Acs, cristiani sotto attacco anche in Europa e nelle Americhe

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I cristiani subiscono persecuzioni e limitazioni alla libertà religiosa in molte parti del mondo, con violenze e ostilità crescenti in Africa e in Asia, ma anche l’Europa e le Americhe devono affrontare problemi analoghi, sebbene le autorità tendano a non intervenire. «In Francia si registra una media di 1.000 attacchi l’anno contro le chiese, soprattutto atti di vandalismo, ma anche numerosi casi di incendio doloso. Centinaia di attacchi sono stati registrati anche negli Stati Uniti, di cui 371 solo da quando la Corte Suprema ha annullato la sentenza Roe v. Wade nel 2022 [che dal 1973 limitava il potere dei singoli Stati di vietare o restringere l’accesso all’aborto, N.d.R.]. Nel Regno Unito, negli ultimi tre anni sono stati denunciati oltre 9.000 casi di furto con scasso, danneggiamento, vandalismo e aggressione, con almeno otto reati al giorno tra il 2022 e il 2024». Queste statistiche allarmanti sono state presentate da José Luis Bazán, accademico e specialista in diritti umani e persecuzione anticristiana, che ha contribuito al Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo di Aiuto alla Chiesa che Soffre, pubblicato nell’ottobre 2025.

Anche diversi Paesi dell’America Latina hanno registrato negli ultimi anni un aumento degli attacchi contro luoghi cristiani. «In Cile quasi 300 chiese hanno subito attacchi incendiari tra il 2013 e il 2024, per lo più a opera di attivisti di estrema sinistra», afferma Bazán. «Ogni anno, intorno all’8 marzo, Giornata internazionale della donna, centinaia di chiese — ripeto, centinaia — in Spagna e in America Latina vengono imbrattate con graffiti e vandalizzate da femministe radicali con espressioni d’odio come: “La chiesa che brilla di più è quella che brucia”».

In alcuni casi, l’ostilità è diventata sistemica, mentre il secolarismo si radica in Paesi un tempo cristiani come il Belgio, dove si verificano 200 attacchi ogni anno, o la Germania, che nel 2024 ha registrato 111 attacchi, il 20% in più rispetto all’anno precedente.

Nonostante questo tipo di violenza contro i cristiani stia diventando così comune da poter essere descritto come una tendenza, secondo Bazán le autorità non fanno quasi nulla per proteggere le vittime. «L’Unione Europea ha un coordinatore per la lotta all’antisemitismo e un altro per il contrasto all’odio antimusulmano. Anche all’ONU è stato recentemente creato un incarico per il contrasto all’odio antimusulmano, così come già ne esisteva uno per l’antisemitismo. Perché non un rappresentante delle Nazioni Unite per il contrasto all’odio anticristiano? Mancano strumenti politici a livello dell’Unione Europea e delle Nazioni Unite».

«Si presume – prosegue Bazán – che noi siamo la maggioranza e che quindi, per definizione, non possiamo essere oppressi, non possiamo essere attaccati. Ma esistono sottocategorie, e alcune persone o istituzioni vengono attaccate. E sappiamo che anche le minoranze possono essere aggressive e possono attaccare le maggioranze».

José Luis Bazán afferma tuttavia che una parte della responsabilità ricade sugli stessi cristiani, che non presentano denunce ufficiali. «Un sondaggio condotto tra sacerdoti cattolici in Spagna ha rilevato che molti di loro sono stati aggrediti, fisicamente o verbalmente, ma la maggior parte non ha denunciato i fatti, forse perché ritiene di doverli accettare come parte del sacrificio del proprio ministero. Il problema è lo stesso per i laici: la maggioranza dei cristiani, salvo che si tratti di un reato molto grave, non denuncia i discorsi d’odio. Questo non accade con altre comunità religiose. Per esempio, la comunità musulmana britannica ha prodotto un manuale su come denunciare, con esempi di ciò che dovrebbe essere segnalato, comprese le offese minori. Credo che abbiamo molto da imparare, perché la leadership politica elabora leggi e politiche sulla base dei casi che vengono presentati come denunce, non come semplici accuse», conclude Bazán.

Il Rapporto sulla libertà religiosa, alla cui realizzazione José Luis Bazán ha contribuito, ha rilevato che circa due terzi della popolazione mondiale vivono in Paesi con forti restrizioni alla libertà religiosa. Il rapporto viene pubblicato ogni due anni da Aiuto alla Chiesa che Soffre.

[Foto: ACS Italia/Marc-Antoine Mouterde]