
Pakistan: leader islamici fermano un attacco a cristiani per l’accusa di blasfemia

A Baldia Town l’intervento di guide religiose, studenti e polizia ha difeso una famiglia cristiana finita al centro di accuse (da dimostrare) su profanazione del Corano. Chiesto rispetto delle indagini e predicazione sulla fratellanza religiosa nei sermoni del venerdì. La Commissione Giustizia e pace ad AsiaNews: “Gesto importante”. Il servizio di Shafique Khokhar.
Karachi – Evitare che una presunta accusa di blasfemia degeneri in violenze contro la minoranza cristiana, come purtroppo già accaduto diverse volte in Pakistan, è possibile. Lo ha dimostrato quanto accaduto a Karachi l’8 luglio, quando migliaia di persone si sono radunate nella zona di Kazafi Colony, a Baldia Town, dopo la diffusione della notizia secondo cui una madre cristiana e suo figlio avrebbero profanato alcune pagine del Corano. Grazie all’azione congiunta delle autorità civili, delle forze di sicurezza e di esponenti musulmani appartenenti a diverse scuole di pensiero islamiche, la situazione è stata riportata sotto controllo, scongiurando il rischio di nuovi episodi di violenza settaria.
Secondo quanto riferito da Kashif Anthony, coordinatore della Commissione cattolica per la Giustizia e la Pace (CCJP) e segretario della Commissione Cattolica per il Dialogo interreligioso e l’ecumenismo dell’arcidiocesi di Karachi, una madre cristiana e suo figlio sono stati accusati di aver profanato alcune pagine del Corano e di averle spedite tramite il servizio postale pakistano a cinque diverse destinazioni partendo da Saddar, un quartiere della città. Uno dei pacchi sarebbe stato ricevuto da un commerciante che, insospettito dal contenuto, ha allertato i residenti e successivamente la polizia affinché verificasse l’accaduto.
La notizia della presunta profanazione si è rapidamente diffusa, provocando il raduno di migliaia di persone nella zona interessata. Secondo Anthony, alcuni partecipanti avrebbero incitato alla violenza contro gli accusati, alimentando un clima di forte ostilità. Diverse famiglie cristiane, temendo possibili aggressioni, si sono rifugiate nelle proprie abitazioni, mentre sono stati segnalati danni ad alcune proprietà e tentativi di attacchi da parte della folla. La situazione è apparsa fin da subito estremamente delicata e avrebbe potuto degenerare in un episodio di violenza su larga scala.
Secondo quanto raccontato dai responsabili della Chiesa cattolica locale, l’escalation è stata invece evitata grazie al tempestivo intervento di rappresentanti politici, studiosi islamici e leader delle comunità locali, che hanno lavorato congiuntamente per riportare la calma. Fondamentale è stato anche il dispiegamento di un imponente dispositivo di sicurezza da parte della polizia e dei Rangers, il corpo paramilitare incaricato del mantenimento dell’ordine pubblico. Le forze di sicurezza hanno presidiato l’area, proteggendo le famiglie cristiane e le loro abitazioni e garantendo sia la sicurezza della famiglia accusata sia quella degli altri residenti cristiani del quartiere.
Uno degli aspetti più significativi dell’episodio è stato il manifestarsi di una concreta solidarietà interreligiosa. Secondo Anthony, studenti appartenenti a diversi seminari islamici, insieme a esponenti politici e numerosi membri della comunità musulmana locale, si sono schierati davanti alle case delle famiglie cristiane per scoraggiare eventuali aggressioni. Allo stesso tempo hanno invitato la folla alla moderazione, ricordando che persone non ancora identificate avrebbero potuto aver orchestrato l’episodio proprio con l’obiettivo di provocare uno scontro tra musulmani e cristiani. Per questo motivo hanno sottolineato che accuse ancora da verificare non potevano giustificare atti di violenza contro cittadini innocenti.
Anche autorevoli studiosi appartenenti a diverse scuole di pensiero islamiche e numerosi leader politici hanno preso la parola davanti ai manifestanti, invitandoli a non farsi giustizia da sé. Nei loro interventi hanno ribadito che la violenza, il giustizialismo e gli attacchi contro innocenti sono contrari agli insegnamenti dell’Islam e rappresentano una minaccia per la convivenza pacifica tra le diverse comunità religiose del Paese.
Il direttore della Commissione cattolica per la Giustizia e la pace dell’arcidiocesi di Karachi, p. Shahzad Arshad, aveva rivolto un appello alle autorità civili e alle forze dell’ordine affinché garantissero la piena tutela delle persone innocenti e delle loro proprietà. Successivamente ha espresso il proprio apprezzamento per l’operato della polizia, dei Rangers e degli altri organismi di sicurezza. Ha inoltre riconosciuto il ruolo positivo svolto da numerosi rappresentanti politici e religiosi di Baldia Town, tra cui il vice presidente dell’Assemblea del Sindh Naveed Anthony, esponenti politici locali, leader musulmani, il mufti Abdullah Noori, il mufti Zubair, membro del Consiglio dell’ideologia islamica, Allama Bilal Saleem Qadri, studenti dei seminari islamici e rappresentanti della comunità cristiana, tutti uniti nell’obiettivo di proteggere i residenti più vulnerabili e promuovere la giustizia e la pace.
Sul piano giudiziario, dopo una consultazione tra studiosi islamici appartenenti a diverse correnti, è stata formalmente registrata una denuncia relativa al presunto episodio di blasfemia sulla base dell’esposto presentato dal mufti Abdullah Noori del Tahaffuz-e-Khatm-e-Nabuwwat Front. La polizia ha avviato un’indagine per identificare e arrestare le persone ritenute responsabili del presunto gesto.
Leader cristiani e musulmani hanno infine diffuso un appello congiunto chiedendo un’indagine completa, imparziale e conforme alla legge, affinché eventuali responsabilità vengano accertate esclusivamente attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento pakistano. Il mufti Zubair e Allama Bilal Saleem Qadri hanno inoltre invitato la popolazione a mantenere la calma e a respingere ogni tentativo di alimentare ostilità tra musulmani e cristiani, ricordando che l’islam impone di proteggere la vita, la dignità, i beni e i diritti delle minoranze religiose.
Gli studiosi islamici hanno anche incoraggiato gli imam di Baldia Town a dedicare i sermoni del venerdì ai temi dell’armonia religiosa, della fratellanza, della convivenza pacifica e del rispetto dello Stato di diritto, mettendo in guardia contro chi cerca di compromettere le relazioni tra le diverse comunità. L’appello conclusivo ha invitato tutti i cittadini a non lasciarsi influenzare da voci incontrollate, a non ricorrere mai alla violenza o alla giustizia privata e a preservare la pace, il rispetto reciproco e la tutela dei diritti della comunità cristiana, ribadendo che ogni presunta violazione della legge deve essere affrontata esclusivamente attraverso un regolare procedimento investigativo e giudiziario.
[Fonte e Foto: AsiaNews]



