
Sud Sudan: si moltiplicano gli scontri tra esercito e milizie del SPLM-IO

I più colpiti sono gli stati settentrionali di Unity e Jonglei, al confine con il Sudan. Decine di migliaia le persone in fuga. Combattimenti e attacchi aerei colpiscono zone di particolare interesse economico e geostrategico. Il rischio è che il paese torni ad essere teatro di una guerra civile a tutto campo e che venga trascinato nel conflitto sudanese. Il servizio di Bruna Sironi per Nigrizia, la rivista dei Missionari Comboniani.
In Sud Sudan l’instabilità cresce di giorno in giorno mentre in diverse regioni si moltiplicano gli scontri tra le due forze che hanno combattuto nella guerra civile, scoppiata nel dicembre 2013: l’esercito (SSPDF) e gli uomini dell’SPLM/A-IO, che rispondono a Riek Machar, capo dell’opposizione, primo vicepresidente e firmatario dell’accordo di pace del 2018, sospeso dall’incarico e in carcere da marzo dello scorso anno con accuse ritenute pretestuose da molti analisti e dai referenti della comunità internazionale nel paese.
Gli incidenti più gravi delle ultime settimane si sono avuti nello stato di Jonglei, in particolare nella contea di Uror, dove da tempo è in atto un’offensiva del SPLM/A-IO che ha strappato diverse basi all’esercito.
Nella zona l’SSPDF avrebbe anche sferrato bombardamenti aerei su diversi villaggi nelle contee di Uror e Ayod, provocando danni ingenti e numerose vittime. Negli ultimi giorni gli scontri si sono intensificati, provocando la fuga di decine di migliaia di persone. Almeno 60mila, secondo stime credibili.
Chi scappa, secondo un articolo pubblicato sul sito di Radio Tamazuj, teme di essere coinvolto in una vera e propria offensiva dell’SPLM/A-IO e delle milizie sue alleate (un riferimento chiaro alla temutissima White Army, formata da milizie di difesa del gruppo etnico nuer, maggioritario nella zona) che sarebbe stata preannunciata da un comunicato stampa di suoi gruppi locali in cui si dice che si preparano a marciare su Juba. La dichiarazione avrebbe suscitato ricordi indelebili dei massacri perpetrati nelle prime settimane della guerra civile e determinato l’esodo.
Gli scontri probabilmente più pericolosi per l’evolversi futuro della situazione in Sud Sudan sono dell’inizio di gennaio. Hanno interessato la contea di Rubkona, stato di Unity, in prossimità del capoluogo Bentiu. In gioco due basi dell’esercito che sarebbero cadute nelle mani dell’SPLM-IO, circostanza negata dalle autorità competenti.
Secondo una fonte sentita da Nigrizia a Bentiu, la mattina del 4 gennaio ci sarebbero stati scontri anche nella città stessa. Molte persone si sarebbero rifugiate nel campo profughi nelle sue vicinaze. Nato come campo per la protezione dei civili e organizzato dalla missione di pace UNMISS all’inizio della guerra civile, è ora gestito da una forza congiunta supportata dal governo, come stabilito dall’accordo di pace del 2018.
Il campo è stato, ed è, rifugio di decine di migliaia di persone che si sono sentite, e ancora si sentono, in grave pericolo a causa dell’instabilità perdurante nella zona. Secondo la nostra fonte, voci insistenti dicevano che lo stesso governatore era presente nella struttura.
Secondo notizie diffuse anche da mass media locali, gli scontri sono continuati nel campo stesso facendo alzare di molto la tensione tra i rifugiati che vi risiedono. Ora la situazione sarebbe tornata alla “normalità”.
Ma di quale normalità si parla? Secondo la ministra dell’Informazione dello stato di Unity, la calma è tornata quando gli uomini dell’SPLM-IO sono stati scacciati dall’esercito governativo. Secondo la nostra fonte, confermata dal sito locale Sudan Post, l’esercito controllerebbe ora il campo e avrebbe cominciato anche operazioni di reclutamento. Se così fosse, la gravità della situazione sarebbe evidente.
Difficile dire quale delle due versioni si avvicini di più alla realtà. Ma un dato risulta chiaro: i contrasti tra le due forze che hanno scatenato la guerra civile sta aumentando, così come aumenta la differenza tra le narrative dei fatti e la polarizzazione tra la popolazione.
Questo è particolrmente pericoloso e significativo nello stato di Unity, tra i primi coinvolti e più devastati nella guerra civile. È infatti abitato in gran maggioranza da popolazione nuer, gruppo etnico cui appartiene anche il capo dell’opposizione Riek Machar, che vi è nato. È dunque percepito come potenzialmente schierato con l’SPLM/A-IO.
Inoltre lo stato di Unity si trova nel nord del paese e ha un lungo confine con il Sudan, con regioni ora controllate dalle Forze di supporto rapido (RSF) e dal suo alleato, l’SPLM-N di Abdelaziz al Hilu, che da oltre un decennio governa di fatto i Monti Nuba, nel Sud Kordofan.
Pariang, la contea più settentrionale di Unity – ora rinominata Ruweng Administrative Area – ospita il campo profughi di Yida, con una popolazione fluttuante a secondo della situazione in Sud Kordofan. Ora è stimata in almeno 30mila persone, in grande maggioranza nuba. Il campo di Yida è sempre stato percepito come una sorta di retrovia dell’SPLM-N. La sua stessa esistenza è vista come il segno dei buoni rapporti e di lunga data tra il governo di Juba e l’SPLM-N, ora ufficialmente schierato con una delle parti combattenti in Sudan.
Per di più nello stato di Unity si trovano alcuni dei campi petroliferi più importanti del Sud Sudan. Si trova nelle immediate vicinanze del suo confine anche Heglig, il più importante campo petrolifero sudanese che è recentemente passato nelle mani delle RSF ed è ora controllato dall’esercito sudsudanese, in forza di un accordo tripartito che ha l’obbiettivo di salvaguardarne l’operatività, cruciale per l’economia sia di Juba che di Khartoum. Da Heglig passa infatti tutto il petrolio sudsudanese estratto nello stato di Unity ed è prodotto la maggior parte del petrolio sudanese.
Si deve aggiungere, infine, che Heglig è stato zona contestata tra Sudan e Sud Sudan, tanto da essere stata al centro di un conflitto tra i due paesi.
In Unity si aggrovigliano dunque diverse delicate questioni, sia per gli equilibri interni al Sud Sudan che per le relazioni con il Sudan. Un eventuale scontro nella zona potrebbe facilmente evolvere in un conflitto più ampio, sia sul piano nazionale che su quello regionale.
È il timore espresso sempre più frequentemente da diversi osservatori che temono che il Sud Sudan rischi di essere teatro di una nuova guerra civile e di venire contemporaneamente trascinato nel conflitto sudanese.
[Fonte e Foto: Nigrizia]



