
Thailandia e Cambogia concordano un cessate il fuoco di 72 ore. Il vicario apostolico di Phnom Penh, “vogliamo la pace”

Phnom Penh – Thailandia e Cambogia hanno concordato un cessate il fuoco per 72 ore, dopo settimane di combattimenti lungo la frontiera contesa. L’accordo, siglato dai ministri della Difesa, è entrato in vigore oggi, 27 dicembre, alle 12:00. Entrambe le parti hanno concordato di congelare tutti i movimenti di truppe e di consentire ai civili che vivono nelle zone di confine di tornare a casa. Si ferma così un conflitto che, in tre settimane, si calcola abbia causato, nel complesso, un milione di profughi, da ambo le parti, mentre oltre 40 persone sono morte negli scontri. In base agli accordi, nei prossimi giorni saranno anche rilasciati i 18 soldati cambogiani trattenuti dalla Thailandia.
“Ringraziamo Dio e continuiamo a pregare affinché le 72 ore diventino per sempre”, commenta a caldo all’Agenzia Fides il vicario apostolico di Phnom Penh, mons. Olivier Schmitthaeusler. Il vescovo riferisce di aver inviato una lettera a sette leader mondiali “per seguire il consiglio del nostro vescovo Chhmar Salas che il 18 aprile 1975 scrisse: Non dimenticate di parlare di noi al mondo!”. I destinatari della missiva, informa, sono: Papa Leone XIV; il presidente USa Donald Trump; il presidente della Francis Macron; il Direttore Generale dell’Unesco, Khaled El-Enany; il Coordinatore delle Nazioni Unite in Cambogia, Jo Scheuer; l’Ambasciatore dell’Unione Europea in Cambogia, Igor Driesmans; l’Alto Commissario per i Diritti Umani Volker Türk . “Continuiamo a sperare e pregare perché vogliamo la pace”, dice accortamente il vicario apostolico.
“Dal 7 dicembre – ricorda nel colloquio con Fides – il numero di missili e bombe che hanno distrutto templi Khmer, patrimonio mondiale dell’Unesco , scuole e abitazioni civili nell’entroterra è stato incalcolabile, violando l’integrità territoriale del piccolo regno di Cambogia e trasformando questo conflitto di confine in una vera e propria guerra”.
Solo in Cambogia, rileva, “oltre 500.000 sfollati sono costretti a cercare rifugio sempre più lontano dal confine, e 200.000 bambini sono privati della scuola all’inizio di questo anno accademico, costretti a fuggire con i genitori e a stabilirsi in precari campi profughi”.
Nei giorni scorsi, in occasione del Natale, il vicario aveva diffuso un appello per il cessate il fuoco e la pace. E, celebrando la veglia di Natale, aveva detto ai fedeli: “Quanto è potente il canto degli angeli in questa notte di Natale, tanto potente , a 300 km da Phnom Penh e a 15 km da Battambang, la seconda città più grande della Cambogia, il rumore dei missili echeggiava vicino a una scuola dove i bambini studiavano pacificamente”. Ha proseguito nel suo appello mons. Olivier Schmitthaeusler: “Gli organismi internazionali di mantenimento della pace non possono o non vogliono fare nulla? Abbiamo visto Gaza, vediamo l’Ucraina e la Birmania. Ed eccoci qui, testimoni impotenti nel nostro Paese di un disastro umanitario. Le nostre voci sembrano inascoltate, ma osiamo dire forte e chiaro al mondo, alle istituzioni internazionali, ai governi, alle Chiese in Asia e in tutto il mondo: Vogliamo la pace!”
“Davanti al Dio fatto uomo – ha invocato – adoriamo e preghiamo per la pace, preghiamo per i soldati e i rifugiati. Preghiamo e imploriamo: O Signore, Principe della Pace, salvaci”.
Il vescovo ha chiesto l’intercessione dei martiri cambogiani “che hanno sopportato l’esodo e trovato la morte cinquant’anni fa”: “Questa croce che indosso, ricevuta dal vescovo Émile Destombes 16 anni fa – lui stesso l’aveva ricevuta dalla madre del vescovo Salas (il primo vescovo khmer ordinato tre giorni prima del regime di Pol Pot e morto nel 1977) – è un simbolo di vita”.
Quella croce, ha ricordato, “è testimone di 130 anni di storia cambogiana, ed è anche un simbolo della vittoria della vita sulla morte. Dalla mangiatoia alla croce, Gesù ci guida sulla via della Resurrezione”. “La nascita di Gesù è una speranza che nasce nei nostri cuori, una speranza che nessuno può toglierci”, ha concluso, implorando il dono della pace “dal Dio-con-noi, l’Emmanuele, Principe della Pace, per la nostra terra di Cambogia e per il mondo”.
[Fonti: AsiaNews, Fides; Foto: Vatican News]



