Il ruolo delle religioni e la violenza in Medio Oriente

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Si è svolto per la seconda volta in Indonesia l’R20, il G20 delle religioni.

Si è riunito a Jakarta l'R20 (G20 Religion Forum, promosso dal 2022 in Indonesia), una tra le più estese piattaforme interreligiose internazionali, nata per anticipare e trasmettere al G20 dei politici alcune proposte di risoluzioni da adottare come ispirazioni nella gestione sociale ed economica dell’umanità.

Provenienti da tutta l’Asia, Europa ed USA - riferisce una nota della Coreis (Comunità religiosa islamica italiana), decine fra le più influenti guide religiose delle principali tradizioni spirituali quali Induismo, BuddhismoShintoismoEbraismoCristianesimo e Islam hanno discusso del “ruolo della religione nell’affrontare la violenza in Medio Oriente e le minacce a un ordine internazionale basato sulle regole condivise”.

Ad aprire i lavori del summit ISORA (International Summit of Religious Authorities) è stato Joko Widodo, presidente della repubblica di Indonesia, più grande paese islamico al mondo, ringraziando “tutti i delegati di R20 per aver lavorato attivamente con l'Indonesia per aiutare a colmare le differenze e sostenere la pace e la sicurezza internazionali. Perché è inconcepibile che nel mondo ipermoderno di oggi, civili, donne e bambini siano apertamente massacrati, e le guerre continuino a infuriare incontrollate”.

In questo senso, nel documento ufficiale di “Analisi e Call to Action” promosso da R20, si legge che “il consenso internazionale postbellico dopo la II Guerra Mondiale incarna e riflette – e fornisce anche una struttura politica per la realizzazione – i valori più fondamentali e nobili promossi da tutte le religioni, tra cui rahmah (amore e compassione), giustizia e uguaglianza”.

Di conseguenza, le guide religiose si auspicano che tutte “le autorità religiose – agendo al servizio di Dio e dell'umanità – dovrebbero collaborare con perseveranza e decisione per convalidare, preservare e rafforzare il consenso internazionale del dopoguerra ed esigere coerenza da tutte le parti nella sua applicazione”.

Alla luce delle molte guerre tuttora in corso dove spesso le religioni vengono strumentalizzate, fra cui certamente quella in Terra Santa, i leader riuniti a Jakarta esortano “le autorità di ogni religione e nazione a mobilitare il potere e l’influenza delle rispettive comunità per influenzare i gruppi decisionali; fermare i conflitti armati che imperversano in Medio Oriente, Europa, Africa Subsahariana e altre regioni del mondo; sviluppare meccanismi efficaci di dialogo e negoziazione che possano portare alla risoluzione pacifica di tali conflitti; ed esortiamo ad unirsi al Nahdlatul Ulama e al G20 Religion Forum (R20) per espandere e rafforzare il Movimento globale per i Valori di Civiltà Condivisa”.

Con il sostegno del ministro degli Affari Religiosi dell'Indonesia, Yaqut Cholil Quomas, l’organizzazione della seconda edizione dell’R20 è stata affidata dal Governo sempre a Nahdlatul Ulama, il principale ente di coordinamento dei musulmani in Indonesia, con oltre 60 milioni di aderenti, rappresentata dal presidente Sheikh Yahya Cholil Staquf.

Dall’Italia era presente l'Imam Yahya Pallavicini, presidente EULEMA (European Council of Ulema), che è intervenuto sul tema “Le minoranze religiose desiderano giustamente essere trattate alla pari in Europa e in Occidente. Tuttavia, quando i membri di queste religioni costituiscono la maggioranza della popolazione in altre parti del mondo, dovrebbero trattare anche gli altri allo stesso modo”.

Un video messaggio di sostegno alla piattaforma R20 è stato trasmesso anche da Shaykh Mohammad bin Abdul Karim Al Issa, segretario generale della Lega Islamica Mondiale.
 
Erano inoltre presenti Miftachul Akyar, presidente del Consiglio Supremo di Nahdlatul Ulama, Retno Marsudi, ministro degli Esteri dell’Indonesia, Rev. Thomas K. Johnson (USA), Senior Advisor World Evangelical Alliance, Rev. Dapo Asaju, vescovo della Chiesa Anglicana di Nigeria, Zainab Al-Suwaij (Iraq/USA), direttrice di American Islamic Congress, rabbino Silvina Chemen (Argentina) del Seminario Rabinico Latino-americano, rev. Paolo Cristiano della Comunità di Sant’Egidio, Ven. Yon Seng Yeath, presidente dell’Associazione Buddhista di Cambodia, Rev. Yoshinobu Miyake presidente di International Shinto Studies Association (Giappone), Shaykh Sayed Salman Chishty (India), presidente di Ajmer Sharif Dargah, rabbino Yakov Nagen (Israel/USA), direttore di Beit Midrash for Judaism & Humanity, rev. Felix Machado (India), Arcivescovo di Vasai e segretario generale della Conferenza dei vescovi cattolici dell’India (CBCI).

(Foto: Ufficio Stampa Coreis)