Modi al Cairo nella moschea restaurata dalla Dawoodi Bohra

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Prima tappa di un premier indiano in Egitto da 26 anni, il presidente al-Sisi invitato al G20 di Delhi. Significativa la visita alla moschea di al-Hakim, luogo caro a un piccola comunità islamica del Gujarat alleata del Bjp. Dopo aver rigettato a Washington la domanda di una giornalista sulle accuse su leggi e politiche avvertite dai musulmani in India come violazioni dei propri diritti. Ne parla AsiaNews.

Di ritorno dal suo viaggio negli Stati Uniti, il premier indiano Narendra Modi ha compiuto un’altra tappa molto significativa al Cairo, incontrando il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi. Erano ben 26 anni che un primo ministro di New Delhi non faceva tappa in Egitto. Durante la visita Modi ha invitato ufficialmente al-Sisi a prendere parte come ospite al vertice del G20 che si terrà a New Delhi in settembre. E va ricordato che l’Egitto è uno dei Paesi che hanno chiesto ufficialmente di entrare a far parte del gruppo dei Brics (il forum globale alternativo al G7 che vede insieme Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica). Il vertice al Cairo è stata inoltre l’occasione per firmare una serie di accordi bilaterali su temi come l’agricoltura e la tutela del patrimonio archeologico.

E proprio nell’ambito del rapporto tra cultura e religioni durante la visita al Cairo è avvenuto un gesto significativo rispetto agli equilibri interni indiani. Modi si è recato, infatti, in visita alla moschea di al-Hakim, un monumentale luogo di culto musulmano risalente all’XI secolo e restaurato recentemente grazie all’aiuto della Dawoodi Bohra, una comunità islamica indiana che ha in questo luogo dell’Egitto le sue radici. Di matrice sciita, si tratta di una comunità di circa 500mila musulmani, ben radicata nel Gujarat, lo Stato indiano di cui Modi è stato alla guida del governo locale prima della sua ascesa nel 2014 al vertice della politica nazionale.

Come ricorda il sito indiano Mint nel Gujarat - segnato dalle profonde tensioni tra indù e musulmani sfociate nelle sanguinose violenze del 2002 - la Dawoodi Bohra è considerata la sponda islamica della base elettorale dei nazionalisti indù del Bjp. Il premier indiano ha sempre riconosciuto alla comunità il merito di averlo aiutato nella sua azione di governo in Gujarat, esaltandola come una realtà “patriottica”. Di qui il significato politico dell’omaggio reso alla loro moschea al Cairo e al ruolo svolto da questi musulmani indiani nel suo restauro.

Questi legami di Modi con la Dawoodi Bohra sono però in contrasto con il clima generale dell'India, dove il Bjp è accusato di aver costantemente portato avanti leggi e politiche anti-musulmane sotto l’amministrazione Modi. Si ritiene che i diritti delle minoranze abbiano subito un duro colpo. E questo è stato anche l'argomento della prima domanda posta da una cronista del Wall Street Journal a Modi negli Stati Uniti durante una conferenza stampa (fatto eccezionale, dal momento che in patria il premier indiano non è disponibile a questi confronti con la stampa e l’ultimo precedente risaliva alla visita a Londra nel 2015). Domanda di fronte alla quale Modi si è detto “sorpreso” e sostanzialmente non ha risposto, limitandosi ad affermare che essendo l’India una democrazia nel Paese non vi sarebbe “alcuna discriminazione o violazione dei diritti umani”.

(Fonte: AsiaNews; Foto: Wikimedia Commons)