Consiglio ecumenico delle Chiese, “il popolo della Groenlandia ha un diritto inalienabile all’autodeterminazione”

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Il segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese, il Rev. Jerry Pillay, afferma che la dichiarata determinazione del governo degli Stati Uniti di possedere e controllare la Groenlandia è diametralmente in contrasto con i desideri del popolo groenlandese e con il suo percorso politico verso l’indipendenza. “È equivalente al neocolonialismo”, sostiene.

GINEVRA – “La dichiarata determinazione del governo degli Stati Uniti di possedere e controllare la Groenlandia è in diametrale contrasto con i desideri del popolo groenlandese e con il suo percorso politico verso l’indipendenza. Equivale a neocolonialismo”. E’ quanto afferma in una nota il segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese, rev. Jerry Pillay.

Il Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC-WCC) si unisce al vescovo Paneeraq Siegstad Munk, capo della Chiesa Evangelica Luterana della Groenlandia, nell’appello a tutti gli americani che credono nella libertà, nella dignità e nel diritto dei popoli di scegliere la propria strada, affinché chiedano ai loro rappresentanti eletti e al loro governo di sostenere i groenlandesi nel loro diritto di determinare il proprio futuro.

Il vescovo Paneeraq afferma chiaramente: “Questa è una questione di diritti umani, dignità e rispetto delle leggi e dei trattati internazionali. Siamo un piccolo popolo, ma non siamo invisibili. Il nostro futuro non è qualcosa che può essere deciso al di sopra delle nostre teste. Abbiamo una lingua, una cultura, antenati, figli e un futuro legato a questo luogo. Siamo persone, non proprietà. La Groenlandia non è una terra da comprare. È la nostra casa e non è in vendita”.

“Il popolo della Groenlandia ha un diritto inalienabile all’autodeterminazione e si trova su un chiaro percorso verso l’indipendenza, confermato sia dai propri rappresentanti che dal governo danese. I suoi diritti e le sue opinioni devono essere seriamente considerati e rispettati”, sottolinea Pillay.

Il WCC esprime la sua “crescente preoccupazione per gli effetti delle recenti azioni dell’amministrazione statunitense nel minare il rispetto dei principi di sovranità statale e autodeterminazione, minacciando la stabilità dell’intera comunità internazionale”. “Esortiamo il governo degli Stati Uniti a riconsiderare la sua attuale direzione nelle relazioni internazionali e il suo impatto sulla posizione degli Stati Uniti nella comunità delle nazioni”, conclude la nota.

[Foto: Claus Grue/WCC]