I vescovi della Corea alla chiesa del 38° parallelo per pregare per la pace

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Il pellegrinaggio per l'unità del popolo coreano è stato guidato dal presidente della Conferenza episcopale a 70 anni dall'armistizio: si è pregato davanti all'Eucaristia nel luogo di culto cattolico più vicino a Pyongyang. In un messaggio la preoccupazione per le rinnovate tensioni e il rischio di escalation nucleare: "La ripresa del dialogo, non la deterrenza con le armi, sono la via per la pace". Ne parla l'agenzia missionaria AsiaNews.

La Chiesa cattolica della Corea del Sud sta ricordando in questo mese di giugno all’insegna dell’impegno e della preghiera per la pace i 70 anni dall’armistizio del 1953, che pose fine ai combattimenti con Pyongyang lasciando dietro di sé la ferita di un Paese diviso. In questo contesto il 6 giugno una delegazione dei vescovi del Paese ha compiuto un gesto simbolico significativo recandosi insieme in pellegrinaggio alla JSA Church, la piccola chiesa che dal 2019 sorge a Paju, nella provincia sudcoreana di Gyeonggi, nella zona demilitarizzata (JSA) che lungo il 38° parallelo segna il confine di fatto con la Corea del Nord.

Il pellegrinaggio è stato guidato dal presidente della Conferenza episcopale, il vescovo di Suwon mons. Mathias Ri Iong-hoon. Inaugurata nel 2019 la JSA Church richiama nello stile architettonico la Porziuncola, la chiesa di san Francesco ad Assisi, proprio per portarne il messaggio di pace in un luogo segnato dalla guerra. Dopo aver incontrato i militari che prestano servizio nella zona di confine ed avere celebrato la messa, i vescovi hanno sostato in adorazione davanti all’Eucaristia in quella che è di fatto la chiesa più vicina alla Corea del Nord. Spiegando il significato del gesto ai giornalisti, mons. Ri Iong-hoon ha commentato: “Con il desiderio di unità tra il Nord e il Sud, abbiamo pregato per la riconciliazione del popolo coreano e perché si arrivi a un’atmosfera pacifica il più presto possibile”.

Delle nuove tensioni che stanno segnando i rapporti con Seoul e Pyongyang i vescovi parlano in un messaggio intitolato “La pace regni nei vostri cuori (Col. 3,15)”, diffuso in questi stessi giorni. Il testo è firmato a nome della Conferenza episcopale dall’arcivescovo di Seoul mons. Peter Chung Soon-taek, presidente della Commissione Giustizia e pace (che in quanto arcivescovo della capitale è anche amministratore apostolico di Pyongyang) e dal vescovo di Chunchon, mons. Simon Kim Ju-young, presidente del Comitato di riconciliazione nazionale.

“Il conflitto tra il Nord e il Sud – scrivono i vescovi - non è nuovo perché la guerra non si è mai conclusa realmente, ma in questi giorni ci troviamo di nuovo di fronte a una grave crisi. A prevalere è la tesi secondo cui la ‘pace’ può essere preservata solo con la forza. I test missilistici della Corea del Nord continuano e le esercitazioni militari tra Corea del Sud e Stati Uniti in risposta sono state imponenti. Il dialogo per trovare una soluzione pacifica è cessato da tempo e continua il circolo vizioso delle dimostrazioni armate. Inoltre, le comunicazioni tra il Nord e il Sud sono state interrotte e l’eventualità che un incidente si trasformi in un conflitto armato accidentale è fonte di grande preoccupazione”.

Il messaggio cita espressamente la possibilità di un conflitto nucleare, evocata da Pyongyang nel suo decreto di settembre sulle armi nucleari, ma anche dalla promessa formulata dal presidente statunitense Biden al suo omologo sud-coreano Yoon di rispondere con armi nucleari degli Stati Uniti in caso di attacco nucleare nordcoreano.

“Se vogliamo evitare la guerra e ridurre le tensioni militari, dobbiamo riavviare colloqui seri - scrivono i vescovi -. Anche se il cammino può essere lungo e faticoso, non possiamo rinunciare ai nostri sforzi per la pace nella penisola coreana. Perché Dio "per mezzo di Cristo ci ha riconciliati con sé e ci ha affidato il ministero della riconciliazione" (2 Cor 5,18). Pertanto, noi credenti, sull'esempio di Cristo, crediamo che il perdono e gli sforzi di riconciliazione siano di primaria importanza e siamo fiduciosi che la vera pace possa essere raggiunta attraverso la fiducia. Gli incontri sinceri, il dialogo e gli sforzi di comprensione reciproca, non le armi ad alta tecnologia e le potenti forze militari, sono la strada per la pace”.

Con questa intenzione la Chiesa cattolica coreana invita tutti i fedeli a unirsi nella preghiera in maniera particolare il 27 luglio, giorno del 70° anniversario dell’armistizio, quando a Seoul verrà celebrata una speciale messa per la pace nella cattedrale di Myeongdong.

(Fonte: AsiaNews; Foto: Catholic Bishops' Conference of Korea)