L’assemblea delle Chiese dell’Asia, “ascoltare la sapienza dei popoli, camminare con i poveri e i vulnerabili, urgente la conversione ecologica”

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Il testo integrale del messaggio finale diffuso ieri da Jakarta a conclusione della XII Assemblea generale della Federazione delle Conferenze episcopali dell’Asia. L’anno prossimo la pubblicazione di un Vademecum che riassumerà le priorità pastorali emerse durante il confronto tra vescovi e delegati.

Jakarta – La celebrazione eucaristica conclusiva nella cattedrale di Nostra Signora dell’Assunzione a Jakarta ha concluso ieri i lavori della XII Assemblea plenaria della Federazione delle Conferenze episcopali dell’Asia (FABC) che ha visto riuniti in questa settimana circa 150 tra cardinali, vescovi e delegati delle Chiese cattoliche del continente. Al termine della celebrazione, come era stato annunciato, i partecipanti hanno percorso il Tunnel dell’Amicizia che unisce la cattedrale alla moschea (visitato anche da papa Francesco nel suo storico viaggio del 2024) come segno della volontà delle Chiese cattoliche dell’Asia di essere ponte con tutti i popoli e le religioni che vivono nei propri Paesi. Durante la celebrazione è stato promulgato il messaggio finale, rilanciato da AsiaNews, che pubblichiamo integralmente.

Nella sessione conclusiva ai partecipanti all’Assemblea sono stati presentati i contenuti generali di un Vademecum sulle priorità pastorali per le Chiese dell’Asia che sarà il principale frutto dei lavori e orienterà il cammino delle Chiese locali nei prossimi anni. Illustrandoli p. Clarence Devadass, segretario generale associato della FABC e segretario esecutivo dell’Ufficio per la Sinodalità, l’ha definito uno strumento pratico per aiutare le Chiese locali a tradurre in azioni pastorali la visione emersa dall’Assemblea, offrendo una guida operativa a vescovi, sacerdoti, religiosi e laici per vivere la sinodalità nei rispettivi contesti. Il testo continuerà a essere elaborato dopo l’Assemblea di Jakarta attraverso ulteriori consultazioni e la pubblicazione della versione definitiva è prevista per il prossimo anno.

«Vedrai cose più grandi di queste…» (Gv 1,50)

Care sorelle e cari fratelli in Cristo, e a tutti gli uomini e le donne di buona volontà in Asia.

Grazia e pace dal Signore Gesù.

Riuniti a Jakarta, in Indonesia, dal 20 al 26 luglio 2026, come vescovi dell’Asia insieme a delegati, partner e amici provenienti da molte parti del mondo, rendiamo grazie a Dio per il dono della nostra comunione e per l’opportunità di camminare insieme in questa XII Assemblea Plenaria della Federazione delle Conferenze Episcopali dell’Asia.

La promessa del Signore a Natanaele ci ha accompagnati durante questi giorni: “Vedrai cose più grandi di queste”. Come Natanaele, siamo venuti portando con noi le nostre domande, preoccupazioni e limiti, così come le nostre speranze e aspirazioni. Come lui, abbiamo incontrato il Signore che conosce ciascuno di noi personalmente e che ci invita con dolcezza ad alzare lo sguardo oltre le nostre paure, i nostri pregiudizi e la nostra incredulità verso il più ampio orizzonte del Regno di Dio.

Nel corso di questi giorni di preghiera, ascolto, silenzio e conversazioni nello Spirito, abbiamo sperimentato nuovamente che la sinodalità non è semplicemente un metodo di lavorare insieme; è, prima di tutto, un cammino di conversione orientato alla missione. Prima di trasformare le nostre strutture, essa trasforma i nostri cuori. Prima di rinnovare le nostre istituzioni, rinnova le nostre relazioni.

Mentre compivamo insieme il discernimento, è emerso un ampio consenso sul fatto che, oggi più che mai, la Chiesa in Asia è chiamata a essere un ponte e costruttrice di ponti attraverso una continua conversione sinodale, accogliendo la ricca diversità delle nostre culture e dei nostri popoli.

Le sfide che affrontiamo – la polarizzazione, il collasso delle istituzioni globali, la cultura del potere, il rapido cambiamento tecnologico, le migrazioni, il degrado ecologico, il restringimento degli spazi democratici e il crescente ampliarsi delle disuguaglianze sociali ed economiche – non sono viste semplicemente come ostacoli da superare. Sono piuttosto riconosciute come opportunità per una rinnovata testimonianza missionaria, invitando la Chiesa a incarnare il Vangelo in modo più autentico attraverso l’educazione, il dialogo interreligioso, l’ospitalità, la cura della nostra casa comune e un impegno più profondo per la dignità umana e la solidarietà.

All’interno della Chiesa stessa, riconosciamo anche la persistente sfida del clericalismo, che può ostacolare la comunione, la partecipazione e la corresponsabilità di tutti i battezzati. Questo ci chiama a una continua conversione pastorale e sinodale, promuovendo una cultura dell’ascolto, del discernimento condiviso e di una leadership di servizio.

Lasciamo questa Assemblea con una rinnovata convinzione che Cristo stesso è il Ponte vivente tra il cielo e la terra, tra Dio e l’umanità, tra i popoli e tra l’umanità e la nostra casa comune. Seguirlo significa, per noi, diventare ponti e costruttori di ponti nel suo nome, nel nostro tempo e nel nostro luogo.

In Asia, un continente benedetto da antiche civiltà, da grandi religioni vive e vitali e da popoli giovani, siamo chiamati a essere ponti e costruttori di ponti: ponti di fiducia e di dialogo dove altri innalzano muri di sospetto; ponti di pace dove la violenza e i conflitti dividono le comunità; ponti di compassione dove i poveri, i vulnerabili e gli esclusi anelano alla dignità; e ponti di speranza per i giovani che cercano un significato in mezzo al rapido cambiamento sociale e tecnologico, alla frammentazione globale e alla crisi ecologica che minaccia la nostra casa comune.

Il nostro cammino in Indonesia ci ha offerto un potente simbolo della nostra vocazione. Mentre percorrevamo il Tunnel dell’Amicizia, che collega la Cattedrale di Nostra Signora dell’Assunzione di Jakarta e la Moschea Istiqlal, ci è stato ricordato ancora una volta che la nostra fede ci chiama a costruire ponti, non barriere.

Come ci ha detto papa Leone XIV durante questa Assemblea, una comunione più forte tra le Chiese locali è essenziale perché la Chiesa in Asia possa compiere la propria missione di costruttrice di ponti in società culturalmente e religiosamente diversificate.

Ora ritorniamo alle nostre case ispirati a diventare una Chiesa sinodale missionaria che ascolta profondamente, apre le porte, attraversa i confini e accompagna tutte le persone con umiltà e speranza.

Rinnoviamo il nostro impegno a camminare insieme in modo ecumenico come Chiesa sinodale missionaria con le religioni e le culture nostre vicine, riconoscendole come compagne di pellegrinaggio alla ricerca della verità, della giustizia, della pace e della cura della nostra casa comune.

Rinnoviamo il nostro impegno ad ascoltare la sapienza dei popoli e delle culture dell’Asia, a camminare con i poveri e i vulnerabili come loro compagni, e ad accogliere l’urgente appello alla conversione ecologica, affinché le generazioni future possano ereditare un mondo che rifletta la bontà del Creatore.

Maria, Madre dell’Asia e Madre della Chiesa, ci accompagni in questo pellegrinaggio. Lo Spirito Santo continui a guidarci nella comunione, nella partecipazione e nella missione. E Cristo, il Ponte vivente, faccia di noi strumenti di incontro e di riconciliazione, affinché tutti i popoli possano scoprire in Lui la pienezza della vita.

Camminiamo insieme nella sicura speranza di vedere cose più grandi.

Per i Membri della XII Assemblea Plenaria della FABC
Card. Filipe Neri Ferrão
arcivescovo di Goa and Daman
presidente della FABC

[Fonte e Foto: AsiaNews]