Il Papa a Monaco, “le guerre sono frutto dell’idolatria del potere e del denaro. Non abituiamoci al fragore delle armi”

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Leone XIV durante il suo viaggio nel Principato, “è la misericordia che salva il mondo”.

PRINCIPATO DI MONACO, 28 MAR – “Le guerre che insanguinano il presente sono frutto dell’idolatria del potere e del denaro. Ogni vita spezzata è una ferita al corpo di Cristo. Non abituiamoci al fragore delle armi, alle immagini di guerra! La pace non è mero equilibrio di forze, è opera di cuori purificati, di chi vede nell’altro un fratello da custodire, non un nemico da abbattere”. E’ il forte monito lanciato oggi da papa Leone XIV durante la sua visita di un giorno al Principato di Monaco, secondo suo viaggio apostolico, primo in Europa al di fuori dell’Italia, e primo di un Pontefice in epoca moderna nel piccolo Stato sulla Costa Azzurra.

Nell’omelia della messa celebrata allo Stadio Louis II, papa Leone ha affermato che “siamo testimoni di due moti opposti: da una parte la rivelazione di Dio, che mostra il suo volto come Signore onnipotente e salvatore, dall’altra l’agire occulto di potenti autorità, pronte a uccidere senza scrupoli. Non è quello che accade oggi?”, ha chiesto.

“Ancora oggi – ha avvertito, commentando le letture -, quanti calcoli si fanno nel mondo per uccidere innocenti; quante finte ragioni si pretendono per toglierli di mezzo! Davanti all’insistenza del male, però, sta l’eterna giustizia di Dio, che sempre ci riscatta dai nostri sepolcri, come con Lazzaro, e ci dona nuova vita. Il Signore libera dal dolore infondendo speranza, converte la durezza di cuore trasformando il potere in servizio, proprio mentre manifesta il vero nome della sua onnipotenza: misericordia”. Secondo il Papa, “è la misericordia che salva il mondo: si prende cura di ogni esistenza umana, da quando sboccia nel grembo a quando appassisce e in ogni sua fragilità. Come ci ha insegnato Papa Francesco, la cultura della misericordia respinge la cultura dello scarto”.

Per il Papa, “la liberazione assume la forma di una purificazione dagli ‘idoli’, dagli ‘abomini'”: “con questo termine – ha spiegato -, il profeta indica tutte quelle cose che rendono schiavo il cuore, che lo comprano e lo corrompono. La parola idolo significa ‘piccola idea’, cioè una visione diminuita, che rimpicciolisce non solo la gloria dell’Onnipotente, trasformandolo in un oggetto, ma la mente dell’uomo”. Ecco allora che “gli idolatri sono dunque persone di corte vedute: guardano a ciò che rapisce i loro occhi, annebbiandoli. E così, proprio le cose grandi e buone di questa terra diventano idoli, trasformandosi in forme di schiavitù non per chi ne è privo, ma per chi se ne ingozza, lasciando il prossimo nella miseria e nella mestizia. L’affrancamento dagli idoli è allora liberazione da un potere che si è fatto predominio, dalla ricchezza che degrada in bramosia, dalla bellezza truccata in vanità”.

Incontrando a Palazzo il principe Alberto e la consorte nella usuale visita di cortesia, Prevost ha sottolineato che “affacciata sul Mediterraneo e incastonata fra Paesi fondatori dell’unità europea, la vostra terra ha nella propria indipendenza una vocazione all’incontro e alla cura dell’amicizia sociale, oggi minacciati da un diffuso clima di chiusura e autosufficienza”. Il Pontefice ha suggerito che “il dono della piccolezza e un’eredità spirituale viva impegnano la vostra ricchezza a servizio del diritto e della giustizia, specie in un momento storico in cui l’ostentazione della forza e la logica della prevaricazione danneggiano il mondo e compromettono la pace”.

Inoltre, “la composizione pluralistica della vostra comunità fa di questo Paese un microcosmo, al cui benessere concorrono una vivace minoranza di persone locali e una maggioranza di cittadini provenienti da altri Paesi del mondo”. Fra questi, “non pochi occupano ruoli di considerevole influenza in ambito economico e finanziario, molti sono coloro che svolgono mansioni di servizio, numerosi sono anche visitatori e turisti. Abitare qui rappresenta per alcuni un privilegio e per tutti una specifica chiamata a interrogarsi sul proprio posto nel mondo”, ha sollecitato.

Per il Papa, infatti, “le configurazioni ingiuste del potere, le strutture di peccato che scavano abissi tra poveri e ricchi, fra privilegiati e scartati, fra amici e nemici. Ogni talento, ogni opportunità, ogni bene posto nelle nostre mani ha una destinazione universale, un’intrinseca esigenza di essere non trattenuto, ma ridistribuito, perché la vita di tutti sia migliore”.

E la fede “impegna i cristiani a diventare nel mondo un regno di fratelli e sorelle, una presenza che non schiaccia ma solleva, che non separa ma collega, pronta a proteggere sempre con amore ogni vita umana, in qualunque momento e condizione, affinché nessuno sia mai escluso dalla mensa della fraternità. È la prospettiva dell’ecologia integrale, che so starvi molto a cuore”.

Altro appuntamento della giornata, l’incontro con la comunità cattolica nella Cattedrale dell’Immacolata Concezione, in cui il Pontefice ha attribuito alla Chiesa “una dimensione sociale e politica importante: la persona guarita viene reintegrata, in tutta la sua dignità, nella comunità umana e religiosa dalla quale, spesso proprio per la sua condizione di malattia o di peccato, era stata esclusa”.

Leone ha descritto il Principato di Monaco come “un piccolo Stato cosmopolita, in cui alla varietà delle provenienze si associano anche altre differenze di tipo socio-economico. Nella Chiesa, tali differenze non diventano mai occasione di divisione in classi sociali ma, al contrario, tutti sono accolti in quanto persone e figli di Dio, e tutti sono destinatari di un dono di grazia che incoraggia la comunione, la fraternità e l’amore vicendevole”. Ha delineati quindi “una Chiesa chiamata a farsi ‘avvocato’, cioè a difendere l’uomo: tutto l’uomo e tutti gli esseri umani”. 

Ha completato la giornata anche un incontro con i giovani e i catecumeni, con risposte alle loro domande, nell’area antistante la Chiesa di Santa Devota, patrona del Principato. “Monaco è un Paese piccolo, ma può essere un grande laboratorio di solidarietà, una  finestra di speranza. Portate il Vangelo nelle scelte del vostro lavoro, nell’impegno sociale e politico, per dare voce a chi non l’ha, diffondendo la cultura della cura”, ha suggellato il Papa.

[Foto: Vatican Media]