
LA TESTIMONIANZA / Gesuita dallo Sri Lanka, “le nostre opere per i bambini spazzate via, aiutateci”

Di Antonella Palermo
A Tra Cielo e Terra arriva un “appello alla compassione”. È quello del gesuita Thurairasa Sahayanathan (nelle foto), Superiore nel distretto di Batticaloa, sulla costa orientale dello Sri Lanka. Le alluvioni di questi giorni che hanno piegato l’isola, con oltre 600 morti finora accertati e oltre duecento i dispersi, sono l’ennesimo colpo a un Paese che stava iniziando a ricostruirsi pur nella profonda crisi politica ed economica, che ha fatto precipitare le famiglie già vulnerabili in un’ulteriore precarietà.
“I mezzi di sussistenza e i pochi beni che molte famiglie povere avevano faticosamente conservato sono stati spazzati via”, denuncia il gesuita che descrive l’impatto particolarmente devastante nella sua città natale. Da diversi anni segue gli abitanti di un piccolo villaggio svantaggiato nel distretto di Batticaloa, a Kalkudah, dove vivono famiglie che sopravvivono grazie alla piccola agricoltura e alla pesca. “Consapevoli delle difficoltà che devono affrontare i loro bambini – racconta -, nel 2017 abbiamo avviato il progetto educativo Rainbow Kids’ Campus, che offre sostegno scolastico e opportunità che i genitori non potrebbero altrimenti garantire. E diventato un faro di speranza per molti giovani studenti. Ma oggi queste stesse famiglie hanno urgente bisogno di aiuto. Le loro case sono state danneggiate o spazzate via, hanno perso i beni di prima necessità e i loro figli sono nuovamente vulnerabili. Le capanne dove gli studenti si riunivano per studiare non sono più sicure né utilizzabili. Il ritmo familiare delle loro giovani vite è stato distrutto”.

Padre Sahayanathan si rimbocca le maniche offrendo ulteriori energie alla sua missione che ora deve concentrarsi sulla necessità di dare un riparo dignitoso a queste famiglie, ricostruire spazi di apprendimento più sicuri per i bambini e garantire il più possibile che il loro percorso educativo continui senza interruzioni nonostante questo disastro. “Non possiamo raggiungere questo obiettivo da soli. Ci rivolgiamo con umiltà ai benefattori, ai sostenitori e ai partner compassionevoli che riconoscono l’importanza di coltivare la resilienza in comunità come Kalkudah. Questi bambini meritano un luogo sicuro dove imparare. Le loro famiglie meritano la possibilità di rimettersi in piedi. Ricostruiamo la speranza, una casa, un bambino, una famiglia alla volta”.
Lo Sri Lanka è un territorio non nuovo a calamità di questo genere, dal devastante ciclone del novembre 1978, che colpì la costa nord-orientale e lasciò moltissime famiglie senza tetto allo tsunami del 2004. Senza contare le vittime, oltre trentamila della guerra civile trentennale, finita nel 2009, e che ha stravolto intere comunità. Ma con il ciclone Ditwah si è toccato l’apice della catastrofe in questo secolo: oltre due milioni di persone, quasi il dieci percento della popolazione, sono state colpite dalle inondazioni e dalle frane. Le autorità dello Sri Lanka hanno emesso nuove allerte sul rischio cedimenti dei pendii. Secondo il Disaster Management Centre, il numero di persone nei campi profughi gestiti dallo Stato si aggira intorno a centomila. Oltre 75.000 le case danneggiate, di cui quasi 5.000 completamente distrutte.

Proprio oggi all’Angelus, papa Leone XIV si è detto “vicino ai popoli del Sud e del Sud-Est asiatico, duramente provati dai recenti disastri naturali”. “Prego per le vittime, per le famiglie che piangono i loro cari e per quanti portano soccorso – ha detto nel suo appello -. Esorto la comunità internazionale e tutte le persone di buona volontà a sostenere con gesti di solidarietà i fratelli e le sorelle di quelle regioni”.
Di seguito i riferimenti per le eventuali donazioni:
Nome Banca: Hatton National Bank
Filiale: Negombo Metro
Destinatario: Jesuit Galle Mission -No 1
Numero di conto: 145020023193
Codice Swift: HBLILKLXXXX
Causale: for the east Kalkudha and Rainbow kids Campus children
[Foto: T. Sahayanathan, Vatican.va]



