Vigilia elettorale violenta in Colombia

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Nel fine settimana del 24 e 25 aprile una serie di attentati ha colpito il sudovest della Colombia. Il più grave è avvenuto il pomeriggio del sabato nel municipio di Cajibío, nel dipartimento del Cauca, dove l’esplosione di una bomba lungo la strada Panamericana, la principale della zona, ha provocato un cratere di duecento metri cubici e la morte di almeno venti persone, tutte civili, tra cui cinque minorenni. I feriti sono stati più di 36. L’attacco non è stato rivendicato, ma da subito il presidente Gustavo Petro, un ex guerrigliero e primo leader di sinistra del paese, ne ha attribuito la responsabilità all’Estado mayor central (Emc) guidato da Iván Mordisco. Nel 2016, quando le Farc hanno firmato la pace con il governo di Juan Manuel Santos, il fronte guidato da Mordisco ha rifiutato di smobilitarsi dando vita all’Emc, che è attivo soprattutto nell’ovest del paese e si finanzia con il narcotraffico.

Petro ha definito gli autori degli attentati “terroristi, fascisti e narcotrafficanti”, sottolinea Camilla Desideri sulla Newsletter di Internazionale. Su X ha scritto che questi gruppi vogliono proteggere i loro traffici illeciti e per questo, a un mese dal primo turno delle elezioni presidenziali del 31 maggio, cercano di fomentare il caos per favorire il ritorno della destra al potere. Inoltre il 27 aprile il leader colombiano ha invitato le autorità a indagare se, come sostengono le sue fonti, gli esplosivi usati nell’attacco sulla strada Panamericana vengono dall’Ecuador. Dietro alle azioni criminali, sostiene Petro, prima ancora del gruppo guidato da Mordisco ci sarebbe la Junta del narcotráfico, un’organizzazione internazionale con sede a Dubai, da dove controlla il traffico di cocaina e dirige le azioni dei gruppi armati in Colombia.

“Nei primi quattro mesi del 2026 secondo l’ong Indepaz ci sono state 48 stragi con 229 vittime, la maggior parte civili. Con queste cifre, che restituiscono un panorama parziale della violenza nel paese”, scrive El País América, “quest’anno si annuncia come il più violento dalla firma dell’accordo di pace con le Farc”. Quando è arrivato al potere, nel 2022, Petro ha annunciato che avrebbe condotto una politica ambiziosa di pace totale, paz total, con l’obiettivo di negoziare con tutti i gruppi criminali attivi nel paese. Ma le trattative sono andate avanti a singhiozzi e oggi i tavoli di dialogo sono quasi tutti sospesi o falliti.

In un editoriale abbastanza critico con il governo, il quotidiano El Espectador scrive che la Colombia “ha un problema di ordine pubblico con radici profonde e soluzioni lontane”. In questi ultimi anni, secondo il giornale, il panorama del conflitto è cambiato: da una parte ci sono regioni controllate interamente dai gruppi guerriglieri e paramilitari, che continuano i loro traffici illeciti; dall’altra la strategia fallimentare dell’esecutivo di trattare con tutti e allo stesso tempo ha ridotto la capacità di azione delle forze di sicurezza statali, lasciando molte persone esposte alla violenza.

A mano a mano che il governo constatava la mancanza di volontà di trattare dei vari gruppi criminali, intensificava le operazioni militari per indebolirli sul terreno. Nel frattempo Mordisco è diventato l’uomo più ricercato del paese e le azioni contro la sua organizzazione sono aumentate. Il governo ha ripreso anche a usare l’artiglieria e a bombardare le zone dove la presenza dei fronti dell’Estado mayor central è più capillare. Questa strategia è stata molto criticata, soprattutto dagli alleati di sinistra, anche perché in alcune operazioni militari sono morti dei minorenni, tutti arruolati con la forza. Un analista coinvolto nei dialoghi di pace, che ha chiesto di restare anonimo, ha detto al País che gli ultimi attentati sono una reazione dell’Emc alle azioni dell’esercito in una zona, il dipartimento del Cauca, dove il gruppo criminale ha un controllo molto forte. Inoltre, la decisione di attaccare i civili risponde a una logica strategica precisa: danneggiare il governo, colpire i movimenti sociali e indigeni e, soprattuto, la continuità del processo politico in corso nel paese. Un modo insomma per allontanare la possibilità della pace a poche settimane dal voto.

[Fonte: Internazionale; Foto: Sbircia la Notizia Magazine]