L’Europa alla prova dei droni

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Un drone esplosivo rinvenuto a Lipsia fa tremare la Germania e porta l’Europa a interrogarsi sulla propria postura difensiva. Il focus dell’ISPI.

Nella notte tra martedì e mercoledì l’aeroporto di Lipsia/Halle, in Germania, è stato interessato da due episodi che hanno messo in allarme la città e il paese per il pericolo droni. Un primo drone è stato rinvenuto a terra, vicino a un cargo ucraino Antonov: gli artificieri hanno confermato la natura esplosiva del velivolo, che non è deflagrato probabilmente per un difetto all’innesco. Il secondo drone, invece, avrebbe urtato un aereo cargo DHL a circa 400 metri d’altezza dopo il decollo. Nonostante i danni alla parte anteriore, l’aereo è riuscito poi ad atterrare ad Hannover. Non è ancora stato ufficialmente confermato che questo secondo oggetto volante non identificato fosse anch’esso un drone e quale sia il collegamento tra i due: le autorità tedesche hanno aperto un’indagine. Il ministro degli Interni Alexander Dobrindt ha parlato di attacco ibrido. “Gli avvistamenti di droni e le minacce legate ai droni in un contesto di guerra ibrida sono fenomeni che conosciamo già da tempo. Tuttavia, la presenza di un drone armato di esplosivo sulla pista dell’aeroporto rappresenta un nuovo scenario di minaccia”, ha detto Dobrindt dopo una riunione d’emergenza svoltasi mercoledì sera. Le autorità antiterrorismo sono sicure che si tratti di professionisti, con addestramento professionale. Vista la vicinanza alla pista usata dai cargo ucraini dall’inizio della guerra nel 2022 non si esclude l’ipotesi di un sabotaggio orchestrato da agenti russi.

I droni sono una minaccia?

Mentre le indagini a Lipsia si concentreranno sulle responsabilità e le finalità di questo attacco ibrido, l’episodio impone una riflessione sull’utilizzo dei droni e su cosa comportino per la nostra sicurezza. I tanti conflitti aperti hanno portato a un progresso tecnologico in cui sono fioriti soprattutto gli UAV (Unmanned Aerial Vehicle), cioè i droni. La loro produzione e diffusione li ha resi sistemi il cui utilizzo non è esclusivamente militare. Autonomia, precisione GPS e agilità nel trasportarli sono le caratteristiche che rendono i droni un’arma altamente accessibile e funzionale, a costi relativamente ridotti. La guerra in Ucraina ha rappresentato un enorme laboratorio per la produzione degli UAV, dal momento che Kiev oggi è uno dei principali produttori di droni in Europa: nel 2022 ne produceva circa 5000 all’anno, mentre nel 2026 saranno oltre 8 milioni. Il conflitto ha reso possibile una crescita esponenziale dell’industria della difesa e ha contribuito a diffondere il know-how, accelerando la circolazione delle competenze tecniche e operative. Questa diffusione rischia di scardinare gli assetti difensivi di un paese se non di tutta l’Europa dal momento che anche un attacco fallito, come sembra essere quello di Lipsia, è in grado di bloccare un’infrastruttura strategica, sospendendone l’operatività e mettere a repentaglio la sicurezza di un paese.

Chi usa oggi i droni?

L’accessibilità di questi sistemi l’ha resa una minaccia pluralizzata. Oltre agli eserciti, cioè attori statuali, gli UAV sono oggi usati da una grande varietà di attori non statuali. Secondo un report dell’UNOCT, questi sono gruppi terroristici, criminalità organizzata, individui radicalizzati, movimenti estremisti e altri gruppi armati non statuali. Il rapporto identifica undici diverse modalità operative con cui i droni vengono impiegati. Non solo per sganciare esplosivi, ma anche per ricognizione, raccolta d’intelligence, sorveglianza di obiettivi, propaganda, contrabbando, supporto tattico e disturbo delle operazioni di sicurezza. Questo significa che il drone è diventato una piattaforma multifunzione, non semplicemente un’arma volante: ha cambiato il modo di fare la guerra e compiere attacchi, ma soprattutto il modo con cui uno stato deve difendersi. Un altro studio, a cura dell’American Journal of Emergency Medicine, ha analizzato i target dell’uso dei droni in atti di terrorismo. Tra i 173 casi esaminati: il 43,9% ha preso di mira civili; il 26,5% obiettivi militari; mentre il resto sono infrastrutture, edifici governativi e altri target. Nel caso di Lipsia, al momento è difficile dire quali fossero le finalità dell’azione, ma è abbastanza probabile capire che chi l’ha portata avanti non fosse qualcuno di inesperto ed estraneo a operazioni militari.

L’Europa è più vulnerabile?

Nonostante non sia chiaro se in Germania abbiano agito attori statali o gruppi terroristici, l’episodio di Lipsia conferma come i droni mettano in discussione la protezione delle infrastrutture critiche e civili europee. Le loro dimensioni ridotte, la bassa quota di volo e la velocità limitata ne rendono difficile l’individuazione con i sistemi radar tradizionali. Anche quando non provocano danni materiali, la semplice presenza di un UAV sospetto può comportare l’interruzione delle attività operative, con significativi costi economici e logistici. E questo porta a una considerazione strutturata: è molto più costoso difendersi da un drone piuttosto che attaccare con esso. Mentre un drone può costare poche centinaia di euro, un sistema anti-drone comporta una spesa esponenzialmente più elevata. Ecco perché tra le più importanti sfide per la sicurezza in Europa ci sarà il rafforzamento delle capacità di rilevamento, lo sviluppo di sistemi di contrasto efficaci e il miglioramento del coordinamento tra autorità civili, forze di polizia, intelligence e settore privato. Episodi come quello di Lipsia mostrano che la minaccia non riguarda soltanto il potenziale distruttivo di un singolo UAV, ma la crescente difficoltà di garantire la sicurezza di infrastrutture essenziali di fronte a tecnologie economiche, facilmente reperibili e impiegabili da una pluralità di attori.

Il commento di Francesco Rosazza Boneitin, Osservatorio Geoeconomia ISPI

“Il caso dei droni rinvenuti a Lipsia riaccende il dibattito sulla capacità dei Paesi europei di proteggere le proprie infrastrutture critiche, con il Ministro dell’Interno tedesco che ha commentato parlando di “attacco ibrido”. Il governo federale tedesco aveva già avviato nell’ottobre scorso una riforma per rafforzare le capacità di contrasto ai droni, a fronte di un aumento della minaccia dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. Al di là della paternità dell’azione, ancora da accertare, l’episodio conferma quanto sia urgente accelerare lo sviluppo delle capacità anti-drone, soprattutto a protezione delle infrastrutture civili e militari. In questa direzione vanno gli oltre 40 miliardi di dollari destinati nei prossimi cinque anni in capacità anti-drone, annunciati al Summit NATO di Ankara, e la EU-Ukraine Drone Alliance, lanciata il 17 luglio. La vera sfida, però, rimane trasformare questi impegni in capacità operative”.

[Fonte e Foto: ISPI]