti veramente la dignità umana, la sacralità delle famiglie e la libertà religiosa”, conclude.

L’anima dell’America

“Ci sono momenti in cui l’indignazione non è retorica, ma responsabilità morale. È il caso del progetto dell’Amministrazione Trump di espandere la detenzione degli immigrati in enormi strutture che i vescovi americani non esitano a definire per ciò che sono: campi di prigionia”: è il commento di don Tonio Dell’Olio, presidente della Pro Civitate Christiana di Assisi, pubblicato su Mosaico di Pace, la rivista del movimento cattolica Pax Christi, fondata da don Tonino Bello.

“Il pensiero di tenere migliaia di famiglie in enormi capannoni dovrebbe mettere alla prova la coscienza di ogni americano”, ha denunciato il vescovo Brendan Cahill, ricordando che “qualunque sia il loro status migratorio, queste persone sono esseri umani creati a immagine e somiglianza di Dio”. Spendere 38 miliardi di dollari per rinchiudere persone che nella maggioranza dei casi non hanno commesso reati, spesso famiglie, significa trasformare la disumanizzazione in politica pubblica.

A questa deriva si oppone la voce unitaria dei pastori delle Americhe: “Nessun migrante è straniero per la Chiesa” e “in chi abbandona la propria terra riconosciamo un fratello, una sorella, il volto di Cristo che cammina” (Lucia Capuzzi). La migrazione, ricordano, “non può essere ridotta a una questione politica o economica”, ma interpella la coscienza delle nazioni. Qui non è in gioco solo il destino dei migranti. È, come avvertono i vescovi, l’anima stessa dell’America.

[Foto: Facebook/Diocese of Victoria in Texas]