“Il sacrificio degli ucraini riscrive l’identità dell’Europa”. A Kyiv religioni e società civile per una pace giusta

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Alla vigilia del quarto anniversario dell’invasione su larga scala dell’Ucraina, rappresentanti delle religioni e della società civile si sono riuniti a Kyiv per una riflessione comune sul loro ruolo in un contesto segnato dalla brutale aggressione russa.

L’iniziativa, promossa dall’ONG Consiglio per l’Autogoverno dell’Ucraina, dall’Ufficio del Commissario per i diritti umani della Verkhovna Rada (Parlamento ucraino) e dal MEAN – Movimento Europeo di Azione Nonviolenta, si è svolta nel quadro del convegno internazionale dal titolo: “Una società civile forte: la via per costruire una pace giusta in Europa”.

«La natura delle religioni – ha detto il Nunzio Apostolico in Ucraina, mons. Visvaldas Kulbokas – è quella di pronunciarsi contro la guerra e le sue uccisioni». Ma, ha ammesso il Nunzio, «non tutte le religioni e, all’interno della religione cristiana, non tutte le Chiese condannano la guerra. In alcuni casi si giunge perfino a giustificarla apertamente». Per questo riveste una particolare importanza che tutte le confessioni si ritrovino a pregare insieme per la pace, come avviene da due anni nella piazza Santa Sofia di Kyiv.

Un invito raccolto da Aider Rustemov, Gran Muftì della Crimea, già imprigionato dalle autorità russe per la sua fede: «Chi ha visto la guerra da vicino – ha detto – sa che cos’è la pace. Preghiamo Dio che ci dia la pace giusta».

Il vescovo Efrem, vicario della diocesi di Kyiv della Chiesa ortodossa ucraina, ha denunciato l’uso ideologico e strumentale che la Russia fa dell’Ortodossia, definendola una forma di “occupazione spirituale”. Ad essa si oppone la voce della società civile che, nelle parole del Nunzio Kulbokas, «è come una coscienza che non permette di cadere nella superbia e nella mentalità dittatoriale e che nello stesso tempo crea una rete di fratelli e sorelle che si rafforzano a vicenda».

Il ruolo delle confessioni religiose è essenziale per lo sviluppo di una tale società civile, come ha sottolineato Valery Werner, pastore della Chiesa ucraina dei cristiani evangelici, che ha elencato i numerosi interventi umanitari svolti dalle sue comunità, in particolare l’evacuazione di 160.000 persone minacciate dalle bombe russe.

La società civile ha dato un contributo di sangue e di resistenza enorme, come ha detto il direttore dell’Associazione delle città ucraine Oleksandr Slobozhan, denunciando il fatto che i russi hanno rapito e imprigionato 55 amministratori comunali senza alcuna ragione. Fondamentali risultano i rapporti di collaborazione tra comuni, anche a livello internazionale. Lo ha sostenuto anche la vicesindaca di Milano Anna Scavuzzo, che ha partecipato alle missioni del MEAN in Ucraina.

Anche il mondo imprenditoriale, piegato dalle molte vittime e dai bombardamenti sulle infrastrutture energetiche e produttive, rappresenta una voce forte della resistenza e sta già pensando al dopoguerra. Lo ha dichiarato Anatolij Kinakh, presidente dell’Unione ucraina degli industriali ed ex Primo Ministro: «Se mancano le persone non possiamo sviluppare la nostra economia, ma soprattutto dobbiamo innovare la nostra industria per stare al passo con il resto del mondo».

La guerra ha perciò costretto la società civile ad un salto di maturità, ha affermato Serhiy Chernov, presidente del Consiglio per l’Autogoverno dell’Ucraina e principale organizzatore del convegno: «la società civile non è più un supplemento dello Stato, ma ne è una parte costituente».

Un tema ripreso anche da Angelo Moretti, portavoce del MEAN, che ha ricordato il ruolo centrale della società civile italiana, nata dalla Resistenza al nazifascismo e protagonista della costruzione della Costituzione repubblicana.

Lo sguardo si è quindi allargato al futuro dell’Europa. «Il sacrificio degli ucraini – ha detto l’europarlamentare Massimiliano Salini, vicepresidente del gruppo del Partito Popolare Europeo a Bruxelles – ci costringe a chiederci che cos’è e cosa vuole essere oggi l’Europa». La guerra in Ucraina cambierà l’intero continente. È giunto il momento – ha concluso Moretti – «di rimodellare sulle macerie delle bombe russe l’Unione Europea, così come sulle macerie di Roma si scrissero i trattati fondativi della Comunità continentale. I Corpi Civili di Pace, per i quali il MEAN si batte da anni, saranno uno strumento essenziale della nuova difesa comune europea. E potranno essere sperimentati proprio in Ucraina, nella tregua che tutti invochiamo al più presto».

[Foto: MEAN]