
Algeria-Spagna: riparte la cooperazione per fermare la rotta verso le Baleari

Algeri e Madrid rilanciano il protocollo per il rimpatrio dei migranti congelato nel 2022. Il governo spagnolo corre ai ripari dopo un aumento del 75,4% di arrivi nell’arcipelago nei primi dieci mesi dell’anno, rispetto allo stesso periodo nel 2024. Istituito un meccanismo per lo scambio e il confronto di impronte digitali e dati biometrici dei migranti algerini deceduti durante le traversate. Il servizio di Nadia Addezio per Nigrizia.
Un nuovo passo nella ripresa totale dei rapporti diplomatici tra Algeria e Spagna. Il 20 ottobre il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska Gómez si è recato in visita ad Algeri. È stato ricevuto dal suo omologo algerino Saïd Sayoud. L’incontro tra i due ministri ha teso a rafforzare la cooperazione bilaterale nell’ambito della migrazione irregolare, rilanciando il protocollo sulla circolazione delle persone del 2004. L’aumento degli arrivi di migranti alle Isole Baleari sta infatti mettendo alla prova le capacità di gestione delle autorità spagnole.
Le espulsioni record algerine e le violazioni dei diritti umani
«Algeria e Spagna condividono la stessa visione e lo stesso approccio alla lotta all’immigrazione clandestina», ha detto Saïd Sayoud. Il ministro degli Interni algerino, facendo riferimento ai flussi migratori che arrivano dal Sahel, dall’Africa subsahariana e anche dall’Asia, si è dimostrato comprensivo e disponibile nelle richieste del suo omologo spagnolo: contrastare la migrazione irregolare.
Con fierezza, Sayoud ha citato i numeri raggiunti nel 2024, riportando «quasi 100mila migranti» respinti e «oltre 82mila migranti irregolari rimpatriati nel 2025 nei loro paesi di origine, nel rispetto della loro dignità e dei loro diritti fondamentali».
Eppure, le associazioni e le ong locali che si spendono quotidianamente nella denuncia del trattamento riservato alle persone migranti riportano una situazione diametralmente opposta. Alarme Phone Sahara, per esempio, documenta violenze brutali delle autorità algerine nei confronti delle persone migranti, le quali vengono deportate al confine della cittadina nigerina Assamaka. Il cosiddetto “Point Zero”. L’ong nigerina ha segnalato che nella prima metà del 2025 ci sono stati diversi casi di decessi causati proprio dalle condizioni di espulsione.
Il protocollo per il rimpatrio
Tuttavia, i dati quantitativi sembrano contare più di quelli qualitativi. E il “mezzo necessario” per fermare gli arrivi alle Isole Baleari è, dalla parte spagnola, quello di ricucire le fratture diplomatiche. Un processo che è stato avviato già nel 2024 e che ha avuto sensibili progressi a febbraio scorso. Con la visita di Grande-Marlaska – la prima di un membro dell’amministrazione Sanchez dal 2022 – si cerca di guadagnare un altro miglio.
«L’Algeria è un partner chiave e strategico per il nostro paese», ha affermato il ministro degli Interni spagnolo, che ha aggiunto: «Le sfide comuni che entrambi i paesi devono affrontare richiedono cooperazione, coordinamento e la ricerca di nuovi approcci che siano utili a entrambi». Si pone in questo segno l’impegno a rilanciare il protocollo sulla circolazione delle persone del 2004 che prevede il rimpatrio delle persone che si trovano irregolarmente sul territorio di uno dei due paesi contraenti.
Il protocollo è stato di fatto congelato nel 2022, quando l’Algeria ha sospeso unilateralmente il ventennale Trattato di amicizia, buon vicinato e cooperazione che intratteneva con la Spagna. Una sospensione – non ancora formalmente revocata – avvenuta dopo le dichiarazioni del premier spagnolo Pedro Sánchez a sostegno del piano di autonomia del Marocco per il Sahara Occidentale.
Da allora, i migranti algerini arrivati irregolarmente in terra spagnola non venivano rimpatriati, pur ricevendo il consueto ordine di espulsione amministrativo. Di conseguenza, non rischiavano d’essere trattenuti nei Centros de Internamiento de Extranjeros (CIE): centri dove le persone migranti sono private della libertà fino a 60 giorni prima dell’espulsione o del rimpatrio.
I CIE sono denunciati dalle associazioni locali spagnole, come l’Asociación Pro Derechos Humanos de Andalucía (APDHA), come luoghi contrari ai diritti fondamentali. Ciò nonostante, sembrerebbe essere proprio questo il destino che ora attenderà anche gli algerini.
Il caso dei 7 minori algerini
Intanto, il primo impegno manifestato da Saïd Seyoud è quello di rimpatriare 7 minori algerini che avevano percorso la rotta algerina verso le Isole Baleari il 3 settembre. I giovani, di età compresa tra i 15 e i 17 anni, avevano documentato e condiviso il loro tragitto, partito dal porto di Algeri, su TikTok a bordo di una piccola imbarcazione da diporto. Il loro viaggio aveva infiammato i social, nonché il dibattito interno tra la popolazione algerina che accusava il governo guidato da Abdelmadjid Tebboune di non occuparsi delle cause strutturali del fenomeno dell’harga, cioè la migrazione irregolare.
Lo scrittore algerino Kamel Daoud ha commentato il fatto in un articolo per Le Point, dove rimarca il senso di liberazione che emerge dal video degli adolescenti. In un paese dove le libertà sono represse e il costante timore di destabilizzazione crea un immobilismo interno, con tono ironico Daoud scrive: “Alla fine, per divertirsi, bisogna fuggire, o aspettare il paradiso e le sue urì”.
In occasione dell’incontro del 20 ottobre, Seyoud ha informato di aver trasmesso i fascicoli e le informazioni dei minori richiesti dai tribunali spagnoli. A sua volta, Madrid ha assicurato di rispondere alle richieste presentate dall’Algeria per garantire un coordinamento giudiziario.
La rotta algerina verso le Isole Baleari
Il viaggio che ha portato i 7 minori sulle coste di Ibiza è lo stesso che sta mettendo a dura prova le capacità di gestione delle autorità spagnole alle Isole Baleari. Il governo locale guidato da Marga Prohens Rigo (Partito dei Popolari) ha chiesto infatti al governo centrale un “intervento urgente” con l’Agenzia europea per il controllo delle frontiere (Frontex) per rafforzare la sorveglianza marittima.
Questo perché, secondo gli ultimi dati del ministero dell’Interno spagnolo, da gennaio al 15 ottobre sono giunte nell’arcipelago delle Baleari 6.104 persone, registrando un aumento del 75,4% rispetto allo stesso periodo nel 2024.
A settembre, il Consiglio dei ministri spagnolo ha approvato la “dichiarazione di emergenza migratoria” nelle Isole Baleari. La dichiarazione, che sarà in vigore fino al 31 dicembre, è accompagnata allo stanziamento di 6,75 milioni di euro a supporto dei servizi erogati sull’arcipelago.
Un meccanismo per identificare le vittime in mare
La rotta algerina figura tra le più pericolose e letali del Mediterraneo. In tale contesto, un altro impegno emerso nell’incontro ad Algeri è stato quello di istituire un meccanismo per lo scambio e il confronto delle impronte digitali e dei dati biometrici dei cittadini algerini deceduti durante le traversate.
Tale meccanismo tutelerebbe non solo la memoria delle persone scomparse in mare, ma anche le relative famiglie. Infatti, fino ad oggi queste sono state spesso attirate da reti criminali che, in assenza di protocolli per l’identificazione delle vittime in mare, chiedevano soldi (fino a 10mila euro) in cambio di informazioni sui loro cari. Lo ha rivelato un’inchiesta di El Paìs.
[Fonte e Foto: Nigrizia]



