
Cina: il museo delle ordinazioni episcopali patriottiche, “modello di sinicizzazione”

A Wuhan inaugurata una sala espositiva dedicata a mons. Dong Guangqing, il primo vescovo creato da Pechino nel 1953 senza il consenso di Roma: “Pioniere della strada dell’indipendenza, autonomia e autogestione”. Intanto fedeli denunciano nuove misure restrittive per i pellegrinaggi alle chiese. Ne riferisce AsiaNews.
Un museo dedicato al primo vescovo patriottico ordinato autonomamente da Pechino nel 1953. Presentato come uno dei luoghi chiave oggi per presentare quella “sinicizzazione del cattolicesimo” tanto cara al presidente Xi Jinping. In questi termini chinacatholic.cn, il sito dell’Associazione patriottica, racconta l’inaugurazione della nuova “Sala espositiva delle opere patriottiche e cattoliche di Dong Guangqing” che ha aperto i battenti il 18 agosto a Wuhan, la metropoli dell’Hubei resa nota in tutto il mondo dalla pandemia ma che ha anche una storia importante per il cattolicesimo cinese.
Nell’Ottocento, per la sua posizione sulle rive dello Yangtze, la città di Hankou – la parte storica dell’odierna Wuhan – fu infatti il crocevia dell’evangelizzazione nell’interno della Cina. Lo stesso ospedale divenuto celebre durante il Covid 19 era stato in realtà fondato dai francescani. Come è noto, però, con la vittoria dei comunisti di Mao tutti i missionari stranieri furono espulsi. E fu proprio a Wuhan che il 13 aprile 1958 avvenne lo strappo della prima ordinazione di due vescovi senza il mandato della Santa Sede: si trattava, appunto, di mons. Bernardino Dong Guangqing, lui stesso francescano, vescovo di Hankou, e di mons. Marco Yuan Wenhua, vescovo di Wuchang (un’altra area di questa zona dell’Hubei oggi ricompresa nella metropoli). Con le prime aperture degli anni Ottanta mons. Dong Guangqing era poi riuscito a rimettersi in contatto con la Santa Sede rientrando in comunione con il papa. E dopo la sua morte nel 2007 all’età di novant’anni la diocesi era rimasta vacante fino all’8 settembre 2021, quando – questa volta ai sensi dell’accordo tra la Santa Sede e la Repubblica popolare cinese – è avvenuta l’ordinazione dell’attuale vescovo, mons. Giuseppe Cui Qingqi.
Non sorprende il fatto che la comunità cattolica di Wuhan voglia ricordare una grande figura per la sua storia come il vescovo Dong Guangqing; ma non può non essere sottolineata la lettura che gli organismi ufficiali della Chiesa in Cina (controllati dal Partito) vogliono imporre oggi alla memoria di questa storia travagliata. L’idea di assoluta continuità che viene trasmessa tra il drammatico strappo del 1953 (vissuto con dolore dai protagonisti stessi, come ampiamente ormai noto) e la propaganda attuale sulla sinicizzazione.
Secondo quanto riferito da chinacatholic.cn alla cerimonia di inaugurazione con il vescovo locale mons. Giuseppe Cui Qungqi erano presenti i vertici dell’Associazione patriottica e del Consiglio dei vescovi cinesi (l’organismo collegiale non riconosciuto ufficialmente dalla Santa Sede ndr), guidati rispettivamente dal vescovo di Pechino mons. Giuseppe Li Shan e dal vescovo di Shanghai mons. Giuseppe Shen Bin, le due figure più in vista oggi della Chiesa in Cina. Durante la cerimonia il vescovo Dong Guanqing è stato elogiato come “pioniere della strada dell’indipendenza, autonomia e autogestione della Chiesa in Cina” e indicato come modello per “raccontare bene le storie di amore per la patria e per la Chiesa”.
Va anche detto che la sala dedicata alla memoria di mons. Dong Guangqing non è un’iniziativa isolata: i musei sulla sinicizzazione rispondono a una precisa strategia ideologica del Partito per promuovere una rilettura della storia della presenza cattolica in Cina. Come raccontammo a suo tempo su AsiaNews una struttura di questo genere è stata aperta nel 2023 a Pechino, in concomitanza con la ricorrenza dei 15 anni di episcopato di mons. Li Shan. E anche la diocesi di Shanghai ha per lungo tempo pubblicato sull’homepage del suo sito internet un invito a contribuire con propri materiali in vista di un progetto in questo senso.
Nel frattempo, invece, tra i cattolici cinesi corrono voci di restrizioni sui pellegrinaggi a storiche chiese che hanno tenuto viva la fede in Cina anche negli anni più difficili. Nel giugno di quest’anno, in particolare, durante una messa in una chiesa cattolica di Pechino, un sacerdote avrebbe comunicato ai fedeli che un pellegrinaggio in un’altra città, previsto per luglio, era stato annullato a causa di nuove normative. I viaggi di gruppo in altre città organizzati dalle parrocchie richiederebbero infatti ora un’apposita autorizzazione, in assenza della quale potrebbero essere segnalati alle autorità. Di conseguenza, i parrocchiani starebbero ora organizzando visite solo in piccoli gruppi.
[Fonte e Foto: AsiaNews]



