
Il Papa in Francia, "la guerra è la più terribile delle 'opere umane', ma non è inevitabile: promuovere senza sosta il dialogo e la diplomazia"

La prima giornata del viaggio apostolico di Leone XIV. L'incontro con Macron e con le autorità del Paese. Quindi la visita all'Unesco, i Vespri in Notre-Dame e la veglia con i giovani allo Stade de France.
PARIGI - Ai giornalisti in volo ha detto di andare in Francia prima di tutto per "proclamare la pace, la pace di Cristo in tutto il mondo". E proprio il tema della pace è stato centrale ieri nella prima, densissima, giornata del viaggio apostolico di Leone XIV in Francia, il quinto del pontificato.
Accolto con tutti gli onori dal presidente Emmanuel Macron all'Eliseo, il Papa si è poi rivolto alle autorità del Paese, alla società civile e al Corpo diplomatico con un lungo discorso in cui si è soffermato sulla storia e la cultura francesi, sul ruolo della Francia nel mondo, sulle sue radici cristiane, come pure sull'illuminismo e sul motto nazionale, "Libertà, uguaglianza e fraternità", che "non sono semplici parole incise sui frontoni dei vostri edifici pubblici, ma rimandano a esigenze etiche universali, che trovano anche nel messaggio evangelico una fonte inesauribile di ispirazione e di realizzazione". Quindi, naturalmente, sulla "giusta laicità della città terrena", per cui "il cristiano coinvolto nella vita pubblica, che agisce alla luce della propria coscienza illuminata dalla fede, non può essere considerato un proselitista o una minaccia all’unità della patria. Infatti, la vera laicità non esclude la dimensione religiosa, ma sa al contrario trarne vantaggio come risorsa educativa".
Per il Pontefice, "una giusta laicità non consiste quindi nell’escludere la religione dalla sfera pubblica o dall’istruzione, ma nell’impegnarsi affinché lo Stato e le istituzioni religiose dialoghino tra loro e uniscano le loro forze al servizio del bene comune, affinché il mondo abbia la vita" (quest'ultimo, ripetuto più volte, il motto del viaggio). Quindi, oltre al ruolo della Chiesa cattolica nel Paese, in particolare nell'educazione, e la cooperazione con il Medio Oriente, ecco il tema della pace.
"Ma come evocare questa regione del mondo, dove duemila anni fa è nato il Principe della Pace, senza pensare anche a tutte quelle popolazioni colpite dalle conseguenze dei conflitti e a tutti coloro che sono afflitti dal flagello della guerra? - ha chiesto papa Leone - Non possiamo rimanere indifferenti di fronte a tali sofferenze che feriscono la dignità umana e gridano giustizia a Dio. La gravità di queste situazioni deve interpellarci e chiama ciascuno, là dove si trova, a una vera conversione del cuore e a un cambiamento di atteggiamento. È riconoscendo umilmente il bisogno che abbiamo gli uni degli altri che potremo insieme impegnarci maggiormente nella costruzione della civiltà dell’amore nel cuore del nostro mondo, diventato così complesso e interdipendente (cfr Lett. enc. Magnifica humanitas, 182)".
Al tempo stesso, "come affermava già al suo tempo il mio santo predecessore Giovanni XXIII, 'giustizia, saggezza ed umanità domandano che venga arrestata la corsa agli armamenti, si riducano simultaneamente e reciprocamente gli armamenti già esistenti; si mettano al bando le armi nucleari; e si pervenga finalmente al disarmo integrato da controlli efficaci' (Lett. enc. Pacem in terris, 60)". Infatti, "si sta diffondendo sempre più la convinzione, errata, che il possesso di armi nucleari costituisca una garanzia di sicurezza, alimentando una nuova corsa agli armamenti difficilmente controllabile (cfr Lett. enc. Magnifica humanitas, 194). In realtà, la pace non è un equilibrio di forze, ma si costruisce ogni giorno attraverso il dialogo e la giustizia".
Il Pontefice ha esortato quindi "a non rassegnarvi mai alla prospettiva di una guerra considerandola 'inevitabile', ma a promuovere senza sosta il dialogo e la diplomazia, al fine di preservare società pacifiche, rispettose della dignità e dei diritti della persona e dei popoli". "Di fronte ai rumori di guerra e alle crisi multiformi che scuotono il nostro mondo - ha aggiunto -, la Francia ha la vocazione di rimanere un instancabile artefice della pace e del multilateralismo, in particolare all’interno della nostra cara Europa. Possa la Francia, fedele ai propri valori, tracciare il solco di una pace disarmata e disarmante, e offrire con responsabilità il proprio insostituibile contributo a favore della pace". "Che la vostra libertà cresca incessantemente nell’impegno per il bene comune; la vostra fraternità abbracci l’intera umanità; e l’uguaglianza a cui aspirate si fondi sempre sui fondamenti della giustizia e della carità, senza eliminare le differenze tra le persone, ma facendole fruttificare armoniosamente a beneficio di tutta la società", ha concluso.
Anche nell'altro importante appuntamento della giornata - prima dei Vespri con i vescovi e il clero nella cattedrale di Notre-Dame e della veglia serale con i giovani allo Stade de France -, la visita alla sede dell'Unesco (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura) - proprio mentre è in corso a New York l'81/a Assemblea generale dell'Onu, il tema della pace è stato preponderante. "Sono lieto di trovarmi oggi in questa assemblea delle Nazioni, dove linguaggi e culture si incontrano per cooperare a un progetto che coinvolge l’intera famiglia umana: 'contribuire al mantenimento della pace e della sicurezza rafforzando, con l’educazione, le scienze e la cultura, la collaborazione tra le nazioni, allo scopo di garantire il rispetto universale della giustizia, della legge, dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali' (Costituzione della Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, le Scienze e la Cultura, art. 1, comma 1) - ha esordito Leone XIV -. Costruire insieme un mondo giusto è, infatti, il fondamento stesso della cooperazione internazionale. Le nostre esperienze, abilità e competenze sono volte a edificare uno spazio accogliente verso tutti e fecondo per ciascuno, affinché ogni popolo possa crescere nella pace".

Il Papa ha posto l'accento sul significato e le varie dimensioni dell'"essere umani", tra cui, " in primo luogo, essere figli", e in quanto tali "tutti fratelli e sorelle". Poi "tutti nasciamo nudi e bisognosi", "poveri per nascita", ma "diventando adulti rischiamo di dimenticarcene": "e delle maggiori conseguenze di questa amnesia soffrono proprio i bisognosi, ogni volta che la loro umanità viene tradita o scartata, sfruttata o ingannata". Essere umani significa inoltre "essere liberi per natura": "poiché ognuno di noi è figlio, questa nostra libertà inizia rispondendo a quella di chi ci rivolge per primo la parola, con gesti di affetto o di rifiuto, di amorevole accoglienza o di abbandono e crudeltà". ha avvertito il Papa.
Altra dimensione, quella della "giustizia": "sì, la libertà è bella quando è orientata verso il bene e la verità; è deturpata quando scivola nell’arbitrio, nella violenza e nella sete di potere - ha affermato il Pontefice -. Essere uomini implica quindi una responsabilità davanti all’appello della storia: l’uomo è colui che cresce, impara, lavora con la mente e con le mani. Mediante il suo impegno può coltivare o sfigurare la terra, produrre arte o distruggere. In questo particolare momento, dobbiamo riconoscere che la più terribile delle 'opere umane' è la guerra; poiché in essa la scienza stessa è posta a servizio di una volontà disumana di distruggere e uccidere".
Leone XIV ha voluto far riferimento al Preambolo della Costituzione dell’UNESCO che "si apre con parole che conservano una sorprendente attualità – come abbiamo visto nel 'Muro della Pace' –: 'Poiché le guerre nascono nello spirito degli uomini, è nello spirito degli uomini che devono essere poste le difese della pace' (Costituzione dell’UNESCO, Preambolo, 1945)". Queste parole, ha ricordato, "furono scritte all’indomani della Seconda Guerra Mondiale: la tragedia più devastante del secolo passato. L’umanità aveva capito che il progresso scientifico, quando è separato dalla saggezza, può trasformarsi in arma devastante; che la cultura, quando si piega all’ideologia, può diventare menzogna e propaganda; che l’educazione, quando rinuncia alla verità, degrada a strumento per manipolare le coscienze".
E gli Stati fondatori dell’UNESCO compresero che "i trattati sono necessari, ma non sufficienti in sé. Essi richiedono una cultura e un impegno condiviso per la pace che li sostengano. La pace non può essere costruita soltanto con i trattati, né attraverso compromessi tra forze opposte. La pace è vera quando scaturisce dalla virtù della giustizia più che da un mero contratto, da una volontà retta piuttosto che da un instabile equilibrio di interessi. Infatti, solo una volontà retta può riconoscere nell’altro un fratello o una sorella, una persona come sé stessi".
Ottant’anni dopo, ha detto ancora il Papa, "le parole della vostra Carta costitutiva non hanno perso nulla della loro forza. Eppure vediamo anche quanto profondamente questo principio comune sia minacciato da forme di barbarie che fomentano rivalità e conflitti. Tra le sfide poste oggi al mondo scientifico ed educativo, segnalo in particolare quelle aperte nel vasto campo della tecnologia. I nostri sforzi in quest’ambito devono far sì che le nuove tecnologie rimangano al servizio della persona umana, anziché diventare un ulteriore strumento di dominio e di ingiustizia".
Prendendo spunto quindi dai simboli biblici, Prevost ha ricordato la Torre di Babele, che "rappresenta un’unità imposta attraverso il dominio (cfr Gen 11,4). Al contempo, quest’edificio svela che più il potere opprime, più si indebolisce, mostrando il suo volto disumano. Lo si vede nelle sofferenze e nelle ingiustizie che il dispotismo causa, nonché nello sfruttamento che ferisce la società e l’ambiente". "La presunzione di rendersi simili a Dio e di sottomettere le genti a un unico giogo ha per esito la confusione delle lingue e l’incomprensione generale. Anziché toccare il cielo, come pretendeva, la torre di Babele collassa, con un doppio effetto negativo - ha sottolineato -. Come l’unità che imponeva era forzata, così la diversità che segue il suo crollo è conflittuale. Oggi, la tentazione di Babele si ripresenta in una globalizzazione perseguita senza fraternità, nell’avido colonialismo finanziario, nelle imposizioni ideologiche, in tutti quei 'contatti senza legami' che riducono la vita umana al commercio".
Secondo il Papa, "l’Unesco trova qui la sintesi dei suoi alti compiti educativi e scientifici: nel lavoro paziente di costruzione della pace". Ed ecco allora il tema della crisi del multilateralismo: "Rispetto alle molte e complesse urgenze del nostro tempo, il mondo guarda alle istituzioni internazionali con sentimenti contrastanti. Da una parte, esse sono chiamate a rispondere a sfide che nessuno Stato può affrontare da solo. Dall’altra, le medesime istituzioni sperimentano una crisi di efficienza, specie quando il dialogo viene giudicato un freno all’azione anziché una risorsa per la pace, come una forma d’ipocrisia anziché un’opportunità per cercare insieme il bene".
"Davanti a queste derive, occorre promuovere una virtù che appare oggi tanto rara quanto desiderata: la fiducia; fiducia che le differenze non costituiscano necessariamente una minaccia; fiducia che il confronto sincero possa generare un bene maggiore di quello che ognuno potrebbe costruire da sé", ha auspicato il Papa. "La Santa Sede - ha concluso - desidera infondere questa fiducia nell’Unesco, come nelle altre Organizzazioni internazionali, consapevole che ogni popolo possiede una ricchezza da condividere lungo la ricerca di quell’autentico progresso, che unicamente la pace può garantire".
[Foto: Vatican Media]



