Pakistan: elezioni a Islamabad, ‘indipendenti’ di Imran Khan avanti, ma senza maggioranza

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In uno spoglio lentissimo ancora in corso dopo più di un giorno (e con tante accuse di brogli) i candidati legati all’ex premier in carcere risultano comunque vincitori in più collegi rispetto a quelli di Nawaz Sharif. Per fare uscire il Pakistan dalla crisi politica occorrerà però un governo di coalizione. P. Khalid Rashid Asi: “Il dato chiaro è che non si possono costringere gli elettori. Clima teso: si adottino misure concrete per mantenere la pace nel Paese”. Ne riferisce AsiaNews.

A più di un giorno dalla chiusura delle urne non ci sono ancora i risultati ufficiali di tutte le circoscrizioni elettorali in Pakistan. Un ritardo carico di sospetti, ma che non pare in grado comunque di cancellare un dato che ormai sembra emergere chiaro: la Lega nazionale musulmana di Nawaz Sharif non ha ottenuto l’ampio successo che sperava; anzi, i candidati “indipendenti” legati al Pakistan Tehreek-e-Insaf (PTI) di Imran Khan – l’ex premier sfiduciato nel 2022 e oggi in carcere con svariate condanne per un totale 31 anni di detenzione – sembrano conquistare un numero maggiore di seggi nell’Assemblea nazionale. Anche se nessuna delle forze in campo appare comunque in grado di governare da sola e dunque nella crisi politica che ormai da tempo vive il Pakistan si profila ancora un governo di coalizione.

Gli ultimi dati che filtrano dalla Commissione elettorale e diffusi dall’emittente pakistana GeoTv si riferiscono a 191 seggi sui 266 in lizza: di questi gli ‘indipendenti’ ne avrebbero vinti 78 contro i 56 della Lega nazionale musulmana di Sharif e i 43 del Pakistan People Party di Bilawal Bhutto. Il quadro resta però in grande movimento, con accuse di brogli e discrepanze rispetto ai dati ufficiosi di stanotte che in molte più circoscrizioni davano in testa candidati legati al PTI. Per questo è molto forte il timore di disordini.

P. Bonnie Mendes, voce autorevole della comunità cattolica pachistana, commenta ad AsiaNews: “A prescindere dalle previsioni, sono i risultati elettorali a dire chi il popolo ha scelto. Dopo tante ore questi risultati non sono ancora chiari. Ciò che però sembra evidente è che gli elettori non vogliono alcuna imposizione. Hanno scelto chi volevano. Molti candidati indipendenti legati al PTI hanno vinto. I partiti politici non sono andati bene, ma stiamo ancora aspettando i risultati ufficiali”.

Nelle strade sono soprattutto i sostenitori del PTI ad esultare: “Imran Khan è dietro le sbarre, ma noi siamo con la sua visione contro la corruzione – gioisce un Munawar Masih, venditore di verdure tra i sostenitori del PTI -. Ai nostri candidati non è stato assegnato il simbolo, hanno gareggiato con insegne diverse fornite solo quattro giorni prima delle elezioni. Ma gli elettori sono rimasti fedeli: è nostro diritto votare qualsiasi partito o qualsiasi candidato e abbiamo dimostrato la nostra decisione. Nessuno può fermarci”.

“In Punjab il PLM-N sembrava saldo al potere – commenta p. Khalid Rashid Asi, direttore della Commissione per la Giustizia e la pace della diocesi di Faisalabad – ma abbiamo visto molti pilastri della Lega Nazionale finire battuti dal voto della gente. I risultati che stanno arrivando ci dicono chiaramente che non si possono costringere gli elettori, non si possono comprare i loro voti. Ieri ho visitato molti seggi nella mia zona e ho visto un gran numero di donne uscire dalle case per votare, anche molti elettori delle minoranze hanno dimostrato la loro fiducia nel PTI e hanno votato per candidati indipendenti”.

“È evidente che ad aver prevalso è lo spirito democratico, con una notevole affluenza alle urne, particolarmente significativa tra le donne e i giovani – sostiene Farwa Aamer, che a New York dirige le iniziative sull’Asia meridionale dell’Asia Society Policy Institute -. Nonostante abbia dovuto affrontare grandi ostacoli, il Pakistan Tehreek-e-Insaf (PTI), ha dato prova di resilienza, sfruttando efficacemente i social media per mantenere una posizione di vantaggio. Tuttavia, è essenziale riconoscere che nessuna formazione di governo può procedere senza considerare le intricate dinamiche che coinvolgono l’influente establishment militare del Paese”.

“I militari – si domanda – adesso rivaluteranno la posizione di Imran Khan, o cercheranno strade alternative per plasmare il risultato delle urne? La presunta manomissione dei voti, il capovolgimento dei risultati durante la notte a sfavore dei candidati originariamente in testa e i ritardi nell’annuncio dei risultati sono elementi preoccupanti che fanno pensare alla seconda ipotesi. Ma gli elettori pakistani chiedono trasparenza e autenticità dei risultati, soprattutto dopo l’interruzione delle telecomunicazioni e gli eventi precedenti alle elezioni che hanno già suscitato sospetti. Qualsiasi deviazione da questi principi rischia di incitare il malcontento pubblico e di mettere a repentaglio la stabilità della transizione democratica”.

Anche p. Khalid Rashid Asi guarda con preoccupazione alle prossime ore: “Una volta appurati i risultati finali occorrerà un governo di coalizione – spiega -. Ma temo ci possa essere una situazione di emergenza: il governo adotti misure concrete per costruire e mantenere la pace nel Paese. Ieri intanto i servizi internet e di telefonia mobile sono rimasti spenti, cos’è successo? I risultati delle elezioni sono stati ritardati. Queste erano le vecchie tattiche per truccare le elezioni, ma la gente non permetterà che venga rubare il loro voto. Voglio solo la pace nel Paese e che il prossimo governo prenda provvedimenti seri per la stabilità economica, la tutela della salute e l’istruzione”.

(Fonte: AsiaNews; Foto: Commonwealth Secretariat)