La Georgia al bivio dopo la "legge russa"

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Scontri e arresti a Tbilisi dopo le manifestazioni contro l’approvazione della ‘Legge russa’ che alimenta le tensioni nel paese, in bilico tra Europa Mosca. Leggiamo al proposito il punto dell'ISPI.

Oltre 60 arresti e una decina di agenti feriti: è il bilancio della spirale di violenze verificatesi in Georgia dopo che le forze di sicurezza hanno usato idranti, gas lacrimogeni, granate stordenti e proiettili di gomma per interrompere una manifestazione pacifica contro un disegno di legge sull’influenza straniera, passato al secondo esame del parlamento. Le immagini, che hanno fatto il giro del web, mostrano oppositori feriti, alcuni dai volti tumefatti al termine scontri e della repressione più violenta mai attuata dalle autorità di Tbilisi contro il movimento di protesta, in corso da tre settimane. L’Ue, che ha concesso alla Georgia lo status di candidato, “ha condannato fermamente” le violenze e ha invitato il governo a rispettare il diritto di riunione pacifica. “L’uso della forza per reprimerlo è inaccettabile”, ha scritto su X il capo della politica estera dell’Unione Josep Borrell. La presidente della Georgia, Salome Zourabichvili, che si oppone al governo ma i cui poteri sono per lo più formali, ha rivolto un appello al ministro degli Interni affinché fermi le violenze, definendo la repressione “totalmente ingiustificata, non provocata e sproporzionata”.

Cosa prevede il Ddl?

Il disegno di legge, approvato in seconda lettura mercoledì prevede che tutti quegli enti – tra cui mezzi d’informazione e organizzazioni non governative – che ricevono più del 20% dei loro fondi da istituzioni straniere debbano registrarsi come “organizzazioni portatrici degli interessi di una potenza straniera”. Tale definizione li costringerebbe a condividere informazioni riservate, pena sanzioni fino a circa 10mila dollari. Per le forze d’opposizione e i manifestanti, la proposta ricalca quella adottata da Mosca nel 2012 per reprimere il dissenso e ostacolare il lavoro dei media. Per il governo della Georgia invece si tratta di uno strumento necessario per la salvaguardia della sovranità nazionale. L’iter per l’approvazione sta giungendo al termine: manca un’ultima votazione, la terza, per l’entrata in vigore. Il disegno di legge richiede tre letture e una firma presidenziale per diventare legge. Ci si aspetta che Zourabichvili ponga il veto, ma il governo e i suoi alleati hanno abbastanza seggi per scavalcarlo. Il partito al potere ‘Sogno georgiano’, che ha promosso il testo, vuole che sia adottato definitivamente entro metà maggio, nonostante la massiccia mobilitazione di piazza degli oppositori e i moniti dell’Ue poiché la sua approvazione finale allontanerebbe la Georgia dal percorso di integrazione europea iniziato a dicembre dello scorso anno.

In bilico tra Europa e Russia?

Le tensioni intorno alla legge si inseriscono in un contesto fortemente polarizzato che vede il partito al potere ‘Sogno georgiano’ contrapporsi a un movimento di protesta composto in gran parte dai giovani filoeuropei e sostenuto da gruppi di opposizione, dalla società civile e dalla presidente Zourabichvili. La crisi politica, tra una parte della popolazione favorevole all’integrazione europea e un governo populista sempre più autoritario, si snoda sullo sfondo delle elezioni legislative previste in autunno, in vista delle quali Sogno georgiano starebbe cercando di garantirsi una riconferma. Il tutto mentre la ‘questione russa’ – aggravata dalla guerra in Ucraina – resta uno dei nodi di fondo dell’arrancante democratizzazione del paese: dopo il crollo dell’Unione Sovietica e la dichiarazione di indipendenza nel 1991, le regioni dell’Abkhazia e dell’Ossezia meridionale – al confine con la Russia – divennero preda di conflitti separatisti. Tbilisi cercò di riannetterle nel 2008, innescando una guerra dagli esiti disastrosi per la Georgia, che si concluse con l’intervento e l’occupazione da parte delle truppe russe di un quinto del territorio nazionale. Il presidente del partito di maggioranza, il miliardario Bidzina Ivanishvili – che i critici accusano di voler portare il paese entro l’orbita di Mosca – ha dichiarato che il disegno di legge è necessario perché “il finanziamento non trasparente delle ong è lo strumento principale per la nomina di un governo georgiano dall’estero”.

Sogno Georgiano ci riprova?

Non è la prima volta che ‘Sogno Georgiano’ tenta di far approvare il Ddl sugli agenti stranieri. Un primo tentativo messo a segno lo scorso anno fallì e la proposta fu ritirata dopo il moltiplicarsi delle proteste di piazza. Numerosi leader europei, allora come oggi, avvertirono che la proposta di legge è incompatibile con le norme e i valori europei, ma il governo del primo ministro Irakli Kobakhidze insiste, accusando le ong di aver tentato di organizzare rivolte, di promuovere la “propaganda gay” e di attaccare la Chiesa ortodossa georgiana. La candidatura di Tiblisi all’Ue e alla Nato è sancita dalla sua Costituzione, e secondo i sondaggi è sostenuta da oltre l’80% della popolazione. A dicembre Bruxelles ha affermato che Tbilisi deve riformare i suoi sistemi giudiziari ed elettorali, ridurre la polarizzazione politica, migliorare la libertà di stampa e ridurre il potere degli oligarchi prima che possano essere avviati i formali colloqui di adesione. Tuttavia, la strada è aperta. “Il governo cerca di porre degli ostacoli – ha detto a Reuters Tina Khidasheli, ex ministro della Difesa – ma alla fine, sta solo prolungando l’inevitabile”.

Il commento di Eleonora Tafuro Ambrosetti, Osservatorio Russia, Caucaso e Asia Centrale ISPI

“Le proteste in Georgia hanno fornito l’ennesima occasione per mettere a confronto l’attivismo quasi eroico dei georgiani (e degli ucraini) con la “passività” dei russi. Un post di X particolarmente eloquente dice che “Tre milioni di georgiani stanno facendo quello che 146 milioni di russi non fanno”. Messi così, i termini del paragone sono troppo semplicistici: le condizioni e la vastità dell’apparato repressivo russo sono enormemente maggiori rispetto a quello georgiano. Tuttavia, è indubbio che la società civile georgiana stia dando esempio della sua vitalità e determinazione. È però interessante vedere anche come le proteste sono state descritte dal governo e dai media russi. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha accusato l’Occidente di provocare “sentimenti anti-russi” tra i georgiani e anche il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha difeso pubblicamente il progetto di legge sulle influenze straniere; allo stesso tempo, però, i media russi “allineati” sembrano dare poco spazio alle proteste. Questo atteggiamento risponde a un duplice obiettivo: da un lato, delegittimare ed evitare di dare troppo spazio alle proteste che stanno scuotendo il paese vicino, dove risiedono ormai centinaia di migliaia di russi scappati dal loro paese; dall’altro, sottolineare il presunto legame dei manifestanti con l’Occidente, attore che secondo il Cremlino è alla base di tutte le biasimate 'rivoluzioni colorate' nella regione”.

(Questo articolo è stato pubblicato sul sito dell'ISPI, al quale rimandiamo; Photo Credits: ISPI)