I leader religiosi di Francia, "il nostro appello al dialogo e alla fraternità, alla riconciliazione e alla pace"

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Tra Cielo e Terra pubblica integralmente l'"Appello di Metz" dei responsabili del culto in Francia, letto e diffuso ieri in occasione dell'incontro interreligioso nella città francese alla presenza di papa Leone XIV. "Basta discriminazioni e discorsi di odio. No al veleno del totalitarismo. Sviluppare una cultura dell'accoglienza e della fraternità. Le religioni hanno una responsabilità particolare per costruire e mantenere la pace nel mondo, e in modo speciale qui, in Europa. Il nome di Dio, così come qualsiasi verità religiosa o tradizione spirituale, non può mai essere invocato per giustificare la violenza e l’odio". 

Dall’appello di Assisi, quarant’anni fa, il mondo è profondamente cambiato. L’umanità si trova oggi di fronte a una nuova svolta. La crescita della conflittualità minaccia il diritto internazionale, in particolare quello umanitario. Le guerre e le violenze si moltiplicano, le disuguaglianze si approfondiscono, gli equilibri, soprattutto quelli ecologici, del nostro pianeta sono indeboliti o e le trasformazioni tecnologiche sconvolgono le nostre società, stravolgono i nostri valori universali e fondamentali e i nostri modi di vivere.

Questi sconvolgimenti ci preoccupano, ma ci impegnano ancora di più.

In un mondo che soffre e che troppo spesso si divide, le nostre tradizioni religiose ci chiamano a essere sentinelle, attente alla dignità di ognuno e alla cura dell’altro. Ci invitano non a rassegnarci alla violenza, all’ingiustizia, o all’indifferenza, ma ad agire insieme al servizio della pace, della fraternità e della riconciliazione e “per preservare l’elemento umano nella trasformazione”.

Noi, responsabili dei culti in Francia, riuniti oggi a Metz con lei, Santità Papa Leone XIV, affermiamo la nostra volontà di servire insieme l’intera famiglia umana. Consapevoli della nostra profonda interdipendenza e della responsabilità che ognuno ha verso tutti gli altri, fedeli alle nostre rispettive tradizioni e nel rispetto di ciascuno, su questa terra di Lorena ferita da tante guerre, siamo convinti che le religioni abbiano una responsabilità particolare per costruire e mantenere la pace nel mondo, e in modo speciale qui, in Europa. Consapevoli di questa responsabilità comune, lanciamo solennemente un appello al dialogo e alla fraternità, alla riconciliazione e alla pace. Siamo convinti che, in ognuna delle nostre comunità e, in modo trasversale, nelle nostre città, sia più che mai importante educare al dialogo per costruire la pace.

Noi attestiamo che la ricerca della pace, la non‑violenza e il prendersi cura dell’altro sono profondamente inscritti, secondo modalità proprie, in ognuna delle nostre tradizioni religiose. Constatiamo tuttavia, con grande preoccupazione, che nel nostro mondo si accendono continuamente nuovi focolai di violenze e di guerre. Ma la pace non si riduce all’assenza di guerra. Essa non può essere duratura senza giustizia, senza rispetto della dignità umana, senza solidarietà tra i popoli e le generazioni, e senza un’attenzione condivisa alla salvaguardia della nostra casa comune.

Noi constatiamo con gravità che le nostre stesse società non sono risparmiate dalle fratture, dalle discriminazioni e dalle logiche di rifiuto che indeboliscono la coesione tra le persone e i popoli. In Francia, esprimiamo in particolare la nostra indignazione di fronte alla recrudescenza di atti che colpiscono persone o luoghi di culto a causa delle loro origini o della loro fede. Condannando tutte le forme di discriminazione e tutti i discorsi di odio, vogliamo essere baluardi che proteggono l’umanità dinanzi ai poteri oppressivi o corrotti.

Noi ci opponiamo in modo particolare al veleno del totalitarismo, di cui questa terra di Lorena ha tanto sofferto. Affermiamo insieme che il nome di Dio, così come qualsiasi verità religiosa o tradizione spirituale, non può mai essere invocato per giustificare la violenza e l’odio. Sappiamo per esperienza che il dialogo, la preghiera, la meditazione e le diverse forme di pratica spirituale aprono cammini di pace. Perché la pace si costruisce anche nell’intimo di ognuno: nella nostra capacità di riconoscere e disarmare in noi stessi ciò che alimenta il rifiuto dell’altro, la paura e l’odio.

Noi crediamo, di fatto, che ogni persona umana sia rivestita di una dignità inalienabile. Le nostre rispettive tradizioni ci invitano ad accogliere l’altro non come una minaccia, ma come un fratello o una sorella in umanità.

Credenti di religioni diverse, esortiamo le nostre comunità a sviluppare una cultura dell’accoglienza e della fraternità. Attraverso l’ascolto reciproco, il servizio al bene comune, il dialogo perseverante a partire dalle nostre vite e dalle nostre pratiche spirituali, vogliamo operare concretamente al servizio della giustizia e della pace.

Noi sappiamo quanto le ferite della storia, le violenze, le ignoranze o le incomprensioni continuino ad abitare la memoria delle persone e dei popoli. Vogliamo, umilmente, contribuire ad aprire cammini di riconciliazione, rifiutando le logiche di vendetta, rifiuto e umiliazione. Riteniamo che le religioni siano una via privilegiata verso quella “pace disarmata e disarmante” alla quale ci chiama Sua Santità papa Leone XIV, e desideriamo, con tutto il cuore, insieme a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, essere attori di riconciliazione.

Noi vogliamo far crescere, in un mondo polarizzato, una vera cultura dell’educazione alla pace. Fondata sulla promozione della dignità umana, sul rispetto reciproco, sulla giustizia e sulla fiducia, essa richiede al tempo stesso un impegno personale coraggioso e un’opera collettiva risoluta. Di fatto, ha bisogno del contributo delle famiglie, delle scuole, delle strutture ricreative e sportive, come pure di ognuna delle nostre tradizioni e comunità. Questa opera si inscrive pienamente nei principi costituzionali che garantiscono la libertà di coscienza e il libero esercizio dei culti. Ed è sostenuti dalla nostra volontà condivisa di incontrarci e dialogare che possiamo oggi stare fianco a fianco al servizio della pace.

Noi vogliamo trasmettere a tutti, in particolare alle giovani generazioni, questo desiderio di giustizia e di pace che dobbiamo sempre contribuire a costruire, con tutti gli uomini e le donne di buona volontà. La pace, infatti, non è un sogno irrealizzabile: essa si costruisce quotidianamente, nel rispetto dell’altro, della sua cultura e della sua religione, nella costruzione di rapporti di amicizia, in cui ciascuno possa essere riconosciuto nella propria identità.

Possa questo incontro di oggi a Metz, alla presenza di papa Leone XIV, risvegliare le coscienze e recare frutti duraturi. Siamo diversi per le nostre convinzioni religiose, ma siamo uniti dalla responsabilità di servire insieme la pace nel mondo e il rispetto della dignità di ogni persona umana.

Assumiamo dunque oggi tre impegni concreti:
- Proseguire con assiduità un dialogo esigente tra noi;
- Continuare a formare le nostre giovani generazioni alla conoscenza reciproca delle nostre tradizioni;
- E restare uniti, anche nelle avversità, per operare per la promozione della giustizia e della pace.

Possa questo appello di Metz, che lanciamo questa mattina, diventare per tutti “una bussola di speranza” e ricordarci che nessuna pace duratura si costruisce senza l’altro, né contro di lui.

La CRCF, organismo istituito nel 2010, riunisce i responsabili delle comunità del buddismo, delle Chiese cristiane (cattolica, ortodossa e protestante), dell’islam e dell’ebraismo.
Pastore Christian Krieger, Presidente della Federazione protestante di Francia
Cardinale Jean-Marc Aveline, Presidente della Conferenza Episcopale di Francia
Monsignor Dimitrios, Presidente dell’Assemblea dei Vescovi Ortodossi di Francia
Haïm Korsia, Rabbino Capo di Francia
Antony Boussemart, Co-presidente dell’Unione Buddista di Francia
Chems-Eddine Hafiz (Rettore della Grande Moschea di Parigi)

[Fonte: CRCF; Foto: Vatican Media]