La Spagna ritrova la solidarietà europea

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Dopo la riunione d’emergenza, i paesi UE esprimono solidarietà a Madrid per i fatti di Ceuta, su cui però rimangono punti opachi. Il focus dell’ISPI.

Martedì 4 agosto i ministri dell’Interno dei 27 paesi dell’Unione Europea hanno tenuto una riunione d’emergenza su quanto accaduto nell’exclave spagnola di Ceuta, dove, tra giovedì e venerdì scorso, in poche ore sono arrivate oltre 70mila persone che volevano entrare nell’UE. È stato un episodio senza precedenti: almeno 88 persone sono morte nella traversata e ha scatenato accese polemiche contro il governo socialista del premier spagnolo Pedro Sánchez. Gli auspici alla vigilia del meeting non erano dei migliori, ma alla fine i paesi membri dell’UE si sono ritrovati solidali con la Spagna, che ha saputo far rientrare velocemente la crisi: polizia ed esercito hanno fatto tornare volontariamente la quasi totalità delle persone entrate illegalmente e a nulla è servita la chiusura dello spazio Schengen con la Spagna voluta dal governo italiano. Al netto della riunione, però, restano le divergenze sul dossier immigrazione. Il vertice era stato richiesto da Danimarca e Italia con una lettera indirizzata alle istituzioni UE e sottoscritta da 22 paesi membri, con un duplice fine: far rientrare la crisi; trovare soluzioni durature per i confini esterni dell’UE. La lettera ribadisce comunque la condanna italiana al sistema spagnolo che aveva recentemente deciso di regolarizzare centinaia di migliaia di stranieri. In realtà, non esiste alcuna connessione tra la regolarizzazione di un certo numero di migranti – che la lettera definisce “pull factor” – e le falle che hanno portato ai fatti di Ceuta. Inoltre, anche il governo italiano aveva adottato una misura simile, con un “decreto flussi” che regolarizza lo stesso numero di migranti in tre anni. Le divergenze restano quindi perlopiù di natura politica, promosse dalla destra e dall’estrema destra, mentre si riflette sulla futura gestione dei flussi migratori.

Amici come prima?

Un diplomatico citato da Politico ha definito “terapia di coppia” il confronto tra Italia e Spagna all’interno della riunione. L’Italia ha incassato la comprensione del commissario per la migrazione, Magnus Brunner; mentre l’allarmismo contro il governo Sánchez non era stato appoggiato da Francia e Portogallo, cioè i paesi che confinano con la Spagna e che non avevano firmato la lettera partita da Roma e Copenhagen. Il vertice, tenutosi in formato virtuale, non ha portato a decisioni vincolanti, ma è servito per ribadire posizioni comuni e delineare sfide congiunte. Come si legge nel comunicato finale, “I ministri hanno sottolineato la necessità di migliorare la capacità di condividere e analizzare tempestivamente le informazioni sulla situazione, anche attraverso un ulteriore sviluppo dei sistemi di allerta precoce, come le attività di intelligence pre-frontiera e il monitoraggio dei social media”. Il Consiglio ha inoltre ribadito l’importanza della cooperazione con i paesi terzi e dei partenariati affinché offrano maggiori opportunità alle persone nei loro paesi d’origine. Un altro tema affrontato è stato quello del contrasto alla disinformazione e alle manipolazioni informative. I fatti di Ceuta sono senza precedenti anche a causa della diffusione di informazioni false rilanciate da profili social che sono già stati cancellati e di cui non si conosce l’origine. Come raccontato da molti dei marocchini arrivati a Ceuta, diversi video, news e influencer hanno contribuito a spingere le persone verso l’enclave spagnola diffondendo alcune falsità, tra cui l’interpretazione della sentenza della Corte Suprema di Madrid di qualche settimana fa secondo cui i migranti trovati in mare o a terra non sarebbero potuti essere riportati indietro; e ancora, la scadenza a fine luglio del processo di regolarizzazione degli stranieri da parte delle autorità spagnole.

Ceuta rimane nel limbo?

Se a livello UE alla fine la solidarietà ha prevalso sulle polemiche, a Ceuta (e Melilla, l’altra enclave spagnola in Marocco), la situazione potrebbe continuare a oscillare tra il diritto UE, la cooperazione con il Marocco e le campagne di disinformazione. Sebbene quanto accaduto venerdì scorso non trovi riscontri precedenti nei numeri e nella forma, non era la prima volta che un gran numero di persone si accalcava presso la cittadina spagnola recintata dal filo spinato. Non va escluso quindi che possano esserci episodi simili in futuroSecondo molte interpretazioni, infatti, le autorità marocchine sarebbero complici o comunque conniventi della crisi, e avrebbero quindi usato i migranti come leva politica contro Madrid, sulla scorta del forte sostegno di Israele e Stati Uniti, i cui rapporti con la Spagna si sono invece deteriorati negli ultimi anni. Nel frattempo, dall’altra parte della recinzione, da giorni si accalcano persone che cercano di rintracciare parenti e amici tra quelle circa 2500 persone che si stima siano rimaste a Ceuta, tra cui 862 minori non accompagnati (ma potrebbero essere di più), che quindi non possono essere deportati. Regolarmente, il centro di accoglienza di Ceuta prevede 29 posti per bambini, ed è quindi oltremodo al limite. Il rischio è che molti di loro finiscano per strada senza tutele.

Verso la campagna elettorale?

Quanto accaduto a Ceuta ha avuto soprattutto conseguenze politiche e l’impressione è che a giovarne siano stati soprattutto i partiti di destra e di estrema destra, in Spagna e non solo. Al netto di scivoloni sulla geografia, l’episodio ha consentito a molti politici di riportare in auge il dibattito sull’immigrazione, uno dei temi più sentiti e su cui si fonda parte della fortuna politica dei tanti governi europei guidati da partiti di destra. L’impressione è quindi quella di un’anticipazione della campagna elettorale. Da qui a fine 2027, infatti, ben 14 paesi andranno a elezioni parlamentari o presidenziali. Tra questi ci sono la Spagna, la Grecia e l’Italia, ovvero tre paesi che hanno spesso sofferto le conseguenze di essere paese di primo ingresso dei migranti, ma anche Svezia e Francia, i cui modelli di integrazione di persone straniere sono stati criticati e accusati dall’estrema destra xenofoba e razzista di aver fatto da attrattiva per chi entra in UE. Nel biennio 2015-2016, la crisi migratoria di quegli anni contribuì a rafforzare posizioni estremiste e contrarie alle politiche UE, che nel Regno Unito sfociarono nella Brexit. Una dinamica che potrebbe replicarsi, con il sostegno di campagne di disinformazione a mezzo social, i cui algoritmi sembrano amplificare contenuti e messaggi che favoriscono politiche estremiste anti-immigrazione.

Il commento di Giovanni Maria Della Gatta, Policy Lab ISPI

“Dalle accuse alla solidarietà. È bastato qualche giorno per far tornare, almeno all’apparenza, sui propri passi i membri dell’UE che si erano scagliati contro il governo Sanchez all’indomani dell’emergenza di Ceuta. Del resto, i risultati raggiunti con la collaborazione del governo marocchino parlano da soli: circa il 97% dei migranti entrati illegalmente nell’enclave spagnola venerdì ha già fatto ritorno in Marocco. La crisi ha riportato al centro del dibattito europeo la gestione dei flussi migratori, nonostante al momento siano ben lontani dai picchi toccati negli scorsi anni. Oltre all’intenzione condivisa di potenziare i meccanismi di protezione delle frontiere europee e rafforzare il coordinamento tra le capitali, alcuni paesi membri hanno approfittato dell’occasione per richiedere di accelerare i lavori per la creazione di sistemi per la gestione dei rimpatri al di fuori del territorio dell’Unione. Insomma, la crisi di Ceuta è stata certamente uno stress test per le frontiere europee, ma ha anche messo alla prova la solidarietà tra paesi membri. Soprattutto di chi si è trovato più volte a richiederla”.

[Fonte e Foto: ISPI]