Myanmar: il ritorno del Triangolo d’Oro? La produzione di oppio birmana supera quella afghana, afferma l’Unodc

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La produzione di oppio in Myanmar supera quest’anno quella dell’Afghanistan. Lo registra il rapporto dell’Ufficio ONU contro la droga e il crimine (UNODC) intitolato Southeast Asia Opium Survey 2023 Cultivation, Production, and Implications, di cui riferisce l'agenzia vaticana Fides.

La produzione di oppio in Myanmar è aumentata del 36% da 790 a 1.080 tonnellate tra il 2022 e il 2023, mentre quella dell’Afghanistan nello stesso periodo sia stata di “sole” 330 tonnellate. Questo per il divieto imposto nel 2022 dai Talebani sulla coltivazione del papavero che ha fatto sì che sia diminuita di circa il 95%, la superfice coltivata con la pianta dalla quale si ricava la droga, ridotta da 233.000 ettari nel 2022 a soli 11.000 ettari nel 2023.

Sebbene la coltivazione dell’oppio in Myanmar sia ancora artigianale e legata ad un’economia di sopravvivenza, il rapporto UNOCD sottolinea che “la coltivazione del papavero in Myanmar continua a prosperare e a diventare più sofisticata e produttiva, portando alla stima più alta produzione di oppio dal 2001”.

La coltivazione del papavero da oppio sta cambiando, passando da piantagioni su piccola scala e mal organizzate ad altre sempre più sofisticate, caratterizzate da una maggiore densità degli appezzamenti, una migliore organizzazione degli impianti, e l’uso di sistemi di irrigazione e di fertilizzanti.

Nonostante l’accresciuta produzione il costo dell’oppio birmano è aumentato, non diminuito. Un fattore attribuito dall’UNODC all’instabilità politica del Paese che ha fatto sì che nel prezzo della droga vadano conteggiato i costi per garantire la sicurezza della filiera dalla coltivazione al trasporto.

Non è un caso che la produzione di oppio sia concentrato in quegli Stati della federazione che da decenni sono in lotta per l’indipendenza o per conquistare una forte autonomia dallo Stato centrale. Quasi il 90% dei 41.300 ettari coltivati a papavero si trovano nello Stato Shan (nord), la cui parte settentrionale è stata sconvolta dai combattimenti delle ultime settimane, dopo che un'alleanza armata di minoranze etniche ha lanciato un'offensiva contro la giunta militare.

Un ritorno al passato dunque quando la maggior parte dell’oppio da trasformare in eroina veniva prodotto nel cosiddetto Triangolo d’oro (l’allora Birmania, Laos e Thailandia), poi sostituito dalla Mezzaluna d’oro (Afghanistan, Pakistan e Iran)? È difficile dare una risposta anche perché si è evoluto il mercato internazionale della droga dominato ora dalla droghe sintetiche.

Non è un caso che il Triangolo d’Oro, una volta perso il primato della produzione di oppio/eroina, è diventato un grosso produttore di metamfetamine. “L’economia della droga della regione non è solo modellata dagli oppiacei” ricorda il rapporto UNODC. “È importante comprendere la ripresa economica dell’oppio avviene in contemporanea con un aumento della produzione di droghe sintetiche in Myanmar afferma il rapporto- come dimostrato dai livelli record di sequestri nella regione, soprattutto di metanfetamine e ketamina”.

(Fonte: Fides; Foto: Centro Studi Internazionali)