Manipur: l'opposizione presenta una mozione di sfiducia contro Modi, la Chiesa chiede pace

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L'alleanza politica INDIA vuole spingere il premier a parlare delle violenze settarie nello Stato nord-orientale dopo che un gruppo di parlamentari si è recato sul posto e ha denunciato il "completo crollo dell'ordine pubblico". Il cardinale Oswald Gracias ha sottolineato che non si tratta di un conflitto religioso, ma di una antica ostilità tra gruppi tribali, chiedendo alla Chiesa locale di lavorare per l'armonia. Ne parla Nirmala Carvalho su AsiaNews.

L’opposizione indiana ha presentato una mozione di sfiducia contro il primo ministro Narendra Modi per ciò che sta succedendo nello Stato nord-orientale del Manipur, dove da tre mesi sono in corso scontri etnici tra le comunità Kuki (composta in prevalenza da cristiani) e Meitei (di fede soprattutto indù) e dove il governo locale è guidato dal Bharatiya Janata Party (Bjp), la stessa formazione politica da cui proviene il premier. Tuttavia, il cardinale Oswald Gracias, in un videomessaggio del 26 luglio, ha affermato che i disordini del Manipur non sono un conflitto tra indù e cristiani, ma un conflitto tribale, sottolineando di non dare un colore religioso ai disordini. Finora i morti sono più di un centinaio e i profughi interni oltre 60mila, ma Internet è stato a lungo sospeso ed è tuttora difficile ottenere informazioni.

L’opposizione, formata da un’alleanza di partiti che di recente si è denominata INDIA (Indian National Developmental Inclusive Alliance), vuole costringere il premier a parlare della violenza in atto durante una delle prossime sessioni parlamentari, dopo che durante il fine settimana 21 parlamentari hanno visitato il Manipur per valutare la situazione. In un memorandum presentato al governatore dello Stato nord-orientale essi denunciano il “completo crollo dell’ordine pubblico” e la “patetica” condizione dei campi di soccorso per gli sfollati. La mozione di sfiducia presentata dall’alleanza INDIA è tuttavia destinata a essere respinta perché il governo gode di un’ampia maggioranza e ha tutti i numeri a proprio favore per impedire un crollo dell’esecutivo. 

Il premier Modi ha per la prima volta parlato delle violenze in corso nei giorni scorsi, dopo la diffusione di un video di molestie e maltrattamenti sessuali nei confronti di due donne Kuki, che nel filmato erano circondate da uomini Meitei. Il video risaliva al 4 maggio, ma è emerso solo a luglio. Modi ha detto che i responsabili delle violenze sessuali verranno puniti, mentre l’opposizione accusa il Bjp al governo di non aver fatto nulla per riportare la pace. L’esercito è stato infatti schierato per mantenere la situazione sotto controllo, ma non ha ricevuto l’ordine di disarmare i combattenti, mentre diverse fonti locali hanno raccontato che la polizia si è schierata a favore di uno o l’altro gruppo tribale. Lungo una delle autostrade principali sono stati scavati buker e avamposti da cui le parti in conflitto si sparano a vicenda. Anche gli esperti descrivono la situazione come "un misto di anarchia e guerra civile e un completo crollo dell'amministrazione statale".

Una risoluzione pacifica è la richiesta arrivata anche dal cardinale Gracias, che ha chiarito che il conflitto è tra due gruppi storicamente antagonisti tra loro: "Ci sono stati tentativi di dare un colore religioso a ciò che sta accadendo nel Manipur, ma questo non è un conflitto religioso. È un conflitto tribale tra due tribù storicamente ostili l'una all'altra", ha dichiarato il porporato, aggiungendo di aver parlato con il presidente della Conferenza episcopale dell’India su come ripristinare la pace e di come la Chiesa possa contribuire a questo obiettivo. “Gli sforzi per l'armonia e la pace devono continuare. Anche la Chiesa dovrebbe farsi avanti per questo”, ha specificato il vescovo.

Gli scontri settari hanno avuto inizio a seguito di una protesta pacifica della minoranza Kuki, che ha manifestato contro la proposta di inserire anche i Meitei nel programma di governo delle tribù riconosciute dell’India, un programma in base al quale vengono assegnati sussidi e quote alle popolazioni indigene svantaggiate. Il Manipur, che confina con il Myanmar, è uno degli Stati più piccoli dell'Unione indiana con una popolazione di 3,2 milioni. Ma mentre i Kuki sono solo il 16%, i Meitei costituiscono il 53% della popolazione.

(Fonte: AsiaNews - Nirmala Carvalho; Foto: Porte Aperte/Open Doors)