IL LIBRO / Sociologo tedesco, “perché la democrazia ha bisogno della religione”

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Hartmut Rosa guarda alla religione nel tempo della società accelerata: un “cuore capace di ascoltare”. Stato e Chiesa: un’alleanza che serve e fa bene a tutti, oggi più che mai. Ma il suo pamphlet suscita qualche perplessità.

A che serve la religione nella società del nostro tempo? È solo un anacronismo? O una sorta di superstizione da vivere in privato ma di cui non discutere in pubblico? Ma cosa accadrebbe alla democrazia se la “risonanza” della religione dovesse svanire del tutto? Una domanda fondamentale, a cui questo piccolo libro, “Perché la democrazia ha bisogno della religione” (Il Mulino 2025, pagg. 136, 13.00 euro), del sociologo tedesco Hartmut Rosa, con una presentazione di Mauro Magatti, risponde inducendoci a ripensare alla religione e alla sua funzione nelle democrazie contemporanee.

L’autore rileva che essa favorisce una cultura del dialogo, dell’ascolto e della riflessione, consentendoci così di creare legami con gli altri e di sperimentare il nostro mondo così denso di significato. Questo aiuta i cittadini a coltivare una sensibilità democratica che può fare da àncora in tempi instabili. Con la finezza di sguardo che gli è propria, l’autore s’arrischia a riflettere su cosa accadrebbe se il secolare patrimonio di saggezza distillato nella religione andasse dissolto nella temperie ultramoderna.

Rosa è considerato un sociologo brillante, originale e teoreticamente equilibrato, ma questo pamphlet, inizialmente concepito come trascrizione di una prolusione presso l'”Accoglienza diocesana” di Wuerzburg del 2022, secondo lo studioso del pensiero cristiano dell’età contemporanea Luca Pellarin, che lo recensisce per L’Indice dei libri del mese, “non gli rende onore, se non altro nelle pagine (poche, a differenza di quanto si è portati a pensare) in cui la religione è messa propriamente a tema”.

Già il “titolo-calamita”, tradotto dal tedesco, “è problematico”: “Perché la società (occidentale?) ha bisogno della spiritualità” avrebbe forse meglio rispecchiato il contenuto del testo. Di democrazia non v’è quasi traccia; di ciò che definisce una religione come tale, e la distingue da una visione del mondo più generica o da un’elusiva e meno esigente spiritualità, il sociologo tedesco rifiuta svariati aspetti, quali la “pretesa” veritativa, la forte dimensione istituzionale, eccetera.

Tuttavia la tesi, apprezzabile, è la seguente: “la religione e forse persino la Chiesa hanno un ruolo dannatamente importante nella nostra società (e perdonatemi l’espressione ne contesto in cui ci troviamo). […] Credo che [l’una e l’altra] rendano concepibili, immaginabili e tangibili alcuni modi di rapportarsi al mondo che si differenziano dal modo aggressivo di vivere che prevale nelle condizioni del capitalismo moderno”. In una società che, accelerando, “va impantanandosi”, che crescendo ha perso di vista la meta del proprio “progresso”, la religione lascia intuire la possibilità di un più sano incontro/confronto con il mondo e ne offre spazi (materiali e sociali) e tempi (“speciali”) appositamente adibiti.

Non è il caso di fare le pulci a Rosa sulla lettura spiccia di certi dati né su alcuni ragionamenti logici in cui l’effetto non procede dalla causa. E nemmeno di indugiare sul principale grattacapo della sua suggestiva teoria della “risonanza” – incardinata sulla magistrale tesi dell’accelerazione sociale, e cioè che la società moderna “debba accelerare per conservare lo status quo” -, che aspira ad avere un valore universale: ma allora, come giustamente rileva anche Magatti nella Presentazione, è necessario che essa abbracci e si dimostri soprattutto capace di supportare l’idea, affascinante ma onerosa (indifendibile?), che ogni società esistente funzioni come la nostra.

Una cosa però va sottolineata. A proposito dei due conflitti che più tengono occupati i media (l’uscita dell’originale tedesco è ovviamente antecedente al 7 ottobre), se in buona fede e intellettualmente onesti non si può negare che la Chiesa cattolica – da noi, ironia della sorte, inveteratamente accusata di interferenze e ingerenze politiche, non di codardia e immobilismo – sia stata la prima tra le voci autorevoli del dibattito pubblico globale a identificare fin da subito nella pace l’unica soluzione alla guerra, a non negoziare neanche nelle recrudescenze più aspre e nei momenti di massima tensione il “tacciano le armi” e a impegnarsi concretamente sul piano diplomatico. E’ novità degli ultimissimi mesi la venuta di molti altri attori a Canossa.

In definitiva, questo pamphlet dà il meglio di sé a una lettura fugace ovvero quale spunto di riflessione – come d’altronde vuole il genere – e può eventualmente fungere da introduzione divulgativa ad alcuni concetti del ragguardevole repertorio sociologico rosiano: certo non da testo accademicamente imprescindibile.

[Foto: Yale Center for Faith & Culture, Il Mulino]